Una rivoluzione attesa da decenni dai collezionisti: via
libera alla riproduzione fedele delle targhe originali anche per i veicoli
ante-1952, identiche per materiali e design. E cambia anche la burocrazia:
niente più stop forzato in attesa dell'immatricolazione.
Per anni è stato l'incubo di ogni purista del motorismo
storico: vedere un capolavoro degli anni '30 o '40 rovinato esteticamente
dall'applicazione di una targa moderna, rettangolare e riflettente, fredda e
anacronistica. Da oggi, quell'era è finita.
Con una mossa che pone l'Italia all'avanguardia mondiale
nella tutela del patrimonio automobilistico, il Ministero delle Infrastrutture
e dei Trasporti ha ufficializzato una svolta epocale: il via libera alla
produzione delle targhe storiche anche per i veicoli costruiti prima del
1952. Non si tratta di semplici repliche decorative, ma di documenti
ufficiali di circolazione che riproducono fedelmente quelle dell'epoca, sia nel
design grafico che nei materiali utilizzati (spesso metallo pesante o
lavorazioni artigianali ormai in disuso).
Stop alla burocrazia: l'auto non si ferma più
La novità, resa operativa a seguito della circolare n. 33941
del 20 novembre 2025, risolve anche un annoso problema burocratico. Grazie alla
collaborazione tra Direzione Generale per la Motorizzazione, ACI, Ministero
dell’Economia e Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS), le procedure
di assegnazione sono state snellite. Il cambio di passo più rilevante riguarda
la continuità di utilizzo: la nuova normativa permette di presentare la
richiesta di immatricolazione e, nell'attesa che la targa storica venga
materialmente prodotta, il veicolo potrà continuare a circolare. Viene
così eliminato il fastidioso "fermo tecnico" che costringeva i
proprietari a tenere le auto in garage in attesa dei sigilli.
Un primato italiano
L'Italia diventa così uno dei pochissimi Paesi al mondo a
garantire ai veicoli storici certificati (tramite ASI, FMI e i Registri Storici
Alfa Romeo, Fiat e Lancia) il diritto di montare targhe conformi all'originale
con piena efficacia legale. «Sono orgoglioso di aver accompagnato questo
percorso», ha dichiarato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo
Salvini. «Sapere che alcune migliaia di italiani possono impreziosire il
proprio mezzo è qualcosa che mi riempie di gioia, perché non rappresenta solo
il passato, ma anche un presente e un futuro che fa grande l'Italia».
Sulla stessa linea Paolo Perrone, Presidente
dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, che ha sottolineato l'eccellenza
tecnica dell'operazione: «L’Ente si conferma uno dei primi al mondo a
realizzare questo tipo di repliche conformi agli originali, certificate in fede
pubblica».
Il nodo dei ciclomotori e la sfida UNESCO
Se per le auto la battaglia è vinta, restano aperti altri
fronti. Alberto Scuro, Presidente dell'ASI (Automotoclub Storico
Italiano), pur lodando il risultato raggiunto, ha rilanciato su due temi caldi.
Il primo è il sostegno alla candidatura UNESCO per due icone nazionali: la Fiat
500 e la Piaggio Vespa. Proprio su quest'ultima, Scuro ha evidenziato un vuoto
normativo: «Sarebbe fondamentale rendere possibile anche il riconoscimento dei
ciclomotori tramite il Certificato di Rilevanza Storica, che ad oggi non è
previsto. Oltre alla Vespa, sono tantissimi i ciclomotori che hanno scritto la
storia e necessitano di tutela».
La strada è tracciata: ridare dignità storica ai mezzi che
hanno costruito l'Italia, targa dopo targa.