Il mercato auto sale a maggio, ma l'elettrico ha un'anomalia: un solo modello copre il 34% delle vendite. E i nuovi incentivi sono un'illusione

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03 giugno 2026, 7.47
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Il mercato automobilistico italiano chiude il mese di maggio 2026 confermando la sua fase di crescita nei volumi di vendita. Il mese appena trascorso ha archiviato 150.096 nuove immatricolazioni, segnando un incremento del 7,6% rispetto alle 139.445 unità registrate a maggio 2025. Questo risultato consolida l'andamento positivo dei primi cinque mesi dell'anno, con un totale di 790.301 unità immatricolate (+9,4%).
Tuttavia, emergono chiari segnali di rallentamento rispetto ai mesi precedenti e persiste una contrazione strutturale del 13,2% nel confronto con lo stesso periodo del 2019. Come evidenziato dal Presidente dell’UNRAE, Roberto Pietrantonio, l'andamento complessivo del settore rimane facilmente influenzabile dall'incertezza del contesto locale e globale, rendendo necessarie politiche industriali di ampio respiro e un quadro normativo certo.

L'anomalia delle auto elettriche: l'effetto distorsivo dei vecchi incentivi

Nel comparto delle vetture ricaricabili (ECV), le auto elettriche pure (BEV) hanno registrato a maggio una quota di mercato dell’8,8% con 13.305 unità complessive, segnando una progressione rispetto al 5,1% di maggio 2025 e all’8,5% di aprile.
Tuttavia, l'analisi approfondita dei dati svela una profonda anomalia strutturale: questo incremento non rispecchia una crescita omogenea del mercato, bensì l’onda lunga di una passata campagna di incentivi pesantemente concentrata su un unico costruttore. La Leapmotor T03 è arrivata infatti a coprire da solo ben il 34,4% del totale delle auto elettriche immatricolate nel mese.
Maggiore dinamicità e capillarità mostrano invece le vetture ibride plug-in (PHEV), che salgono al 10,2% di quota (rispetto al 6,4% di un anno fa), trainate da un portfolio di modelli in costante espansione e dalle attuali disposizioni favorevoli sulle auto aziendali concesse in fringe benefit.

L'illusione dei nuovi incentivi: la smentita sui bonus per i privati

L'attenzione degli operatori e dei consumatori si è concentrata in questi giorni sulle dichiarazioni del Ministro Urso relative allo sblocco dei fondi previsti dal DPCM Automotive, attualmente al vaglio della Corte dei Conti in vista del Tavolo Automotive del prossimo 14 luglio.
L'UNRAE è tuttavia intervenuta in modo netto per correggere le interpretazioni mediatiche fuorvianti che hanno accompagnato la notizia, chiarendo che i nuovi provvedimenti non prevedono alcuna forma di ecobonus o contributo destinato all’acquisto di autovetture da parte di clienti privati.
La ripartizione reale dei fondi prevede infatti una destinazione d'uso fortemente vincolata:
  • 70% delle risorse: Destinato direttamente alla filiera industriale, a esclusivo supporto dell’offerta.
  • 30% delle risorse: Indirizzato alla domanda, ma limitando l'erogazione dei contributi ai soli veicoli commerciali leggeri (LCV), alle infrastrutture di ricarica elettrica domestica e a programmi di noleggio sociale riservati a fasce ISEE predefinite.
A questa parziale chiusura verso il mercato dei privati si aggiunge la riduzione effettiva della dotazione finanziaria del Fondo automotive, scesa dagli iniziali 1,6 miliardi di euro a 1,343 miliardi di euro. La contrazione è dovuta al dirottamento di circa 251 milioni di euro verso misure temporanee di contrasto al caro carburanti.

I dati sulle alimentazioni a maggio 2026

Sotto il profilo delle motorizzazioni scelte dagli acquirenti, le tecnologie tradizionali a combustione pura continuano a cedere terreno a vantaggio delle alimentazioni ibride, che si confermano leader assolute del mercato italiano.
Tipologia di alimentazione Quota di mercato (Maggio 2026) Variazione quota rispetto al 2025
Ibride (Mild + Full) 47,1% (31,1% mild - 16,0% full) +3,4 punti percentuali
Benzina 20,4% -5,3 punti percentuali
Ibride Plug-in (PHEV) 10,2% In netta progressione dal 6,4%
Elettriche pure (BEV) 8,8% In crescita dal 5,1%
Gpl 6,9% -2,2 punti percentuali
Diesel 6,6% -3,4 punti percentuali

Il nodo fiscale e l'onere dei carburanti

L'UNRAE ha espresso forte preoccupazione per l'utilizzo dei fondi industriali come coperture temporanee per i prezzi alla pompa, definendole "misure tampone" che non affrontano in modo strutturale la politica energetica nazionale. Nonostante le ultime riduzioni fiscali applicate (pari a 10 centesimi al litro sul gasolio e 5 centesimi sulla benzina), le accise italiane sui carburanti, riallineate verso l'alto con l'ultima Manovra, rimangono stabilmente pari a circa il doppio dei minimi previsti a livello europeo. Questa situazione continua a esercitare una forte pressione economica sui bilanci delle famiglie e delle imprese italiane.
Per compensare l'assenza di ecobonus diretti e dare una spinta reale alla decarbonizzazione dei trasporti in linea con i target europei fissati per il 2035, l'Associazione ha rimarcato l'assoluta urgenza di una profonda revisione fiscale dedicata alle flotte aziendali.
“Innalzando dapprima la deducibilità per i veicoli a zero e bassissime emissioni, agendo poi su detraibilità dell’iva e riduzione del periodo di ammortamento, l’applicazione della nostra proposta permetterebbe all’Italia di recuperare il divario verso quanto già regolamentato nei principali mercati europei, coniugare decarbonizzazione delle flotte aziendali e rafforzamento della competitività del sistema produttivo, guardando finalmente all’auto come vero strumento a supporto della competitività delle aziende italiane.” — Roberto Pietrantonio, Presidente di UNRAE
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