L'ACEA sfida il dogma di Bruxelles: per abbattere le
emissioni non basta puntare sulle immatricolazioni a zero emissioni. La vera
partita si gioca sul mercato di seconda mano, l'unico accessibile per milioni
di famiglie europee. La proposta: bonus per rottamare i vecchi Euro 3 e 4 in
favore di un usato recente.
Mentre l'Europa discute di scadenze al 2035 e target
ambiziosi per l'elettrico puro, l'industria automobilistica lancia un appello
al realismo pragmatico. L'Acea (l'Associazione dei costruttori europei)
ha formalizzato una richiesta precisa ai vertici di Bruxelles: estendere il
perimetro degli incentivi statali anche al mercato delle auto usate.
La logica è semplice ma rivoluzionaria rispetto alle
politiche attuali: se l'obiettivo è ridurre le emissioni nel minor tempo
possibile, ignorare il mercato dell'usato — che muove volumi tripli rispetto al
nuovo — è un errore strategico imperdonabile.
I numeri del mercato reale
A supporto della tesi, l'Acea porta i dati nudi e crudi. In
Europa, per ogni auto nuova targata, ne passano di mano tre usate. È in
questo bacino che naviga la maggior parte dei consumatori: famiglie, giovani,
lavoratori a reddito medio-basso per i quali un'auto elettrica nuova da 30 o
40mila euro resta un miraggio irraggiungibile.
Il risultato di politiche incentrate solo sul nuovo è sotto
gli occhi di tutti: l'età media del parco circolante europeo ha superato i 12
anni, con picchi preoccupanti nei Paesi del Sud e dell'Est Europa. Finché
queste vetture obsolete rimangono su strada, gli sforzi sul nuovo rischiano di
essere vanificati.
Usato non significa "vecchio"
La proposta dei costruttori mira a riqualificare l'usato
come un mercato di "Serie A" per la transizione ecologica. L'idea non
è incentivare rottami, ma favorire il passaggio da veicoli altamente inquinanti
(Euro 3 ed Euro 4) a vetture usate recenti (Euro 6, Ibride o Elettriche di
seconda mano).
Sostituire un vecchio diesel di 15 anni con un Euro 6
benzina o ibrido di 3 anni fa garantisce un abbattimento drastico di NOx e
particolato immediato. Inoltre, fluidificare questo mercato aiuterebbe a
smaltire le flotte aziendali e i veicoli ex-leasing, che rappresentano un
serbatoio prezioso di auto "giovani" e ben manutenute.
Il nodo dell'inflazione e la "paura" dell'elettrico usato
L'intervento richiesto è anche una misura di protezione
sociale ed economica. Con i listini del nuovo spinti verso l'alto
dall'inflazione, dai costi delle materie prime e dalla tecnologia di
elettrificazione, la domanda si sposta naturalmente sull'usato. Senza
incentivi, si rischia l'effetto "Cuba": un mercato bloccato, con
scarsa offerta e prezzi dell'usato che schizzano alle stelle, come già visto
durante la crisi dei chip.
Infine, c'è il capitolo fiducia. L'Acea chiede a Bruxelles
non solo soldi, ma regole: certificazioni armonizzate sullo stato di salute
delle batterie (SOH) per le auto elettriche usate. Per convincere un
automobilista a comprare un'elettrica di seconda mano, serve la garanzia
certificata che la batteria non sia esausta. Solo con trasparenza e
tracciabilità digitale del ciclo di vita del veicolo si potrà sbloccare davvero
il mercato dell'usato a zero emissioni.