Non solo auto nuove: i costruttori chiedono all'UE incentivi per l'usato "pulito"

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05 febbraio 2026, 14.52
europarlamento unione europeo, si vedono tutte le bandiere dell'UE davanti alla sede
L'ACEA sfida il dogma di Bruxelles: per abbattere le emissioni non basta puntare sulle immatricolazioni a zero emissioni. La vera partita si gioca sul mercato di seconda mano, l'unico accessibile per milioni di famiglie europee. La proposta: bonus per rottamare i vecchi Euro 3 e 4 in favore di un usato recente.
Mentre l'Europa discute di scadenze al 2035 e target ambiziosi per l'elettrico puro, l'industria automobilistica lancia un appello al realismo pragmatico. L'Acea (l'Associazione dei costruttori europei) ha formalizzato una richiesta precisa ai vertici di Bruxelles: estendere il perimetro degli incentivi statali anche al mercato delle auto usate.
La logica è semplice ma rivoluzionaria rispetto alle politiche attuali: se l'obiettivo è ridurre le emissioni nel minor tempo possibile, ignorare il mercato dell'usato — che muove volumi tripli rispetto al nuovo — è un errore strategico imperdonabile.

I numeri del mercato reale

A supporto della tesi, l'Acea porta i dati nudi e crudi. In Europa, per ogni auto nuova targata, ne passano di mano tre usate. È in questo bacino che naviga la maggior parte dei consumatori: famiglie, giovani, lavoratori a reddito medio-basso per i quali un'auto elettrica nuova da 30 o 40mila euro resta un miraggio irraggiungibile.
Il risultato di politiche incentrate solo sul nuovo è sotto gli occhi di tutti: l'età media del parco circolante europeo ha superato i 12 anni, con picchi preoccupanti nei Paesi del Sud e dell'Est Europa. Finché queste vetture obsolete rimangono su strada, gli sforzi sul nuovo rischiano di essere vanificati.

Usato non significa "vecchio"

La proposta dei costruttori mira a riqualificare l'usato come un mercato di "Serie A" per la transizione ecologica. L'idea non è incentivare rottami, ma favorire il passaggio da veicoli altamente inquinanti (Euro 3 ed Euro 4) a vetture usate recenti (Euro 6, Ibride o Elettriche di seconda mano).
Sostituire un vecchio diesel di 15 anni con un Euro 6 benzina o ibrido di 3 anni fa garantisce un abbattimento drastico di NOx e particolato immediato. Inoltre, fluidificare questo mercato aiuterebbe a smaltire le flotte aziendali e i veicoli ex-leasing, che rappresentano un serbatoio prezioso di auto "giovani" e ben manutenute.

Il nodo dell'inflazione e la "paura" dell'elettrico usato

L'intervento richiesto è anche una misura di protezione sociale ed economica. Con i listini del nuovo spinti verso l'alto dall'inflazione, dai costi delle materie prime e dalla tecnologia di elettrificazione, la domanda si sposta naturalmente sull'usato. Senza incentivi, si rischia l'effetto "Cuba": un mercato bloccato, con scarsa offerta e prezzi dell'usato che schizzano alle stelle, come già visto durante la crisi dei chip.
Infine, c'è il capitolo fiducia. L'Acea chiede a Bruxelles non solo soldi, ma regole: certificazioni armonizzate sullo stato di salute delle batterie (SOH) per le auto elettriche usate. Per convincere un automobilista a comprare un'elettrica di seconda mano, serve la garanzia certificata che la batteria non sia esausta. Solo con trasparenza e tracciabilità digitale del ciclo di vita del veicolo si potrà sbloccare davvero il mercato dell'usato a zero emissioni.
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