Dalla Targa Florio alla Lancia. Doppio anniversario nel segno di Vincenzo Lancia

Storiche
23 febbraio 2026, 10.46
vincenzo lancia partecipa alla targa floria
Come abbiamo visto in un articolo precedente, il 2026 si è aperto con due importantissimi anniversari: i 120 anni dalla nascita della Targa Florio e dalla fondazione del marchio Lancia. Due storie che si sono felicemente incrociate nel segno di due Vincenzo, Florio e Lancia. Un’occasione storicamente imperdibile. Difatti se c’è un pilota fedele sin dalla prim’ora alle corse di Vincenzo Florio questo fu proprio Vincenzo Lancia, già presente alla prima edizione (cronologica) della Coppa Florio che risale all’anno 1900.
Quando Lancia iniziò a gareggiare aveva diciannove anni e una struttura fisica possente. Nato a Fobello, in Valsesia, il 24 agosto 1881, era figlio di un agiato produttore di carne in scatola e di dadi per brodo che lo voleva avvocato. Invece si fece le ossa nella meccanica automobilistica, prima, all’interno della fabbrica dei fratelli Ceirano e, quindi, in FIAT dove si fece apprezzare per le sue doti di collaudatore grazie alla forza e alla resistenza di cui era dotato. Ma era anche veloce e particolarmente coraggioso: le sue sterzate micidiali mettevano i brividi al solo guardarle: sapeva tenere in strada le automobili affrontando le curve a velocità doppia rispetto a tutti gli altri. Questo dato non sfuggì ai tecnici della casa torinese e ai responsabili della politica aziendale che avevano intuito che la migliore pubblicità ai loro prodotti sarebbe derivata dai successi nelle corse. 
Vincenzo Lancia nel 1900 vinse la Padova-Vicenza-Bassano-Treviso-Padova con una FIAT 6 HP battendo Ettore Bugatti e fu secondo alla Coppa Florio sul circuito di Brescia. In seguito avrebbe vinto nel 1902 la Torino-Sassi-Superga e la Susa-Moncenisio per bissarne il successo ancora nel 1904. Nel 1903 si ritirò dalla terribile Parigi-Madrid e al Circuito delle Ardenne dove era tra i favoriti, mentre nel 1904 vinceva ancora la Coppa Florio a Brescia du FIAT 75 HP. Nel 1905 siglò il giro veloce alla Coppa Gordon Bennet, e si piazzava terzo alla Coppa Florio e quarto alla Coppa Vanderbilt. 

Un talento scapestrato

Vincenzo Lancia su una Lancia 20A con lo sfondo di diverse persone e case d'epoca
La sua guida ardita e spericolata gli favorì la simpatia di stampa e pubblico di ogni lignaggio. Cominciò a convincersi di essere il più forte tra i piloti in giro per l’Italia e in effetti molti lo dicevano, i tecnici lo confermavano e le vittorie lo suggellavano. Tuttavia questo gli diede una sicurezza forse eccessiva. Presto, così, si manifestarono incidenti e ritiri a ripetizione, anche in gare che avrebbe facilmente dominato, che, alla fine, siglava solo per il giro veloce che facilmente compiva. Morale della favola: raccoglieva meno vittorie di quante non fossero realmente alla sua portata. 
Nel 1906 avrebbe fondato la casa automobilistica che porterà il suo nome, ma a lasciare la FIAT e le sue auto da corsa non ci pensava lontanamente: troppo importante era il bagaglio di informazioni e di esperienze che poteva ancora trarne. E Giovanni Agnelli non lo avrebbe mai mollato: non temeva la concorrenza di Lancia a livello industriale e non era facile rinunciare alle soluzioni tecniche che era sempre pronto a suggerire ai progettisti. Per questo Vincenzo Lancia fu nominato a capo della spedizione FIAT alla prima edizione della Targa Florio, il 6 maggio 1906. 

