Sembrava un azzardo, un divertissement per ingegneri, e invece si è trasformata in una delle imprese più clamorose e inaspettate del motorsport recente. Alla
24 Ore del Nürburgring, l'Inferno Verde ha emesso il suo verdetto: la
BMW M3 Touring, una station wagon adattata alle competizioni, non solo ha tenuto testa alle supersportive, ma ha addirittura battuto sul giro secco le sorelle concepite esclusivamente per le corse, le blasonate M4 GT3.
Un quinto posto che vale una vittoria
Portata in pista dal team Schubert Motorsport e affidata all'equipaggio composto da Jens Klingmann, Connor De Phillippi, Neil Verhagen e Ugo De Wilde, la vettura #81 ha chiuso la leggendaria maratona tedesca con un formidabile quinto posto assoluto, dominando senza appello la classe SP-X. Un risultato che ha mandato in frantumi i pronostici della vigilia, quando l'obiettivo dichiarato era a malapena centrare la top 10. E la gioia si è persino mescolata a un pizzico di rammarico: nel finale, con un podio che sembrava a portata di mano, l'arrivo della pioggia e la saggia decisione di amministrare il vantaggio hanno congelato le posizioni, impedendo un assalto finale alla top 3.
Il segreto del successo: questione di rigidità (e gomme)
Il vero shock per gli addetti ai lavori è però arrivato dal cronometro. La M3 Touring ha stampato un giro veloce di 8'13"580, rifilando quasi due secondi al miglior passaggio (8'15"405) della M4 GT3 del team Rowe, giunta poi quarta al traguardo. Ma come è possibile che una "familiare" superi una vettura nata per il GT3?
Il segreto risiede, paradossalmente, proprio nella sua architettura "atipica". La scocca allungata e l'imponente roll-bar hanno reso il telaio della Touring estremamente rigido. Se nei test iniziali questa caratteristica intimoriva i piloti, tra le gelide notti dell'Eifel si è rivelata l'arma letale: la maggiore rigidità ha permesso di trasferire più energia agli pneumatici Yokohama, mandandoli in temperatura in modo rapido e ottimale, laddove le M4 GT3 scivolavano faticando a trovare aderenza. A completare l'opera, un Balance of Performance (BoP) azzeccato, che ha garantito alla Touring una maggiore pressione del turbo compensando l'impostazione aerodinamica.
Una "follia" destinata a rimanere unica
Il capolavoro è stato coronato da una gestione di gara rasente la perfezione, "impeccabile al 95%" come l'ha definita Klingmann, macchiata solamente da una lieve penalità di 45 secondi per un'infrazione in regime di bandiere gialle.
Tuttavia, chi spera di rivedere la station wagon bavarese lottare per la gloria al Nordschleife resterà deluso. L'ultima brillante follia di BMW non avrà un seguito in gara su questo tracciato. Il progetto si chiuderà all'apice del successo, trasformandosi in una vera e propria tournée celebrativa: la M3 Touring farà la sua passerella prima della 24 Ore di Le Mans, sfilerà al Goodwood Festival of Speed e presenzierà alla tappa di MotoGP a Spielberg. Il giusto tributo per l'auto di famiglia che ha guardato dall'alto in basso le regine del motorsport.