Bologna Città 30: annullato il limite di velocità, cosa sta succedendo

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21 gennaio 2026, 11.55
bologna zona 30 un cartello posto all'ingresso di una zona a velocità limitata per migliorare la sicurezza dei pedoni
Quella che doveva essere una svolta storica per la mobilità urbana di Bologna si è trasformata in un nuovo terreno di scontro politico e giuridico. A distanza di poco più di un anno dall’annuncio ufficiale della “Città 30”, il Tribunale Amministrativo Regionale dell’Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento che fissava il limite di velocità a 30 km/h su gran parte del territorio comunale. Una decisione che non mette in discussione i benefici sulla sicurezza stradale, ma che colpisce il metodo con cui il Comune ha agito.
Quando, nel giugno 2023, Palazzo d’Accursio aveva presentato la nuova politica della mobilità, lo aveva fatto con toni celebrativi: meno traffico, più sicurezza, una città più vivibile per pedoni e ciclisti. E, almeno secondo i numeri diffusi nei mesi successivi, i risultati sembravano confermare la bontà dell’iniziativa. Incidenti in calo, meno feriti e una drastica riduzione delle vittime sulle strade urbane: dati che avevano rafforzato la convinzione dell’amministrazione di essere sulla strada giusta.

Alla base della decisione il ricorso presentato dai tassisti

Il Tar, però, è intervenuto su un piano diverso. Accogliendo il ricorso presentato dai tassisti, i giudici amministrativi hanno stabilito che l’istituzione della Zona 30 così come concepita dal Comune non rispetta le norme del Codice della Strada. Il problema non è il limite in sé, né tantomeno la sua finalità, ma la sua applicazione generalizzata.
Secondo la normativa vigente, infatti, i limiti inferiori ai 50 km/h devono essere motivati e stabiliti caso per caso, strada per strada, e non estesi automaticamente a un’intera area urbana.
In altre parole, Bologna avrebbe forzato la mano, trasformando un’eccezione regolamentare in una regola generale. Un errore procedurale che, per il Tar, è sufficiente a far cadere l’intero impianto del provvedimento.

Le parole del sindaco e le polemiche suscitate dalla decisione

La reazione del sindaco non si è fatta attendere. Per il primo cittadino si tratta di una battuta d’arresto di natura burocratica, non di una bocciatura politica o sostanziale. L’obiettivo della Città 30 ha ribadito, resta invariato e risponde a una richiesta precisa: quella di aumentare la sicurezza sulle strade, soprattutto per gli utenti più vulnerabili. Un messaggio rafforzato dal richiamo alle famiglie delle vittime della strada, che da anni chiedono interventi strutturali e non simbolici.
La vicenda, tuttavia, ha immediatamente superato i confini locali. A livello nazionale, la decisione del Tar è stata salutata con soddisfazione dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, da tempo critico verso le politiche di riduzione generalizzata dei limiti di velocità. Una presa di posizione che ha riacceso il confronto ideologico tra chi vede nelle Zone 30 uno strumento di civiltà urbana e chi le considera un ostacolo alla mobilità e al lavoro.
Resta un dato difficilmente ignorabile: durante il periodo di applicazione del limite, Bologna ha registrato un calo significativo degli incidenti complessivi, una riduzione marcata delle vittime e un minor numero di feriti. Numeri che, pur non avendo valore giuridico, continuano ad alimentare il dibattito pubblico.
Ora il Comune dovrà decidere come muoversi: riscrivere il provvedimento, adeguandolo alle prescrizioni del Codice della Strada, oppure cercare una strada normativa diversa per riproporre il modello della Città 30. Quel che è certo è che la questione non si esaurisce con una sentenza. Bologna resta un laboratorio urbano osservato da molte altre città italiane, e il futuro della mobilità lenta passa anche da qui.
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