Dopo il
passaggio della Fiamma Olimpica, lo stabilimento di Pomigliano torna al centro delle cronache. Questa volta, però, il motivo che ha acceso i riflettori sul sito produttivo è legato ad una
dichiarazione della UILM, che nelle ultime ore ha puntato i
riflettori sulle prospettive produttive dei siti nazionali, con Pomigliano
d’Arco al centro delle preoccupazioni.
Secondo il sindacato, le parole pronunciate nelle scorse
settimane dall’amministratore delegato del gruppo e dal top management non
offrono rassicurazioni concrete sul medio periodo. Anche le possibili revisioni
annunciate dalla Commissione europea sul percorso verso il 2035 non vengono
considerate una soluzione strutturale: al contrario, per la UILM rischiano di
avere effetti negativi già nel breve termine, in un contesto industriale che
appare sempre più fragile.
Dopo l’addio alla Hornet, si cercano nuove prospettive
La situazione dello stabilimento campano resta emblematica
delle difficoltà del settore. La produzione della Dodge Hornet, penalizzata
anche dall’impatto dei dazi, si è conclusa lo scorso dicembre, riducendo
ulteriormente il carico di lavoro a Pomigliano. Attualmente, la linea
produttiva si regge principalmente sull’Alfa Romeo Tonale, un modello che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, non è sufficiente a garantire volumi
adeguati. Anche la Pandina, per quanto importante, non può da sola sostenere uno
stabilimento di queste dimensioni e l’intero indotto che da anni convive con
lunghi periodi di cassa integrazione.
Una condizione che continua ad avere ricadute pesanti
sull’occupazione e sul clima interno agli stabilimenti. Per questo la UILM
chiede interventi rapidi e mirati: è necessario individuare al più presto nuove
produzioni da assegnare a Pomigliano, così da riportare l’impianto a un livello
di saturazione adeguato e offrire certezze ai lavoratori.
Con la concorrenza cinese si cercano nuove prospettive
Sul tavolo c’è anche la sfida della concorrenza
internazionale, in particolare quella dei costruttori cinesi, sempre più
aggressivi sul mercato europeo. Secondo il sindacato, per restare competitivi
non bastano annunci o correzioni normative: servono scelte industriali chiare,
investimenti concreti e soprattutto nuovi modelli da produrre in Italia.
L’attenzione è ora rivolta al piano industriale che il nuovo
CEO di
Stellantis, Antonio Filosa, dovrebbe presentare entro giugno. Un
appuntamento considerato cruciale, dal quale ci si aspettano
risposte credibili
sul futuro dei siti italiani e la volontà di valorizzare gli sforzi compiuti in
questi anni dai lavoratori del gruppo.