A ridosso della scadenza di metà maggio, le associazioni
di categoria denunciano criticità burocratiche e tecniche. Migliaia di mezzi in
sharing rischiano lo stop, mentre lo spauracchio di multe e ricorsi incombe
sugli utenti.
L’introduzione dell’obbligo di targa per i monopattini
elettrici, misura pensata per regolamentare la micromobilità urbana e aumentare
la sicurezza stradale, rischia di trasformarsi in un cortocircuito normativo e
logistico. A pochi giorni dalla scadenza, fissata per il 16 maggio, due delle
principali associazioni a tutela dei consumatori, Assoutenti e Codacons, hanno
sollevato pesanti perplessità sui tavoli del Ministero dei Trasporti (Mit) e
del Governo, evidenziando una doppia problematica: da un lato l'inefficienza
burocratica nel rilascio dei contrassegni, dall'altro l'inadeguatezza tecnica
dei supporti fisici scelti.
L'imbuto burocratico e il rischio paralisi per lo sharing
Il primo fronte critico, sollevato dal Codacons, riguarda i
forti ritardi accumulati dagli uffici della Motorizzazione Civile nell'evasione
delle pratiche. Nonostante molti cittadini abbiano inoltrato le richieste nei
tempi stabiliti, migliaia di contrassegni non saranno consegnati in tempo
utile.
Dal 17 maggio, chi circolerà sprovvisto della targa
obbligatoria sarà passibile di sanzioni pecuniarie fino a 400 euro. La
situazione è particolarmente allarmante per il settore della mobilità
condivisa: le società di sharing denunciano circa 15.000 richieste ancora
inevase. Il risultato è che migliaia di mezzi, a partire dalla data di
entrata in vigore dell'obbligo, risulteranno fuorilegge e dovranno essere
temporaneamente ritirati dalle strade.
Di fronte a questo scenario, il Codacons lancia l'allarme su
una potenziale "valanga di ricorsi" da parte di utenti e aziende
sanzionati pur avendo espletato le pratiche nei tempi, e chiede formalmente al
Governo una proroga della scadenza per tutelare i diritti di cittadini e
operatori.
Il nodo tecnico: adesivi fragili e impossibili da riposizionare
Oltre ai ritardi, emerge un problema di natura strettamente
tecnica relativo ai materiali scelti per le targhe. Assoutenti ha inviato
un'istanza al Mit per segnalare come l'attuale formato adesivo si stia
rivelando inadeguato alla natura stessa dei monopattini.
I problemi evidenziati sono molteplici:
- Aderenza
precaria: Le superfici dei monopattini (spesso curve, ruvide o in
plastica porosa, come i parafanghi o i piantoni dello sterzo) rendono
difficile un'applicazione uniforme, con un elevato rischio di distacco
prematuro, specialmente se la zona non è perfettamente sgrassata.
- Usura
rapida: Il posizionamento espone l'etichetta a continue vibrazioni,
schizzi di fango, pioggia e sbalzi termici, fattori che ne accelerano il
deterioramento e ne compromettono la leggibilità.
- Il
paradosso del sistema antimanomissione: L'etichetta è dotata di
microtagli di sicurezza che la frammentano al minimo tentativo di
rimozione. Questo significa che un semplice errore di posizionamento da
parte dell'utente rende il contrassegno inutilizzabile, costringendo il
cittadino a richiederne e pagarne uno nuovo.
Le possibili soluzioni
Per ovviare a questi ostacoli pratici, il presidente di
Assoutenti, Gabriele Melluso, ha suggerito al Ministero di valutare alternative
più resistenti e funzionali, idonee alla tracciabilità senza i limiti degli
attuali adesivi. Tra le proposte avanzate figurano l'adozione di un contrassegno
rigido avvitabile, l'utilizzo di un QR-code su supporto solido o, in
alternativa, un codice identificativo univoco gestito direttamente tramite
banca dati informatica.
Nelle prossime ore si attende una risposta da parte del
Ministero dei Trasporti, chiamato a decidere se concedere la proroga richiesta
e se rivedere gli standard tecnici di un provvedimento che, nato per fare
ordine, sta attualmente generando notevole confusione sulle strade italiane.