Ricarica auto in condominio: i 5 errori fatali che portano dritti in tribunale (e come evitarli)

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05 febbraio 2026, 15.09
ricarica domestica 007, auto in primo piano con presa di corrente attaccata e sullo sfondo delle wallbox per ricaricare le auto
MCE Lab pubblica la "Do NOT List" per i proprietari di veicoli elettrici: dal furto di energia collegandosi alla presa comune ai rischi d'incendio col "fai da te". Ecco le regole d'oro per installare la wallbox senza scatenare guerre tra vicini.
L'auto elettrica non è più una novità, è una presenza fissa nei garage degli italiani. Ma se la tecnologia corre, la convivenza condominiale spesso inciampa. Trasformare il proprio box in una stazione di rifornimento privata è un diritto, ma il confine tra legittima necessità e abuso è sottile, e spesso finisce davanti al giudice.
Per fare chiarezza in una giungla di normative e cavilli, MCE Lab (il laboratorio di MCE - Mostra Convegno Expocomfort) ha stilato un vademecum essenziale: una "Do NOT List" degli errori da non commettere mai, redatta con la supervisione tecnica della prof.ssa Annalisa Galante del Politecnico di Milano.

Il diritto alla ricarica (e i suoi limiti)

Il punto di partenza è il Codice Civile. L'Articolo 1122-bis è chiaro: ogni condòmino ha il diritto di installare una colonnina (wallbox) nel proprio box o posto auto a proprie spese, anche se ciò comporta il passaggio di cavi nelle parti comuni. Non serve il voto dell'assemblea, ma c'è un obbligo preciso: comunicare il progetto all'amministratore (via PEC o Raccomandata).
L'assemblea non può vietare l'opera, ma ha 30 giorni per imporre prescrizioni volte a tutelare la stabilità, il decoro dell'edificio e la sicurezza comune. È qui che nascono i problemi: quando si agisce di nascosto o con leggerezza.

La "Lista Nera": i 5 errori da evitare

Ecco, secondo gli esperti di MCE Lab, i comportamenti che rischiano di costare caro, sia in termini legali che di sicurezza:
1. Il "vampiro" energetico (reato penale) L'errore più grave e frequente è collegare l'auto alla presa di corrente generica del garage condominiale (quella usata per le pulizie o la luce corsello). Non è una "furbata", è furto aggravato e appropriazione indebita. I costi di quella ricarica finiscono nelle bollette di tutti i condòmini. Le conseguenze sono querele immediate.
2. L'abuso dei cavi di emergenza Molti utilizzano i caricatori portatili con presa standard (Schuko) impostati a 16 Ampere per ricariche di ore. Errore tecnico grave: quei connettori sono venduti per emergenze o usi brevi. Sottoporli a carichi elevati per lungo tempo surriscalda l'impianto, aumenta i consumi per dispersione termica e, nel peggiore dei casi, provoca incendi.
3. Il "Fai da Te" illegale Installare una wallbox non è come cambiare una lampadina. Il "fai da te" è vietato. È obbligatorio affidarsi a ditte specializzate che rilascino la Dichiarazione di Conformità (Di.Co) dell'impianto. Attenzione alle autorimesse grandi (sopra i 300 mq): l'installazione richiede l'aggiornamento del CPI (Certificato Prevenzione Incendi) e la SCIA ai Vigili del Fuoco, poiché un'auto in carica modifica il carico d'incendio del locale.
4. L'assalto al contatore comune Allacciarsi al contatore condominiale per alimentare la propria wallbox (anche pagando un forfait) è sconsigliato e spesso illecito se non regolamentato minuziosamente. Viola il principio del "pari godimento" della cosa comune (Art. 1102 C.C.) e rischia di far saltare la corrente a tutto l'edificio, poiché l'impianto comune ha una capacità limitata. La strada maestra è un contatore privato dedicato o un sistema di gestione dei carichi professionale.
5. Prese volanti in facciata Installare prese o wallbox sui muri esterni, in cortile o in facciata senza autorizzazione è vietato. Oltre a ledere il decoro architettonico, si violano le norme di sicurezza posizionando impianti elettrici in aree esposte o di passaggio pubblico non idonee.

Conclusioni

"Ricaricare in condominio è un diritto, ma solo se esercitato con responsabilità condivisa", avverte la prof.ssa Galante. In sintesi: sì alla transizione ecologica, ma solo se passa attraverso professionisti certificati e il rispetto del vicinato. In caso contrario, il costo dell'avvocato supererà di gran lunga il risparmio sulla benzina.
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