Come saranno i mezzi pesanti del futuro? È una
domanda che il settore automotive, e in particolare quello dei trasporti
industriali, si pone da anni, senza ancora una risposta definitiva. Il Diesel
resta oggi il punto di riferimento per l’autotrasporto a lunga percorrenza, non
tanto per mancanza di alternative teoriche, quanto per l’assenza di soluzioni
realmente scalabili, sostenibili e compatibili con i ritmi della logistica
moderna. Eppure, qualcosa si sta muovendo. E la Germania, ancora una volta, sta
provando a indicare una possibile direzione.
Negli ultimi anni, in tutta Europa si sono moltiplicati i
progetti sperimentali per consentire a veicoli elettrici (auto e mezzi pesanti)
di viaggiare senza le attuali limitazioni legate all’autonomia. In Italia, ad
esempio, si è lavorato sulla ricarica wireless dinamica: tratti
autostradali modificati per trasferire energia ai veicoli in movimento,
eliminando o riducendo le soste alle colonnine. Sul fronte dei camion, una
delle soluzioni più discusse è stata il Battery Swapping, ovvero la
sostituzione rapida del pacco batterie in stazioni dedicate, con tempi
dichiarati intorno ai 10 minuti.
Ma c’è anche un’altra strada, forse più radicale e allo
stesso tempo sorprendentemente “classica”: portare l’elettricità
direttamente sull’autostrada.
L’idea tedesca per i camion elettrici
La RWTH Aachen University, l’Università Tecnica di
Aquisgrana, sta lavorando da anni a un sistema di ricarica dinamica per camion
elettrici basato su una tecnologia tutt’altro che nuova: quella dei filobus. Il
progetto, finanziato dal Ministero Federale dell’Ambiente tedesco con circa 5,9
milioni di euro, si è svolto dal 2022 fino alla fine del 2025 e ha avuto
l’obiettivo di testare la fattibilità di una rete elettrica sospesa lungo le
autostrade.
Il principio di funzionamento è semplice, almeno sulla
carta. Lungo le corsie dedicate vengono installate linee elettriche aeree; i
camion, equipaggiati con un pantografo simile a quello dei treni o dei
filobus urbani, possono “agganciarsi” alla rete mentre viaggiano a velocità
autostradale. In questo modo il motore viene alimentato direttamente dalla
linea elettrica e, contemporaneamente, la batteria di bordo più piccola
rispetto a quella di un camion elettrico tradizionale si ricarica.
Il risultato? Durante la marcia in autostrada, la necessità
di fermarsi per ricaricare viene praticamente eliminata.
Uno degli aspetti più interessanti di questo sistema è la
sua flessibilità. Quando il camion deve uscire dall’autostrada, affrontare un
sorpasso o semplicemente percorrere tratti non elettrificati, il pantografo si
abbassa automaticamente e il veicolo continua a viaggiare sfruttando la
batteria. Ed è proprio qui che entrano in gioco i progressi dell’elettrico: le
autonomie stanno crescendo rapidamente e non mancano esempi concreti di
camion elettrici che hanno percorso fino a 50.000 km, dimostrando che il
trasporto a zero emissioni è già oggi tecnicamente possibile, anche senza
ricarica dinamica.
In questo scenario, l’eHighway non sostituisce
completamente la batteria, ma la ridimensiona e la affianca, riducendo peso,
costi e tempi morti.
Questa soluzione è realistica per il futuro?
La domanda, a questo punto, è inevitabile: sarà davvero
questo il futuro dei mezzi pesanti? L’adozione su larga scala di una simile
tecnologia comporterebbe investimenti enormi. Bisognerebbe elettrificare le
principali arterie europee, coordinare standard comuni tra i vari Paesi e
ripensare la progettazione dei camion, che dovrebbero essere tutti dotati di
pantografo e sistemi compatibili.
D’altra parte, i vantaggi potenziali sono difficili da
ignorare: riduzione drastica delle emissioni, minore dipendenza da batterie
di grandi dimensioni, continuità operativa per il trasporto a lunga distanza.
In un settore dove ogni minuto fermo costa denaro, poter “fare il pieno” mentre
si viaggia non è solo un sogno tecnologico, ma un’idea estremamente concreta.
Il mercato, come sempre, avrà l’ultima parola. Ma una cosa è
certa: il futuro dei mezzi pesanti non sarà una semplice evoluzione del
passato. Potrebbe passare, ancora una volta, da fili sopra le nostre teste.