No, non è una scena di un film di Batman. È la
Brabus
Bodo, una "Hyper-GT" da oltre un milione di euro,
1.000 CV
e un'ossessione totale per il colore nero. Un'auto che porta il nome del suo
ispiratore:
Bodo Buschmann, fondatore di Brabus, scomparso nel 2018
senza aver mai realizzato il sogno di costruire una vettura interamente sua.
Suo figlio Constantin, oggi CEO dell'azienda, ha deciso di onorarlo nel modo
più eloquente possibile.
"Quasi cinquant'anni fa, mio padre decise di avviare la
sua impresa. La sua passione ha costruito Brabus", ha dichiarato
Constantin Buschmann alla presentazione. "C'era un'auto di cui parlava
spesso, che alla fine non riuscì mai a realizzare. Era un sogno che aveva da
molto tempo. Oggi onoriamo la sua eredità portando finalmente quel sogno alla
luce." E naturalmente, poteva portare un solo nome.
Un debutto sul Lago di Como
La Bodo è stata svelata ufficialmente al FuoriConcorso,
sulle rive del Lago di Como, la cornice perfetta per un'automobile che non ha
nulla di ordinario. Si tratta della prima vera vettura carrozzata da zero nella
storia di Brabus, un'azienda da sempre nota per le sue elaborazioni su base
Mercedes. Con la Bodo, e con la già presentata GTS Coupé su base SL 63, il
marchio tedesco compie un salto di categoria: da tuner ad autentico
carrozziere.
Carbonio, oro e un V12 che non chiede scusa a nessuno
La carrozzeria è interamente realizzata in fibra di
carbonio nera, avvolta attorno a un telaio in alluminio. Ogni dettaglio è
curato all'eccesso (nel senso migliore del termine): airbox e coperture degli
alberi a camme sono anch'essi in carbonio, con particelle d'oro integrate
nella trama. Un dettaglio tecnicamente inutile e stilisticamente
impeccabile, del tipo che solo certi progetti possono permettersi.
Sotto il lungo cofano vive un V12 biturbo da 5,2 litri,
lo stesso blocco della Vanquish ma rielaborato da Brabus fino a erogare 1.000
CV e 1.200 Nm di coppia. Non è un sistema ibrido a fare il lavoro pesante:
nessun motore elettrico di supporto, nessuna modalità silenziosa per renderla
socialmente accettabile. È un V12 vecchia scuola, con turbocompressori generosi
e una presenza meccanica seria. Il risultato: 0-100 km/h in 3 secondi netti
e una velocità massima elettronicamente limitata a 360 km/h, il tutto
con una massa di 1.910 kg. Un missile con bagagliaio e abitacolo 2+2.
La base è una Aston, ma Brabus non lo nasconde
La piattaforma è quella dell'Aston Martin Vanquish,
riconoscibile soprattutto nella linea dei finestrini e nelle proporzioni
generali. Brabus ha però ridisegnato il frontale con un'espressione più cattiva
e squadrata, prese d'aria completamente diverse e un posteriore long tail
affilato che integra uno spoiler estraibile in stile 911. Di profilo, con i cerchi
monoblocco da 21 pollici, l'effetto ricorda certe concept iconiche come la
Maybach Excelero del 2005: gotico, imponente, difficile da ignorare.
Un interno da viaggio vero
All'interno l'impronta Aston è ancora più evidente: il
sistema multimediale e i comandi arrivano dalla Vanquish, incluso Apple CarPlay
Ultra. Ed è un bene: rende la Bodo un'auto che si può concretamente usare per i
lunghi viaggi, non una hypercar svuotata di contenuti. Brabus ha poi nobilitato
ogni superficie: nuova pelle per i sedili, scocca in carbonio per il display
del guidatore, palette del cambio più lunghe sempre in carbonio, per
gestire al meglio il cambio automatico a otto rapporti. Un grande tetto
panoramico completa il quadro, evitando che tutto quel nero opprima chi
siede a bordo.
77 esemplari, un omaggio al 1977
La produzione è limitata a 77 esemplari, numero che
rimanda all'anno di fondazione di Brabus: il 1977. Una scelta che rende
la Bodo ancora più desiderabile, e che trasforma ogni esemplare in un pezzo da collezione
oltre che in un'automobile. Il primo esemplare è total black, ma tecnicamente
si può ordinare in qualsiasi colore, anche se è difficile immaginare qualcosa
di più coerente con lo spirito di questa vettura.
Oltre un milione di euro è una cifra importante, ma per chi
trova un'Aston Martin normale troppo ordinaria, e per chi vuole guidare
il sogno non realizzato di un uomo che ha dedicato la vita alle automobili, è
quasi un prezzo logico.