Rimborsi in autostrada dal 1° giugno: la guida per riavere i soldi del pedaggio (con la beffa finale)

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18 maggio 2026, 10.48
addio pedaggio francia
L'incubo delle code in autostrada potrebbe diventare, se non meno frustrante, perlomeno meno dispendioso. A partire dal 1° giugno 2026, entra nel vivo una vera e propria rivoluzione per gli automobilisti italiani: scatta il diritto al rimborso del pedaggio per i ritardi causati da cantieri o blocchi del traffico.
La misura, introdotta dalla delibera n. 211/2025 dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART), obbliga i gestori a risarcire i viaggiatori per i disservizi subiti. Tuttavia, come sottolineato dal Codacons, il meccanismo nasconde delle criticità e una pesante incognita sui rincari futuri. Ecco una guida pratica e dettagliata per capire quando scatta il diritto al rimborso e come ottenerlo.

1. Rimborsi per ritardi da cantieri stradali

In questa prima fase, le regole si applicheranno solo ai percorsi gestiti interamente da un singolo concessionario. Per i viaggi che attraversano reti di gestori diversi bisognerà attendere il 1° dicembre 2026.
Il diritto al risarcimento varia in base alla lunghezza della tratta percorsa e all'entità del ritardo:
  • Tratte inferiori a 30 km: Il rimborso è garantito a prescindere dal tempo di ritardo accumulato.
  • Tratte tra i 30 e i 50 km: Il diritto scatta solo se il ritardo supera i 10 minuti.
  • Tratte superiori ai 50 km: Il rimborso è previsto per ritardi di almeno 15 minuti.
L'importo non sarà fisso, ma calcolato tramite coefficienti stabiliti dall'ART che valutano l'impatto effettivo del cantiere e lo scostamento orario generato. I rimborsi superiori a 10 centesimi verranno accumulati ed erogati al raggiungimento della soglia minima di 1 euro.
Le eccezioni (quando il rimborso non spetta):
  • Se sulla tratta è già attiva una riduzione generalizzata del pedaggio.
  • In caso di cantieri emergenziali causati da eventi imprevedibili (incidenti, maltempo estremo, dissesti idrogeologici, attività di soccorso).
  • Inizialmente, sono esclusi dai rimborsi i disagi causati dai cosiddetti "cantieri mobili".

2. Rimborsi per blocco totale del traffico

Se l'autostrada si trasforma in un parcheggio a causa di un blocco totale della circolazione, le soglie di rimborso diventano fisse e progressive:
  • Tra i 60 e i 119 minuti di blocco: rimborso del 50% del pedaggio.
  • Tra i 120 e i 179 minuti di blocco: rimborso del 75%.
  • Oltre i 180 minuti (3 ore o più): rimborso integrale del 100%.

3. Come presentare la richiesta: la procedura

Sebbene l'ART avesse previsto la creazione di un'App unica nazionale per centralizzare tutte le richieste, il Codacons denuncia che tale strumento non è ancora pronto. Di conseguenza, gli automobilisti dovranno interfacciarsi direttamente con i singoli concessionari.
Ecco cosa devono garantire i gestori per legge:
  1. Canali digitali e fisici: Ogni concessionario deve avere una sezione specifica e ben visibile sul proprio sito web dedicata ai rimborsi, oltre a un numero telefonico dedicato o a punti fisici di assistenza.
  2. Abbonamenti: Chi possiede un abbonamento pendolari e subisce disagi continuativi per lavori stradali, ha il diritto di recedere dal contratto ottenendo la restituzione della quota non goduta.
  3. Tempi certi: Il gestore ha un massimo di 20 giorni dalla ricezione della domanda per comunicare l'accoglimento (con relativo importo) o il rigetto motivato della richiesta.

La beffa: saremo noi a pagarci i rimborsi?

L'associazione dei consumatori lancia però un grave allarme sulle clausole di salvaguardia previste dalla delibera ART, che rischiano di trasformare questa vittoria in un boomerang per le tasche degli automobilisti.
Le società autostradali, infatti, potranno scaricare il costo dei rimborsi sulle tariffe dei pedaggi. Nello specifico:
  • Per i ritardi da cantiere, i gestori potranno recuperare tramite rincari il 100% della spesa fino al 2027 (percentuale che scenderà gradualmente al 75% nel 2028, 50% nel 2029 e 25% nel 2030).
  • Per i blocchi del traffico, il recupero totale è concesso se il gestore dimostra la causa di forza maggiore e di aver fatto tutto il possibile per limitare il disagio.
In sintesi, avverte il Codacons, il rischio concreto è che l'automobilista riceva il risarcimento oggi, per poi ripagarlo con gli interessi l'anno prossimo ai caselli.
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