F1, allarme rosso: il regolamento 2026 bocciato ancor prima di andare a Melbourne

Motorsport
23 febbraio 2026, 9.49
i piloti della F1 2026
I test pre-stagionali si sono appena conclusi con il miglior tempo di Charles Leclerc e di una ritrovata Ferrari e le casse con le nuove monoposto sono già in volo verso l'Australia per il debutto ufficiale, domenica 8 marzo. La nuova era della Formula 1 è finalmente scesa in pista: abbiamo visto le forme, ascoltato i motori e, soprattutto, letto i dati. E proprio dai dati emerge un quadro che rischia di trasformare la tanto attesa rivoluzione in un clamoroso autogol.
Se da un lato gli ingegneri si sono confermati dei maestri nell'aggirare i limiti imposti, dall'altro sotto il cofano si nasconde un problema che potrebbe rovinare lo spettacolo.

I punti fermi: aerodinamica e innovazione

Prima di analizzare le criticità, bisogna riconoscere che il nuovo corso tecnico ha portato anche una ventata d'aria fresca dopo la "soffocante" era dell'effetto suolo. I lati positivi non mancano:
  • Monoposto più agili: auto più piccole, con meno carico aerodinamico, ma sorprendentemente stabili.
  • Guida esaltante: Il ritorno a vetture più "guidabili" potrebbe esaltare nuovamente il puro talento del pilota (qui il commento di Hamilton)
  • Soluzioni estreme: aalle ali mobili di Alpine e Audi, fino alla geniale ala "macarena" della Ferrari, l'inventiva tecnica è tornata protagonista.

Le ombre: il paradosso dell'elettrico

Il vero tallone d'Achille della nuova Formula 1 si trova nella Power Unit. L'imposizione di un rapporto di potenza 50-50 tra motore endotermico e componente elettrica, unito all'abolizione del sistema MGU-H, ha creato vetture letteralmente "affamate" di energia.
I pochi duelli visti in pista hanno evidenziato una dinamica frustrante:
  • I piloti sono costretti a ricaricare la batteria in continuazione, persino durante il giro secco di qualifica.
  • Tecniche come il lift and coast (alzare il piede dall'acceleratore molto prima della curva) e la scalata in prima marcia per forzare il recupero di energia sono diventate una necessità asfissiante.
  • Il risultato? Una gestione dell'energia che limita pesantemente i sorpassi e castra l'azione in pista.

La "toppa" che fa discutere: un clamoroso passo indietro?

Per salvare la stagione, nel paddock circola una voce sempre più insistente, confermata a mezza bocca da diversi Team Principal: ridurre l'output di potenza elettrica.
Passare dagli attuali 350 kW a 300 o addirittura 250 kW permetterebbe di distribuire meglio l'energia nell'arco del giro. Con meno potenza scaricata istantaneamente, i piloti potrebbero spingere per più secondi (passando da circa 35 a 50 secondi di spinta elettrica) e avere persino un surplus per tentare i sorpassi.
Sembra la soluzione perfetta, ma c'è un enorme problema di fondo: equivale a rinnegare l'intero regolamento. Modificare il rapporto di potenza a ridosso del via significa ammettere che il principio cardine su cui sono state costruite queste auto era sbagliato fin dall'inizio.

Un regolamento "nato vecchio"

Per capire la gravità della situazione, bisogna guardare a come siamo arrivati fin qui. Le nuove regole furono scritte per attirare costruttori come Audi, puntando tutto sull'elettrificazione spinta (da qui il 50% di potenza elettrica e l'addio al complesso MGU-H).
Tutta la vettura è stata disegnata attorno a questa "fame" della batteria:
  1. Meno resistenza (Drag): gomme strette e auto più piccole servono unicamente a consumare meno energia.
  2. Aerodinamica attiva: le ali mobili non servono per toccare velocità folli, ma per ridurre la resistenza in rettilineo e risparmiare preziosi kilowatt.
Nel frattempo, però, il mondo reale è andato in un'altra direzione. Il boom dell'elettrico ha frenato bruscamente (Audi stessa ha recentemente chiuso una fabbrica di veicoli elettrici in Belgio) e il focus dell'industria si sta spostando sui carburanti sostenibili (e-fuels).
La Formula 1 si ritrova così con il classico cerino in mano: se anche si dovesse correggere in corsa la potenza del motore, le auto rimarrebbero ancorate a un concetto aerodinamico e telaistico figlio di una filosofia già rinnegata. Non esattamente la "rivoluzione" che ci era stata promessa.
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