FIAT-Abarth 750 Record Bertone. La capostipite

Storiche
06 marzo 2026, 8.30
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La FIAT-Abarth 750 Record Bertone debuttò in forma statica al Salone di Torino il 21 aprile 1956. L’affilata monoposto color argento fu esposta nello stand Abarth accanto alle 215/A Coupé e 216/A Spider, dalle quali derivava il pianale in lamiera scatolata (385 kg totali). La carrozzeria, disegnata da Franco Scaglione, era invece realizzata da Bertone.
La linea, fortemente appiattita, ricordava quella di una sorta di disco volante rialzato nella parte mediana, dalla quale emergevano il cupolino trasparente del posto guida e una grande deriva posteriore. All’epoca alle derive si attribuivano funzioni stabilizzatrici alle alte velocità, anche se in realtà, nel piccolo bolide, l’appendice caudale serviva principalmente a ospitare il motore.
Il propulsore era quello della FIAT 600 derivazione Abarth 750, montato dietro a sbalzo come nelle FIAT 600 di serie: un 4 cilindri in linea verticali, con alesaggio e corsa di 61 x 64 mm, alimentato da carburatore Weber 32 IMP e capace di 47 CV a 6000 giri/minuto. Anche sospensioni, ruote, sterzo e molti altri organi meccanici provenivano dalla 750.
Tuttavia mancavano i freni anteriori, il cambio aveva una marcia in meno (3 marce più retromarcia) e il rapporto finale era molto lungo, in considerazione del fatto che l’automobile avrebbe mantenuto velocità elevate ma pressoché costanti, rallentando solo per il rientro ai box. La 750 Record attirò molti sguardi, stupì il pubblico e fece molto parlare di sé, assolvendo pienamente al compito di creare interesse attorno al marchio dello Scorpione, nella tradizione delle show car di Carlo Abarth.

A caccia di record

Il costruttore aveva programmato di replicare lo spettacolo lontano dai saloni, portando il bolide in pista per dare la caccia ai primati di velocità e durata della classe H (500–750 cc). In questo modo avrebbe attirato ulteriore attenzione sul marchio, dimostrando la validità dei kit di elaborazione Abarth.
Spente le luci del Salone, la vettura iniziò immediatamente prove e collaudi. Inizialmente le operazioni si svolsero sull’autostrada Torino-Milano, per poi spostarsi sull’anello di alta velocità dellAutodromo di Monza. Alle prove presenziarono, con evidente coinvolgimento tecnico ed emozionale, sia Carlo Abarth sia Nuccio Bertone. La presenza di quest’ultimo aveva anche un altro significato: considerato il suo passato da pilota, il celebre carrozziere era stato invitato da Carlo Abarth a guidare il bolide nei tentativi di primato. Bertone effettuò alcuni giri di prova a Monza, ma successivamente abbandonò lidea.
Durante le prove, la carrozzeria della 750 Record subì numerose modifiche, soprattutto alle prese daria e ai flussi di raffreddamento interni. Alla fine la pinna posteriore fu ridotta e dotata di ampie griglie forate per l’evacuazione dellaria; lo stesso trattamento interessò vaste zone dello specchio di poppa. L’esperienza consigliò inoltre di proteggere la parte superiore del cupolino con un rivestimento color argento per ridurre l’irraggiamento solare sul capo del pilota. Infine, in previsione dei record di lunga durata con guida notturna, furono aggiunti due fari protetti da griglie nella parte centrale del muso. I numerosi ritocchi resero necessaria una nuova verniciatura: il rosso con due fasce bianche longitudinali sostituì il grigio metallizzato monocromatico iniziale.

Pubblicità con piloti e giornalisti al volante

Il primo tentativo di record si svolse il 17 e 18 giugno sulla distanza delle 24 ore. Vento, pioggia e nebbia nelle prime ore del mattino complicarono il lavoro dei piloti Remo Cattini, Umberto Maglioli, Mario Poltronieri e Alfonso Thiele, che si alternarono alla guida. Nonostante tutto, nelle 24 ore furono percorsi 3.743,642 km alla media di 155,985 km/h, conquistando per la Casa dello Scorpione il primo di una lunga serie di primati internazionali.
I comunicati ufficiali e la pubblicità Abarth dell’epoca riportarono anche la conquista dei record sui 3.000 km e 4.000 km, non omologati dalla FIA perché non previsti dal regolamento. Tuttavia, anche come record nazionali, contribuirono a rafforzare l’eccezionalità dellimpresa.
Il meglio doveva però ancora arrivare. Una settimana dopo, la genialità comunicativa di Carlo Abarth raggiunse nuovi livelli: per dare eco internazionale all’impresa coinvolse, come protagonisti di una nuova seduta di record, i giornalisti delle principali testate europee. Così il francese Bernard Cahier, il belga Paul Frère, lo svizzero Walter Honegger, l’italiano Giovannino Lurani, il tedesco Hans Wieselmann e l’inglese Gordon Wilkins furono chiamati a guidare personalmente la piccola Abarth.

Sei record con qualche intoppo

Come previsto da Abarth, ogni giornalista-pilota fu entusiasmato dallimpresa e ne testimoniò l’esperienza sulle riviste specializzate, veicolando l’immagine di eccellenza del bolide equipaggiato con i particolari di elaborazione per FIAT 600 disponibili sul mercato. Carlo Abarth diede ulteriore risalto all’episodio nell’opuscolo ufficiale per il lancio della FIAT 750 Abarth e dei kit di trasformazione.
Non tutto, però, filò liscio. Dopo sette ore di marcia regolare alla media di 162 km/h, una valvola si bloccò a causa di una errata regolazione del gioco. L’inconveniente non fermò Carlo Abarth, che ordinò immediatamente la sostituzione del motore. L’unico disponibile apparteneva a una FIAT 600 Abarth 750 di serie, con 40 CV, in allestimento per un cliente.
Il tentativo riprese, ma continuarono i problemi: l’impianto elettrico costrinse a frequenti soste per ricaricare la batteria e obbligò i piloti a guidare senza fari durante la notte. Anche in questo caso Carlo Abarth intervenne con ingegno e determinazione, illuminando la pista con fiaccole e torce. Nel frattempo i giornalisti-piloti avevano lasciato Monza per raccontare l’impresa, sostituiti dai piloti ufficiali della Casa.
Nonostante le difficoltà, il bolide bianco e rosso conquistò altri cinque primati: 5000 km alla media di 145,175 km/h, 5000 miglia alla media di 145,21 km/h, 10.000 km alla media di 140,658 km/h, 48 ore alla media di 145,394 km/h, 72 ore alla media di 140,632 km/h. Sorprendente anche il consumo di carburante: 6 litri per 100 km, pari a 16,6 km/l alla velocità di 150 km/h. Il bilancio finale fu straordinario: sei record conquistati e una velocità massima di 190 km/h.
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