Il CEO si ritira per concentrarsi sul Gruppo Volkswagen
mentre i margini crollano. Al suo posto arriva l'ex Ferrari Michael Leiters. La
sfida? Correggere la rotta su elettrico e Cina.
È la fine di un'era e, forse, l'inizio di una fase di
profonda autocritica per uno dei marchi più iconici del mondo.
Oliver Blume,
il manager che ha guidato la doppia quotazione in borsa e la transizione
elettrica, lascia il posto di CEO di
Porsche.
Una mossa attesa, spinta dalle pressioni interne al gruppo
Volkswagen, ma che arriva in un momento drammatico: la casa di Zuffenhausen,
abituata a margini operativi stellari superiori al 15%, si ritrova oggi a non
generare quasi più profitti.
A sostituirlo sarà Michael Leiters, figura di spicco
con un passato in McLaren e Ferrari, chiamato a risollevare un cavallino
rampante tedesco che sembra aver perso il suo passo.
La "Tempesta Perfetta": perché i conti non tornano più
Il crollo della redditività di
Porsche non è frutto del
caso, ma di una congiuntura sfavorevole che Blume ha riassunto in due fattori
critici prima di lasciare la scrivania:
- La
trappola del "Made in Germany": Porsche produce in Germania
ed esporta il 100% dei suoi prodotti. Una strategia che garantisce
qualità, ma che oggi sconta costi energetici e lavorativi altissimi.
- Il
crollo dei mercati chiave: Il mercato del lusso in Cina è crollato
dell'80% in pochissimo tempo, passando da 100.000 a sole 40.000 unità
vendute l'anno. Parallelamente, gli Stati Uniti impongono dazi sempre più
pesanti.
"Porsche è fermamente impegnata in Germania come
sito di produzione. Questa è la ragione principale della situazione attuale...
I mercati cinese e americano rappresentano ciascuno più del 50% delle
vendite." – Oliver Blume
Il "Mea Culpa" sulla Macan Elettrica
L'aspetto più sorprendente dell'addio di Blume è
l'ammissione di un errore strategico fondamentale. La scommessa
"tutto sull'elettrico" per la best-seller Macan si è rivelata
prematura e troppo rigida.
Sebbene la vecchia Macan termica non rispondesse più alla
normativa europea GSR 2.0 (sulla sicurezza informatica), aver eliminato
le alternative a combustione sui mercati globali ha lasciato il marchio
scoperto. Oggi, la Macan elettrica è l'unica opzione, ma la domanda non segue
l'offerta.
- L'errore
di valutazione: Blume confessa che la gamma ha mancato di
flessibilità. L'idea era avere segmenti misti, ma non necessariamente
modelli misti.
- Il
passo indietro: Porsche sta correndo ai ripari sviluppando d'urgenza
una nuova versione termica di un SUV compatto (probabilmente basato
su Audi Q5) per affiancare l'elettrico.
- La
lezione appresa: Con la Cayenne non si ripeterà lo stesso sbaglio: le
versioni ibride e termiche resteranno in vendita parallelamente alla
futura versione EV.
Il futuro: Michael Leiters e l'incognita Cinese
Il compito di Michael Leiters sarà titanico. Non dovrà solo
ristrutturare i costi, ma gestire una transizione tecnologica che il mercato
sembra rifiutare, almeno nei ritmi imposti da Bruxelles.
Mentre la
Cina rimane un rebus – con Blume che spera
ancora in una "coda lunga" del motore termico per altri 10-15 anni
supportata dalle autorità locali – la priorità di Leiters sarà ridare a
Porsche
quella
flessibilità che è mancata negli ultimi anni.
L'elettrico rimane una realtà ("Il Cayenne elettrico
stabilisce nuovi standard", assicura Blume), ma senza i volumi e i
profitti del motore termico, anche un gigante come
Porsche rischia di doversi
ridimensionare drasticamente.