In terra di Targa Florio

Lancia Augusta con il numero 6 sulla griglia anteriore e targa 7033-PA
Si acquartierò a Termini Imerese, cittadina del palermitano che divenne il centro nevralgico dell’evento. Lì si avviavano le messe a punto delle automobili e le prime missioni esplorative sul circuito montano, il Grande Circuito delle Madonie lungo circa 148 km (tre giri). Ma non si vive di sole automobili: nella mente di un pilota torinese, amante della buona tavola, un’associazione di idee fu fulminea: aveva già assaggiato la bontà dei carciofi provenienti dalle distese coltivate che fiancheggiavano i lunghi tratti del percorso siciliano ed era già qualche giorno che pativa il desiderio di una buona bagna cauda che gli ridesse un po’ d’aria di casa. Governava una dozzina di addetti ai lavori nel team torinese e gli fu facile allestire una tavolata che fungeva da rimessa per le auto, al suono delle arie d’opera di un grammofono. 
La voce si sparse tra i meccanici delle altre squadre e quei posti a tavola crebbero a vista d’occhio. La notizia giunse anche alle orecchie di Vincenzo Florio, quando, la sera della vigilia, cercava Vincenzo Lancia tra gli ospiti della cena di gala: era lui il favorito della corsa, era quella abbinata al suo nome la polizza che dal totalizzatore era stata venduta al più alto prezzo d’asta. Il nobile palermitano che se l’era aggiudicata rise alla motivazione dell’assenza del pilota piemontese e mise ancora una volta mani al portafogli ordinando la spedizione di una cassa di champagne freddo dove il Lancia teneva compagnia ai suoi uomini in vista della battaglia del giorno dopo. Anzi, di poche ore dopo, visto che le vetture erano attese sulla linea di partenza di Buonfornello, lontana una quindicina di chilometri, già alle cinque del mattino; ma lui sarebbe stato lì, il primo partire su FIAT 28/40 HP n°1

Inizio in salita. Futuro nella leggenda

Foto a colori di una Lancia Augusta restaurata, con il numero 6 verniciato sulla griglia e targa originale 7033-PA, esposta su un prato verde con un edificio rurale e cipressi sullo sfondo.
La corsa di Lancia non andò bene: fu perseguitato dalla sfortuna. Già al primo giro accusò due forature consecutive in poco tempo che gli fecero segnare un ritardo sul più giovane torinese Alessandro Cagno sulla Itala 35-40 HP n°3, di circa due minuti. Qualcosa di inaccettabile. Si lanciò al suo inseguimento ma arrivato alle porte di Isnello investì una pecora, andò fuori strada e, aiutato dai contadini, riuscì a rimettere in strada il suo mezzo e a ripartire. Pochi chilometri dopo si accorse che il serbatoio della benzina, perdeva. Il suo meccanico ovviò con una pericolosa opera di rabbocco bucando latte e versandole a vettura in corsa. Sul finire del secondo giro ruppe due cilindri del motore e fu costretto al ritiro. Aveva subito l’onta del sorpasso di Cagno, avviato alla vittoria in 9h 32’ 22”; ma la gente che lo ammirava non gli fece mancare applausi. 
L’indomani, caricate le automobili su un vagone ferroviario con destinazione Palermo dove sarebbero state imbarcate, ebbe una sorpresa. Un telegramma da parte di Vincenzo Florio che sperava nella sua vittoria. Diceva solo: “Egregio Signor Lancia, grazie comunque per il suo impegno”. Insieme gli fece trovare belle impacchettate in un cassone di legno cinquanta scatole di prelibate sardine sotto sale.
Nonostante ciò, Vincenzo Lancia si posizionerà secondo (8h 29’ 29”) alla Targa Florio del 1907 sulla FIAT 28/40 HP n°20-A, come quella del vittorioso (8h 17’ 36”) compagno di squadra Felice Nazzaro. Accadrà ancora nell’edizione del 1908 su FIAT 50 HP (8h 2’ 41”). Lancia sarà presente per la prima volta come marchio nel 1909, quando Guido Airoldi partecipò arrivando terzo su una Lancia Beta 15/20 HP n°2 con tempo di 2h 55’ 25”, sarà invece nel 1936 che una vettura Lancia riuscirà a vincere la corsa, grazie al palermitano Costantino Magistri a bordo della sua Lancia Augusta in 2h 8’ 47” n°6 (2 giri). Vettura oggi perfettamente restaurata. L’Augusta fu protagonista di una prestazione straordinaria, in quanto arrivò con altri equipaggi, seconda con Salvatore Di Pietro, terza con “Gladio” e occupando fino alla quarta posizione.
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