La "lista nera" dei motori meno affidabili: ecco quelli da evitare

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14 maggio 2026, 9.20
Primo piano delle mani guantate di un meccanico che reggono una coppa dell'olio motore in plastica nera sotto un'auto sollevata sul ponte in officina.
Nel complesso e mutevole scenario del mercato automobilistico, l'acquisto di una vettura di seconda mano richiede una cautela sempre maggiore. Se il design e le dotazioni tecnologiche attirano spesso l'attenzione degli acquirenti, è sotto il cofano che si nascondono le vere insidie. Recenti analisi di affidabilità hanno evidenziato una serie di propulsori che continuano a registrare gravi criticità strutturali, traducendosi spesso in costi di riparazione esorbitanti per i proprietari.
Di seguito, un'analisi dettagliata dei motori e dei modelli da cui tenersi a debita distanza, caratterizzati da difetti congeniti ben noti alle officine.

I difetti strutturali più gravi: dal bagno d'olio alle catene fragili

La criticità di un motore non si misura solo in base alla normale usura, ma soprattutto in relazione a veri e propri errori di progettazione che si manifestano con l'aumentare dei chilometri. Ecco i propulsori maggiormente segnalati:
  • Stellantis 1.2 PureTech (Benzina): Questo tre cilindri, diffusissimo su numerosi modelli del gruppo (Peugeot, Citroën, Opel), è noto per un grave problema di progettazione legato alla cinghia di distribuzione a bagno d'olio. Con il tempo e l'uso, il materiale della cinghia tende a sbriciolarsi, ostruendo il pescante della pompa dell'olio. Questo difetto porta a gravi cali di pressione lubrificante e, nei casi peggiori, al blocco totale e alla distruzione del motore.
  • Ford 1.0 EcoBoost (produzioni fino al 2020): Un motore pluripremiato che ha mostrato importanti limiti di affidabilità nel lungo termine. Le unità prodotte fino al 2020 soffrono di cronici problemi al sistema di raffreddamento, che possono portare a surriscaldamenti fatali per la guarnizione della testata, uniti a un consumo di olio considerato eccessivo dalla maggior parte dei meccanici.
  • BMW 2.0L Diesel (N47): Un propulsore che ha equipaggiato per anni una vasta gamma di modelli bavaresi. Il suo "tallone d'Achille" è tristemente noto: la catena di distribuzione. Posizionata nella parte posteriore del motore (verso l'abitacolo), tende ad allungarsi e a saltare o spezzarsi. La sua rottura causa danni irreparabili alle valvole e ai pistoni, richiedendo interventi di sostituzione estremamente onerosi.

Consumi d'olio anomali e usura precoce

Oltre ai problemi di distribuzione, molti motori sono entrati nella "lista nera" per un consumo anomalo di lubrificante o per un'usura precoce dei componenti meccanici interni:
  • Volkswagen 2.0 TFSI (EA888 Gen 1) e 1.6 THP (PSA/Mini): Entrambi questi propulsori turbo benzina condividono problematiche simili. Sono stati ampiamente segnalati per un consumo di olio motore anomalo ed eccessivo, derivante da fasce elastiche sottodimensionate o difettose. Inoltre, in entrambi i casi si registrano frequenti cedimenti legati al sistema della catena di distribuzione.
  • Renault/Dacia 1.2 TCe (H5F): Questo motore a quattro cilindri, ampiamente utilizzato sui modelli compatti e sui SUV dei due marchi, presenta un grave difetto di tenuta che causa un consumo elevato di olio. Se non monitorato costantemente, il livello del lubrificante può scendere al di sotto del minimo vitale, portando al rischio concreto di rotture meccaniche interne.
  • Mazda 2.2 Skyactiv-D (produzioni fino al 2018): Sul fronte del diesel giapponese, le versioni precedenti al 2018 hanno evidenziato due problematiche principali. La prima riguarda un'usura precoce degli alberi a camme, che si degradano rilasciando limatura metallica nel circuito dell'olio. La seconda è legata a malfunzionamenti cronici del filtro antiparticolato (DPF), spesso causati da rigenerazioni interrotte e trafilaggi di gasolio nella coppa dell'olio.

Consigli per gli acquirenti

La presenza di un determinato veicolo sul mercato dell'usato a prezzi apparentemente vantaggiosi potrebbe nascondere l'equipaggiamento con una di queste motorizzazioni. Prima di finalizzare un acquisto, è fondamentale verificare il codice del motore (riportato sul libretto di circolazione alla voce P.5) e pretendere l'intero storico della manutenzione. In alcuni casi, interventi di richiamo ufficiali o modifiche in fase di produzione (come le generazioni successive) hanno risolto queste problematiche, ma la prudenza e un controllo incrociato con un meccanico di fiducia restano la migliore assicurazione contro brutte sorprese.
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