Il mercato automobilistico italiano chiude il mese di maggio
2026 confermando la sua fase di crescita nei volumi di vendita. Il mese
appena trascorso ha archiviato 150.096 nuove immatricolazioni, segnando un
incremento del 7,6% rispetto alle 139.445 unità registrate a maggio 2025.
Questo risultato consolida l'andamento positivo dei primi cinque mesi
dell'anno, con un totale di 790.301 unità immatricolate (+9,4%).
Tuttavia, emergono chiari segnali di rallentamento rispetto
ai mesi precedenti e persiste una contrazione strutturale del 13,2% nel
confronto con lo stesso periodo del 2019. Come evidenziato dal Presidente
dell’UNRAE, Roberto Pietrantonio, l'andamento complessivo del settore rimane
facilmente influenzabile dall'incertezza del contesto locale e globale,
rendendo necessarie politiche industriali di ampio respiro e un quadro
normativo certo.
L'anomalia delle auto elettriche: l'effetto distorsivo dei vecchi incentivi
Nel comparto delle vetture ricaricabili (ECV), le auto
elettriche pure (BEV) hanno registrato a maggio una quota di mercato dell’8,8%
con 13.305 unità complessive, segnando una progressione rispetto al 5,1% di
maggio 2025 e all’8,5% di aprile.
Tuttavia, l'analisi approfondita dei dati svela una profonda
anomalia strutturale: questo incremento non rispecchia una crescita omogenea
del mercato, bensì l’onda lunga di una passata campagna di incentivi
pesantemente concentrata su un unico costruttore. La Leapmotor T03 è arrivata
infatti a coprire da solo ben il 34,4% del totale delle auto elettriche
immatricolate nel mese.
Maggiore dinamicità e capillarità mostrano invece le vetture
ibride plug-in (PHEV), che salgono al 10,2% di quota (rispetto al 6,4% di un
anno fa), trainate da un portfolio di modelli in costante espansione e dalle
attuali disposizioni favorevoli sulle auto aziendali concesse in fringe
benefit.
L'illusione dei nuovi incentivi: la smentita sui bonus per i privati
L'attenzione degli operatori e dei consumatori si è
concentrata in questi giorni sulle dichiarazioni del Ministro Urso relative
allo sblocco dei fondi previsti dal DPCM Automotive, attualmente al vaglio
della Corte dei Conti in vista del Tavolo Automotive del prossimo 14 luglio.
L'UNRAE è tuttavia intervenuta in modo netto per correggere
le interpretazioni mediatiche fuorvianti che hanno accompagnato la notizia,
chiarendo che i nuovi provvedimenti non prevedono alcuna forma di ecobonus o
contributo destinato all’acquisto di autovetture da parte di clienti privati.
La ripartizione reale dei fondi prevede infatti una
destinazione d'uso fortemente vincolata:
- 70%
delle risorse: Destinato direttamente alla filiera industriale, a
esclusivo supporto dell’offerta.
- 30%
delle risorse: Indirizzato alla domanda, ma limitando l'erogazione dei
contributi ai soli veicoli commerciali leggeri (LCV), alle infrastrutture
di ricarica elettrica domestica e a programmi di noleggio sociale
riservati a fasce ISEE predefinite.
A questa parziale chiusura verso il mercato dei privati si
aggiunge la riduzione effettiva della dotazione finanziaria del Fondo
automotive, scesa dagli iniziali 1,6 miliardi di euro a 1,343 miliardi di
euro. La contrazione è dovuta al dirottamento di circa 251 milioni di euro
verso misure temporanee di contrasto al caro carburanti.
I dati sulle alimentazioni a maggio 2026
Sotto il profilo delle motorizzazioni scelte dagli
acquirenti, le tecnologie tradizionali a combustione pura continuano a cedere
terreno a vantaggio delle alimentazioni ibride, che si confermano leader
assolute del mercato italiano.
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Tipologia di alimentazione
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Quota di mercato (Maggio 2026)
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Variazione quota rispetto al 2025
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Ibride (Mild + Full)
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47,1% (31,1% mild - 16,0% full)
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+3,4 punti percentuali
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Benzina
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20,4%
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-5,3 punti percentuali
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Ibride Plug-in (PHEV)
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10,2%
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In netta progressione dal 6,4%
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Elettriche pure (BEV)
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8,8%
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In crescita dal 5,1%
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Gpl
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6,9%
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-2,2 punti percentuali
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Diesel
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6,6%
|
-3,4 punti percentuali
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Il nodo fiscale e l'onere dei carburanti
L'UNRAE ha espresso forte preoccupazione per l'utilizzo dei
fondi industriali come coperture temporanee per i prezzi alla pompa,
definendole "misure tampone" che non affrontano in modo strutturale
la politica energetica nazionale. Nonostante le ultime riduzioni fiscali
applicate (pari a 10 centesimi al litro sul gasolio e 5 centesimi sulla
benzina), le accise italiane sui carburanti, riallineate verso l'alto con
l'ultima Manovra, rimangono stabilmente pari a circa il doppio dei minimi
previsti a livello europeo. Questa situazione continua a esercitare una forte
pressione economica sui bilanci delle famiglie e delle imprese italiane.
Per compensare l'assenza di ecobonus diretti e dare una
spinta reale alla decarbonizzazione dei trasporti in linea con i target europei
fissati per il 2035, l'Associazione ha rimarcato l'assoluta urgenza di una
profonda revisione fiscale dedicata alle flotte aziendali.
“Innalzando dapprima la deducibilità per i veicoli a zero e
bassissime emissioni, agendo poi su detraibilità dell’iva e riduzione del
periodo di ammortamento, l’applicazione della nostra proposta permetterebbe
all’Italia di recuperare il divario verso quanto già regolamentato nei
principali mercati europei, coniugare decarbonizzazione delle flotte aziendali
e rafforzamento della competitività del sistema produttivo, guardando
finalmente all’auto come vero strumento a supporto della competitività delle aziende
italiane.” — Roberto Pietrantonio, Presidente di UNRAE