Il colosso di Stoccarda chiude un anno difficile con
margini al 2% e rinvia il target di redditività al 2027. La risposta alla crisi
passa per una profonda revisione dei costi e una scommessa massiccia su
software, AI e sistemi per la mobilità, dove gli ordini volano a 10 miliardi.
Un fatturato che tiene, ma una redditività che soffre. Il
2025 di
Bosch si chiude come un esercizio di "resistenza" in un
contesto macroeconomico complesso, segnato da una transizione tecnologica
costosa e da mercati volatili. Il fornitore globale di tecnologie e servizi ha
presentato dati preliminari che raccontano luci e ombre: se i ricavi sono
saliti a
91 miliardi di euro (+4,2% al netto dei cambi), il margine
operativo EBIT si è fermato a circa il
2%, un dato inferiore alle
aspettative e in calo rispetto al 3,5% dell’anno precedente.
«La realtà economica si riflette chiaramente nei nostri
risultati», ha ammesso senza mezzi termini Stefan Hartung, Presidente
del Consiglio di Amministrazione. Una franchezza che accompagna la decisione di
posticipare l’obiettivo di un margine al 7%: non sarà raggiunto nel 2026, come
previsto, ma non prima del 2027.
La sfida della competitività: costi e tagli
Il nodo centrale resta la competitività. L’azienda si trova
a dover gestire un divario di costi significativo, specialmente nel settore
Mobility,
dove la trasformazione verso l'elettrico e la pressione sui prezzi hanno
generato un gap annuo di circa 2,5 miliardi di euro. Per colmare questa
distanza e finanziare gli investimenti necessari,
Bosch ha confermato la linea
del rigore: riduzione dei costi dei materiali, utilizzo massiccio
dell'intelligenza artificiale per la produttività e, inevitabilmente, una
riduzione dell'organico.
L’azienda aveva già annunciato un taglio di circa 13.000
collaboratori, una misura dolorosa ma definita necessaria per garantire la
sostenibilità di lungo periodo. «Anche un’azienda di proprietà di una
fondazione deve vigilare sulla propria sostenibilità e non può ignorare le
realtà economiche», ha sottolineato Hartung, assicurando che il processo
avverrà in dialogo con le parti sociali.
Strategia 2030: Software e AI come motori di crescita
Nonostante le difficoltà contingenti, la "Strategia
2030" prosegue con decisione, puntando a trasformare le sfide in
opportunità di business. Il segnale più forte arriva dalla
mobilità basata
sul software:
Bosch ha incassato ordini per
10 miliardi di euro
relativi a soluzioni di guida autonoma, sensori e computer centrali. È la
conferma che, se l'hardware soffre, l'intelligenza del veicolo è il nuovo
Eldorado.
Non solo auto: il gruppo punta forte sul settore Home
Comfort (riscaldamento e climatizzazione), con l'obiettivo di raddoppiare
il fatturato a 8 miliardi di euro nel medio termine, e sull'Intelligenza
Artificiale, con investimenti previsti per 2,5 miliardi entro il 2027.
Europa: l'allarme sullo "scetticismo tecnologico"
Dall’analisi dei risultati emerge anche una riflessione
geopolitica. Mentre le Americhe e l'Asia Pacifico mostrano segnali di tenuta o
crescita (rispettivamente +9,2% e +5,6% al netto dei cambi), l'Europa arranca.
Hartung ha lanciato un monito preciso ai decisori politici e alla società
civile: il "Bosch Tech Compass" rileva un preoccupante scetticismo
verso il progresso tecnologico in Germania e Francia. «È un segnale
allarmante», ha commentato il Presidente, sottolineando come la prosperità del
Vecchio Continente dipenda dalla capacità di abbracciare innovazioni come
l'idrogeno e l'AI, piuttosto che temerle.
Prospettive 2026
Guardando all'immediato futuro, il CFO
Markus Forschner
non nasconde le difficoltà: il 2026 non porterà venti favorevoli. Con una
crescita globale stimata al 2,3% e una pressione sui prezzi in aumento,
Bosch
si prepara a un altro anno di transizione. «Cominceremo a vedere effetti
positivi sul margine una volta migliorata la nostra situazione in termini di
costi», ha concluso Forschner. La rotta è tracciata, ma la navigazione
richiederà ancora polso fermo e sacrifici.