Niente batterie giganti, la vera rivoluzione si gioca sui
millimetri. Il colosso tedesco lancia la terza generazione di semiconduttori in
carburo di silicio: prestazioni superiori del 20% e un piano da miliardi di
euro per dominare il mercato globale.
Quando si parla di auto elettriche, l'attenzione del
pubblico e degli investitori si concentra quasi sempre sulle batterie. Eppure,
il vero ago della bilancia per l'efficienza, l'autonomia e il prezzo finale dei
veicoli a zero emissioni si nasconde in componenti infinitamente più piccoli: i
semiconduttori. In questo scenario ultra-competitivo,
Bosch ha appena calato il
suo asso, annunciando l'avvio della fornitura globale dei suoi nuovi chip in
carburo di silicio (SiC) di terza generazione.
L'obiettivo della multinazionale tedesca non lascia spazio a
interpretazioni: diventare il produttore leader a livello mondiale in un
settore che è la vera spina dorsale dell'elettromobilità.
Più piccoli, più potenti: la matematica dell'efficienza
Rispetto ai tradizionali chip in puro silicio, i
semiconduttori in carburo di silicio (SiC) operano a velocità nettamente
superiori, riducendo le dispersioni di energia e permettendo una densità di
potenza ineguagliabile. In termini pratici per l'automobilista, questo si
traduce in un minor spreco di energia e, conseguentemente, in più chilometri
percorribili con una singola ricarica.
Ma il vero salto in avanti della terza generazione Bosch
riguarda il rapporto tra prestazioni e dimensioni. "I nostri chip di nuova
generazione offrono prestazioni superiori del 20% e sono significativamente più
piccoli rispetto alla generazione precedente", ha spiegato Markus Heyn,
membro del Consiglio di Amministrazione e Presidente del settore Mobility di
Bosch.
Questa miniaturizzazione porta con sé un decisivo vantaggio
economico: riducendo le dimensioni del singolo chip, è possibile ricavarne un
numero molto maggiore da un singolo wafer (la fetta di materiale
semiconduttore di base). Il risultato è un abbattimento dei costi di produzione
che potrebbe, a cascata, rendere l'elettronica ad alte prestazioni più
accessibile per l'intera industria automobilistica.
Il segreto è nel "Processo Bosch"
Come si ottiene una tale densità in spazi così microscopici?
L'azienda ha fatto ricorso a un brevetto "fatto in casa". Il team di
ingegneri ha adattato una tecnica di incisione sviluppata internamente nel
lontano 1994, originariamente pensata per i sensori e nota nell'industria
proprio come "processo Bosch". Questa metodologia permette di creare
strutture verticali di altissima precisione all'interno del carburo di silicio,
massimizzando la potenza senza allargare la superficie del componente.
Una filiera blindata da quasi 5 miliardi di euro
Dal 2021 a oggi, Bosch ha già consegnato oltre 60 milioni di
chip SiC, ma la corsa è appena iniziata. Secondo i dati della società di
ricerca Yole Intelligence, il mercato globale dei semiconduttori di potenza in
SiC esploderà letteralmente, passando dai 2,3 miliardi di dollari del 2023 ai 9,2
miliardi previsti per il 2029, trainato quasi esclusivamente dalla
transizione elettrica.
Per farsi trovare pronta ed evitare le crisi di
approvvigionamento che hanno paralizzato l'automotive negli anni scorsi,
l'azienda ha messo in campo investimenti imponenti:
- Il
polo europeo: Sfruttando i fondi europei IPCEI (Important Projects of
Common European Interest), Bosch ha investito circa 3 miliardi di euro
nella microelettronica, potenziando la fabbrica di Reutlingen, in
Germania, dove i nuovi chip vengono sviluppati su wafer da 200 millimetri.
- L'espansione
americana: All'inizio dell'anno, l'azienda ha acquisito un secondo
stabilimento a Roseville, in California. Qui è in corso un'iniezione di
capitali da 1,9 miliardi di euro per dotare l'impianto di
macchinari all'avanguardia. I primi campioni usciranno dalle linee
americane già entro la fine di quest'anno.
L'operazione su due continenti risponde a una logica di
sicurezza geopolitica e industriale: blindare la catena di approvvigionamento.
"Questo consentirà di rendere le forniture più solide e resilienti nel
contesto della rapida elettrificazione dell'industria", conclude Heyn. Il
traguardo a medio termine è chiaro: sfornare semiconduttori di potenza
nell'ordine delle centinaia di milioni di unità. La rivoluzione dell'auto
elettrica, oggi, passa dalla fabbrica dei microchip.