Il trucco per passare i quiz della patente senza studiare: parrucche e micro-spie. Ecco come li hanno beccati a Torino

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14 maggio 2026, 11.10
parrucche-patente-microfoni-esame nella foto della polizia
Foto della Polizia di Stato
Dimenticate le notti in bianco a studiare i manuali di scuola guida. Alla Motorizzazione c'era chi aveva trovato la "scorciatoia" perfetta con un kit degno di un film di spionaggio. Ora, però, per i furbetti della patente è arrivato il conto della giustizia: chieste condanne fino a 3 anni e mezzo.
In Italia, riuscire a chiudere un maxi-processo prima che la prescrizione cancelli tutto è già una notizia clamorosa. Ma è il "come" è nata questa inchiesta a lasciare davvero senza parole. Oltre cento imputati iniziali (oggi ridotti a 65 tra patteggiamenti e messe alla prova) e un sistema di truffa hi-tech che ha beffato la Motorizzazione di Torino per mesi.
Ieri, 11 maggio, dopo due lunghe udienze, il pubblico ministero Elisa Buffa ha presentato il conto salatissimo per il giro delle patenti truccate. Ecco cosa facevano i candidati per superare l'esame.

Parrucche, auricolari e cellulari: il kit di "007" per fregare gli esaminatori

Il sistema scoperto dalla Polizia Stradale era tanto geniale quanto illegale. L'organizzazione, che aiutava principalmente cittadini di nazionalità cinese, forniva ai candidati un vero e proprio "equipaggiamento da spia" per ricevere le risposte dei quiz direttamente dall'esterno.
Niente bigliettini nascosti nelle maniche: i furbetti si presentavano in aula indossando parrucche posticce, studiate appositamente per celare all'interno telefoni cellulari e micro-auricolari Bluetooth. Da lì, un "suggeritore" appostato fuori dalla Motorizzazione dettava le risposte corrette in tempo reale.

La frase intercettata che ha fatto crollare il castello di carte

Tutto è nato il 26 novembre 2018, quando gli agenti hanno fatto irruzione durante una sessione d'esame, smascherando un candidato cinese proprio mentre usava la sua "parrucca tecnologica". Da quel passo falso sono scattate intercettazioni inequivocabili.
Durante la requisitoria, il PM ha ricordato in aula una delle frasi-chiave captate dai microfoni nascosti degli inquirenti, che dimostra il vero e proprio addestramento a cui venivano sottoposti i candidati prima del test:
"Metti bene le cuffie come ti abbiamo insegnato stamattina".
Per l'unico imputato rimasto a dibattimento con l'accusa di associazione per delinquere, il pm ha chiesto la pena massima di 3 anni e 5 mesi, mentre per gli altri si parte da un minimo di cinque mesi.

La teoria choc della difesa: "Era fisicamente impossibile barare"

Ma il colpo di scena arriva dalle aule del tribunale. Come si difendono gli accusati di fronte a prove apparentemente schiaccianti?
Gli avvocati della difesa (tra cui Maurizio Scialò e Fabio Lombardo) hanno lanciato una provocazione giuridica che sta facendo discutere, parlando di limiti del "reato impossibile". Il motivo? Il tempo. Secondo i legali, i 30 minuti concessi per terminare l'esame sarebbero stati fisicamente troppo pochi per permettere al candidato di trasmettere 30 domande all'esterno, e al suggeritore di cercare le soluzioni e dettarle all'auricolare.
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