Dimenticate le notti in bianco a studiare i manuali di
scuola guida. Alla Motorizzazione c'era chi aveva trovato la
"scorciatoia" perfetta con un kit degno di un film di spionaggio.
Ora, però, per i furbetti della patente è arrivato il conto della giustizia:
chieste condanne fino a 3 anni e mezzo.
In Italia, riuscire a chiudere un maxi-processo prima che la
prescrizione cancelli tutto è già una notizia clamorosa. Ma è il
"come" è nata questa inchiesta a lasciare davvero senza parole. Oltre
cento imputati iniziali (oggi ridotti a 65 tra patteggiamenti e messe alla
prova) e un sistema di truffa hi-tech che ha beffato la Motorizzazione di
Torino per mesi.
Ieri, 11 maggio, dopo due lunghe udienze, il pubblico
ministero Elisa Buffa ha presentato il conto salatissimo per il giro delle
patenti truccate. Ecco cosa facevano i candidati per superare l'esame.
Parrucche, auricolari e cellulari: il kit di "007" per fregare
gli esaminatori
Il sistema scoperto dalla Polizia Stradale era tanto geniale
quanto illegale. L'organizzazione, che aiutava principalmente cittadini di
nazionalità cinese, forniva ai candidati un vero e proprio
"equipaggiamento da spia" per ricevere le risposte dei quiz
direttamente dall'esterno.
Niente bigliettini nascosti nelle maniche: i furbetti si
presentavano in aula indossando parrucche posticce, studiate
appositamente per celare all'interno telefoni cellulari e micro-auricolari
Bluetooth. Da lì, un "suggeritore" appostato fuori dalla
Motorizzazione dettava le risposte corrette in tempo reale.
La frase intercettata che ha fatto crollare il castello di carte
Tutto è nato il 26 novembre 2018, quando gli agenti
hanno fatto irruzione durante una sessione d'esame, smascherando un candidato
cinese proprio mentre usava la sua "parrucca tecnologica". Da quel
passo falso sono scattate intercettazioni inequivocabili.
Durante la requisitoria, il PM ha ricordato in aula una
delle frasi-chiave captate dai microfoni nascosti degli inquirenti, che
dimostra il vero e proprio addestramento a cui venivano sottoposti i candidati
prima del test:
"Metti bene le cuffie come ti abbiamo insegnato
stamattina".
Per l'unico imputato rimasto a dibattimento con l'accusa di
associazione per delinquere, il pm ha chiesto la pena massima di 3 anni e 5
mesi, mentre per gli altri si parte da un minimo di cinque mesi.
La teoria choc della difesa: "Era fisicamente impossibile barare"
Ma il colpo di scena arriva dalle aule del tribunale. Come
si difendono gli accusati di fronte a prove apparentemente schiaccianti?
Gli avvocati della difesa (tra cui Maurizio Scialò e Fabio
Lombardo) hanno lanciato una provocazione giuridica che sta facendo discutere,
parlando di limiti del "reato impossibile". Il motivo? Il
tempo. Secondo i legali, i 30 minuti concessi per terminare l'esame sarebbero
stati fisicamente troppo pochi per permettere al candidato di trasmettere 30
domande all'esterno, e al suggeritore di cercare le soluzioni e dettarle
all'auricolare.