MCE Lab pubblica la "Do NOT List" per i
proprietari di veicoli elettrici: dal furto di energia collegandosi alla presa
comune ai rischi d'incendio col "fai da te". Ecco le regole d'oro per
installare la wallbox senza scatenare guerre tra vicini.
L'auto elettrica non è più una novità, è una presenza fissa
nei garage degli italiani. Ma se la tecnologia corre, la convivenza
condominiale spesso inciampa. Trasformare il proprio box in una stazione di
rifornimento privata è un diritto, ma il confine tra legittima necessità e
abuso è sottile, e spesso finisce davanti al giudice.
Per fare chiarezza in una giungla di normative e cavilli, MCE
Lab (il laboratorio di MCE - Mostra Convegno Expocomfort) ha stilato un
vademecum essenziale: una "Do NOT List" degli errori da non
commettere mai, redatta con la supervisione tecnica della prof.ssa Annalisa
Galante del Politecnico di Milano.
Il diritto alla ricarica (e i suoi limiti)
Il punto di partenza è il Codice Civile. L'Articolo 1122-bis
è chiaro: ogni condòmino ha il diritto di installare una colonnina (wallbox)
nel proprio box o posto auto a proprie spese, anche se ciò comporta il
passaggio di cavi nelle parti comuni. Non serve il voto dell'assemblea,
ma c'è un obbligo preciso: comunicare il progetto all'amministratore (via PEC o
Raccomandata).
L'assemblea non può vietare l'opera, ma ha 30 giorni per
imporre prescrizioni volte a tutelare la stabilità, il decoro dell'edificio e
la sicurezza comune. È qui che nascono i problemi: quando si agisce di nascosto
o con leggerezza.
La "Lista Nera": i 5 errori da evitare
Ecco, secondo gli esperti di MCE Lab, i comportamenti che
rischiano di costare caro, sia in termini legali che di sicurezza:
1. Il "vampiro" energetico (reato penale)
L'errore più grave e frequente è collegare l'auto alla presa di corrente
generica del garage condominiale (quella usata per le pulizie o la luce
corsello). Non è una "furbata", è furto aggravato e appropriazione
indebita. I costi di quella ricarica finiscono nelle bollette di tutti i
condòmini. Le conseguenze sono querele immediate.
2. L'abuso dei cavi di emergenza Molti utilizzano i
caricatori portatili con presa standard (Schuko) impostati a 16 Ampere per
ricariche di ore. Errore tecnico grave: quei connettori sono venduti per
emergenze o usi brevi. Sottoporli a carichi elevati per lungo tempo surriscalda
l'impianto, aumenta i consumi per dispersione termica e, nel peggiore dei casi,
provoca incendi.
3. Il "Fai da Te" illegale Installare una
wallbox non è come cambiare una lampadina. Il "fai da te" è vietato.
È obbligatorio affidarsi a ditte specializzate che rilascino la Dichiarazione
di Conformità (Di.Co) dell'impianto. Attenzione alle autorimesse grandi
(sopra i 300 mq): l'installazione richiede l'aggiornamento del CPI (Certificato
Prevenzione Incendi) e la SCIA ai Vigili del Fuoco, poiché un'auto in carica
modifica il carico d'incendio del locale.
4. L'assalto al contatore comune Allacciarsi al
contatore condominiale per alimentare la propria wallbox (anche pagando un
forfait) è sconsigliato e spesso illecito se non regolamentato minuziosamente.
Viola il principio del "pari godimento" della cosa comune (Art. 1102
C.C.) e rischia di far saltare la corrente a tutto l'edificio, poiché
l'impianto comune ha una capacità limitata. La strada maestra è un contatore
privato dedicato o un sistema di gestione dei carichi professionale.
5. Prese volanti in facciata Installare prese o
wallbox sui muri esterni, in cortile o in facciata senza autorizzazione è
vietato. Oltre a ledere il decoro architettonico, si violano le norme di
sicurezza posizionando impianti elettrici in aree esposte o di passaggio
pubblico non idonee.
Conclusioni
"Ricaricare in condominio è un diritto, ma solo se
esercitato con responsabilità condivisa", avverte la prof.ssa Galante.
In sintesi: sì alla transizione ecologica, ma solo se passa attraverso
professionisti certificati e il rispetto del vicinato. In caso contrario, il
costo dell'avvocato supererà di gran lunga il risparmio sulla benzina.