Il gruppo
Stellantis sembra voler rallentare la corsa verso
l’elettrico puro e tenere aperta – con decisione – anche la strada del Diesel.
Non si tratta di una semplice dichiarazione d’intenti, ma di una strategia già
in fase avanzata, con lo sviluppo di un
nuovo motore 1.6 turbodiesel progettato
per rispettare le future normative Euro 7.
Una mossa che segna un cambio di passo importante. Negli
ultimi mesi il mercato europeo ha mostrato segnali chiari: la transizione
elettrica procede, ma non alla velocità inizialmente prevista. E mentre molti
costruttori rivedono obiettivi e tempistiche, Stellantis sceglie un approccio
più pragmatico.
Perché il Diesel non è morto (soprattutto per flotte e grandi percorrenze)
La motivazione è semplice: non tutti i clienti sono pronti a
passare all’elettrico. Flotte aziendali, grandi viaggiatori e professionisti
continuano a privilegiare motori capaci di garantire:
- elevata
autonomia
- tempi
di rifornimento rapidi
- costi
chilometrici prevedibili
Non a caso, negli ultimi mesi il gruppo ha reintrodotto
versioni diesel su diversi modelli europei, tra cui Peugeot 308, Opel Astra e DS
4, oltre a vari veicoli commerciali leggeri. Un segnale concreto: il Diesel
resta ancora strategico nel breve-medio periodo.
Addio 1.5 BlueHDi, arriva un nuovo 1.6 completamente rivisto
Il noto 1.5 BlueHDi, di origine francese, era stato
inizialmente scelto per essere aggiornato alla normativa Euro 7 e restare in
produzione fino alla fine del decennio. Tuttavia, diversi problemi di
affidabilità – in particolare legati alla catena di distribuzione – avrebbero
convinto il gruppo a cambiare rotta.
L’obiettivo ora è sostituirlo con un’unità completamente
nuova. Il nuovo propulsore manterrà la cilindrata di 1,6 litri e dovrebbe
derivare dall’architettura dei più recenti motori Multijet, storicamente
sviluppati in Italia e simbolo dell’ingegneria Diesel del gruppo.
Ma la vera novità non riguarda soltanto l’omologazione Euro
7.
Diesel ibrido: tecnologia 48V ed eDCT6
Stellantis starebbe lavorando per trasformare questo nuovo
1.6 in un Diesel ibrido con sistema a 48 Volt. Una soluzione che consentirebbe:
- riduzione
dei consumi
- abbattimento
delle emissioni in ciclo urbano
- migliore
risposta ai bassi regimi
Il tutto sfruttando la trasmissione eDCT6, già utilizzata
nei modelli ibridi a benzina di marchi come Peugeot. L’integrazione del sistema
mild hybrid permetterebbe al Diesel di restare competitivo anche sotto le nuove
soglie imposte dalla normativa Euro 7, che non riguarda solo le emissioni allo
scarico ma anche particolato e inquinanti in condizioni reali di guida.
In pratica, non un semplice aggiornamento, ma una profonda
evoluzione tecnica.
Presentazione ufficiale a maggio: attesa per le parole di Antonio Filosa
La presentazione della nuova strategia industriale è attesa
per il 21 maggio durante un evento negli Stati Uniti, dove il CEO Antonio
Filosa illustrerà la roadmap futura del gruppo. In quell’occasione potrebbero emergere maggiori dettagli sui
modelli destinati a utilizzare questo motore, tra cui progetti come la futura Lancia
Gamma e la nuova generazione di DS 7.
Impatto industriale: opportunità per i marchi italiani
C’è poi un tema strategico più ampio. Con l’Algeria che
diventa mercato e partner industriale chiave per Stellantis, e con una
possibile centralità italiana nello sviluppo del nuovo 1.6 Multijet evoluto, il
progetto potrebbe aprire scenari interessanti per i marchi italiani del gruppo.
Non si tratta di una marcia indietro sull’elettrico, ma di
un equilibrio più realistico tra diverse tecnologie: elettrico puro, ibrido,
plug-in e ora anche Diesel ibrido. La transizione continua, ma Stellantis sembra aver scelto
una strada meno ideologica e più aderente alle dinamiche reali del mercato. E in questo scenario, il Diesel – dato per spacciato solo
pochi anni fa – potrebbe avere ancora un ruolo da protagonista.