Milioni di veicoli bloccati dalla burocrazia, abbandonati
in strada o nei garage perché gravati da debiti con il fisco. Fino a ieri erano
intoccabili, ma da venerdì cambia tutto: ecco la norma "spazzatutto"
che sta facendo scuola a Bruxelles.
L'Europa combatte da anni contro le auto più vecchie e
inquinanti, ma si è sempre scontrata con un muro invalicabile: il diritto di
proprietà e le complessità burocratiche legate ai debiti. Mentre Bruxelles
cercava soluzioni timide, l'Italia ha deciso di tagliare il nodo gordiano con
una mossa audace che entrerà in vigore questo venerdì, 20 febbraio.
La novità è dirompente: sarà possibile rottamare le auto
sottoposte a fermo amministrativo, anche senza l'esplicito consenso
iniziale del proprietario, sbloccando una situazione che ha trasformato le
nostre città in cimiteri di lamiere a cielo aperto.
Il paradosso del "Fermo": fine di un incubo burocratico
Fino ad oggi, il "fermo amministrativo" (le
cosiddette ganasce fiscali) era un cane che si mordeva la coda. Se avevi un
debito con l'Agenzia delle Entrate o altri enti, l'auto veniva bloccata: non
poteva circolare, ma – assurdo burocratico – non poteva nemmeno essere
rottamata. Risultato? Il veicolo invecchiava, perdeva valore, occupava
spazio pubblico o privato e continuava a generare costi (come il bollo), mentre
il debito restava lì.
La nuova norma italiana spezza questa catena. Le autorità
avranno ora il potere di avviare alla demolizione i veicoli, funzionanti o
meno, anche se gravati da debiti.
Come funziona: il silenzio vale come "Sì"
Il meccanismo introdotto è spietato, ma efficace. Se un
veicolo è oggetto di fermo e il proprietario non risponde agli avvisi entro i
termini stabiliti, scatta la regola del silenzio-assenso.
L'amministrazione interpreterà il mancato riscontro come un'autorizzazione
implicita a procedere. L'auto verrà prelevata e distrutta.
Attenzione però: la rottamazione cancella l'auto, non il
debito. Il proprietario si libererà dei costi fissi (assicurazione e bollo)
e del problema di gestire un rottame, ma dovrà comunque saldare i conti con
l'Erario. Tuttavia, per lo Stato e per i Comuni, questo significa ripulire le
strade da veicoli pericolosi e abbandonati.
I numeri dello scandalo
Le stime sono impressionanti. L'amministrazione ammette
l'esistenza di circa quattro milioni di veicoli attualmente soggetti a
fermo amministrativo in Italia. Di questi, si calcola che almeno un milione
siano ormai relitti, auto siniestrate o giunte alla fine del loro ciclo vitale,
che fino a ieri non potevano essere legalmente smaltite.
Giro di vite anche sui richiami di sicurezza
La "pulizia" del parco auto non si ferma alle
demolizioni. L'Italia ha istituito anche un nuovo registro elettronico
per tracciare i veicoli che non si sono sottoposti alle campagne di richiamo
obbligatorie per la sicurezza.
Le regole diventano ferree:
- Per
le case auto: Multe fino a 60.000 euro se non aggiornano il
database indicando quali veicoli non sono stati riparati entro 24 mesi dal
lancio della campagna.
- Per
i proprietari: Chi ignora il richiamo rischia una sanzione di circa 175
euro.