L'Italia dei motori è tornata a sognare in grande. Con la sua splendida e strameritata
vittoria al Gran Premio della Cina,
Andrea Kimi Antonelli ha interrotto un digiuno tricolore sul gradino più alto del podio di F1 che durava da quasi vent'anni. Una consacrazione assoluta per un talento purissimo, lo stesso che ha spinto Toto Wolff a scommettere su di lui per raccogliere la pesantissima eredità del recordman Lewis Hamilton in Mercedes.
Il cuore diviso dei tifosi italiani
Oggi, gli appassionati italiani vivono un affascinante paradosso sportivo: tifare per la storica scuderia rivale pur di sostenere il nuovo fenomeno di casa nostra. Una dicotomia che lo stesso Antonelli affronta con grande rispetto e maturità. In una recente intervista al Corriere dello Sport, il pilota ha usato parole al miele per il Cavallino Rampante:
"Non voglio mettere in ombra nessun mito, la Ferrari resta la Ferrari, immensa. Capisco tutto l’amore per la Rossa, ma è bello che i tifosi sappiano che io ho trovato in Mercedes una famiglia, che mi ha scelto quando ero adolescente e mi ha messo nelle condizioni di crescere al meglio".
Il clamoroso "Sliding Doors" con Maranello
Eppure, le strade di Antonelli e della scuderia emiliana si erano incrociate molto prima del suo approdo alla corte di Stoccarda. A svelare i contorni di quello che oggi suona come un colossale rimpianto è stato l'ex presidente Luca Cordero di Montezemolo ai microfoni di Sky: "Sono molto arrabbiato e dispiaciuto che non sia alla Ferrari, anche perché so che Massimo Rivola voleva sceglierlo".
Infatti, la Ferrari arrivò sul talento bolognese prima della Mercedes. Come ricordato dallo stesso Kimi a Sport Mediaset, i primi contatti avvennero quando aveva solo 10-11 anni. All'epoca, da promessa del karting, fu persino invitato a Maranello, dove ebbe l'occasione di provare il simulatore riservato ai ragazzi dell'Academy.
Quel "no" fatale e l'intuizione di Toto Wolff
Se era tutto pronto per l'ingresso nel vivaio rosso, cosa andò storto? La risposta è arrivata dal padre del pilota, Marco Antonelli, in un'intervista del 2025 al Resto del Carlino. Fu Maurizio Arrivabene, all'epoca a capo del reparto corse, a bloccare l'operazione, giudicando il ragazzino ancora troppo piccolo per un passo del genere.
Una rigidità che non apparteneva alla Mercedes. Pochi mesi dopo, a fine 2017, entrò in scena Toto Wolff. Come confermato anche dal manager Giovanni Minardi alla Gazzetta dello Sport, il team tedesco fu l'unico a mettere sul piatto garanzie concrete per il futuro del ragazzo. Un azzardo visionario che oggi, guardando il gradino più alto del podio in Cina, sta ripagando ogni singola aspettativa.