La
FIAT-Abarth
750 Record Bertone debuttò in forma statica al
Salone
di Torino il 21 aprile 1956. L’affilata
monoposto color argento fu esposta nello
stand Abarth accanto alle
215/A Coupé
e
216/A Spider, dalle quali derivava il
pianale in lamiera scatolata
(
385 kg totali). La
carrozzeria, disegnata da
Franco Scaglione,
era invece realizzata da
Bertone.
La linea, fortemente appiattita, ricordava quella di una sorta di disco volante
rialzato nella parte mediana, dalla quale emergevano il cupolino trasparente
del posto guida e una grande deriva posteriore. All’epoca alle derive si attribuivano funzioni
stabilizzatrici alle alte velocità, anche se in realtà, nel piccolo bolide,
l’appendice caudale serviva principalmente a ospitare il motore.
Il propulsore era quello della FIAT 600 derivazione Abarth 750,
montato dietro a sbalzo come nelle FIAT 600 di serie: un 4
cilindri in linea verticali, con alesaggio e corsa di 61 x 64 mm,
alimentato da carburatore Weber 32 IMP e capace di 47 CV a 6000
giri/minuto. Anche sospensioni, ruote, sterzo e molti altri organi
meccanici provenivano dalla 750.
Tuttavia mancavano i freni
anteriori, il cambio
aveva una marcia in meno (3 marce più retromarcia) e il rapporto finale era molto lungo, in
considerazione del fatto che l’automobile
avrebbe mantenuto velocità elevate ma pressoché costanti,
rallentando solo per il rientro ai box. La 750 Record attirò molti sguardi, stupì il pubblico e fece
molto parlare di sé, assolvendo pienamente al compito di creare
interesse attorno al marchio dello Scorpione, nella tradizione delle show
car di Carlo Abarth.
A caccia di record
Il costruttore aveva programmato di replicare
lo spettacolo lontano dai saloni, portando il bolide in pista per
dare la caccia ai primati di velocità e durata della classe H (500–750 cc).
In questo modo avrebbe attirato ulteriore attenzione sul marchio, dimostrando
la validità dei kit di elaborazione Abarth.
Spente le luci del Salone, la vettura
iniziò immediatamente prove e collaudi. Inizialmente le operazioni si
svolsero sull’autostrada
Torino-Milano, per poi spostarsi sull’anello di alta velocità dell’Autodromo di Monza.
Alle prove presenziarono, con evidente coinvolgimento tecnico ed emozionale,
sia Carlo Abarth sia Nuccio Bertone. La presenza di quest’ultimo aveva anche un altro significato: considerato il suo
passato da pilota, il celebre carrozziere era stato invitato da Carlo
Abarth a guidare il bolide nei tentativi di primato. Bertone effettuò alcuni
giri di prova a Monza, ma successivamente abbandonò l’idea.
Durante le prove, la carrozzeria
della 750 Record subì numerose modifiche,
soprattutto alle prese d’aria e ai flussi di raffreddamento interni. Alla fine la
pinna posteriore fu ridotta e dotata di ampie griglie forate
per l’evacuazione dell’aria;
lo stesso trattamento interessò vaste zone dello specchio di poppa. L’esperienza consigliò inoltre di proteggere la parte
superiore del cupolino con un rivestimento color argento per
ridurre l’irraggiamento
solare sul capo del pilota. Infine, in
previsione dei record di lunga durata con guida notturna, furono
aggiunti due fari protetti da griglie nella parte centrale del muso.
I numerosi ritocchi resero necessaria una nuova verniciatura: il rosso
con due fasce bianche longitudinali sostituì il grigio
metallizzato monocromatico iniziale.
Pubblicità con piloti e giornalisti al
volante
Il primo tentativo di record si
svolse il 17 e 18 giugno sulla distanza delle 24 ore. Vento,
pioggia e nebbia nelle prime ore del mattino complicarono il lavoro dei
piloti Remo Cattini, Umberto Maglioli, Mario Poltronieri e Alfonso Thiele,
che si alternarono alla guida. Nonostante tutto, nelle 24 ore furono percorsi 3.743,642
km alla media di 155,985 km/h, conquistando per la Casa dello
Scorpione il primo di una lunga serie di primati internazionali.
I comunicati ufficiali e
la pubblicità Abarth
dell’epoca riportarono anche la conquista
dei record sui 3.000 km e 4.000 km, non omologati dalla FIA
perché non previsti dal regolamento. Tuttavia, anche come record
nazionali, contribuirono a rafforzare l’eccezionalità dell’impresa.
Il meglio doveva però ancora arrivare.
Una settimana dopo, la genialità comunicativa di Carlo Abarth raggiunse
nuovi livelli: per dare eco internazionale all’impresa coinvolse, come protagonisti di una nuova seduta di
record, i giornalisti delle principali testate europee. Così il francese
Bernard Cahier, il belga Paul Frère, lo svizzero Walter
Honegger, l’italiano Giovannino Lurani, il tedesco Hans Wieselmann e l’inglese
Gordon Wilkins furono chiamati a guidare personalmente la piccola
Abarth.
Sei record con qualche intoppo
Come previsto da Abarth, ogni giornalista-pilota
fu entusiasmato dall’impresa e ne testimoniò l’esperienza sulle riviste specializzate, veicolando l’immagine di eccellenza del bolide equipaggiato con i particolari
di elaborazione per FIAT 600 disponibili sul mercato. Carlo Abarth diede
ulteriore risalto all’episodio
nell’opuscolo ufficiale per il lancio della FIAT 750 Abarth e dei kit di
trasformazione.
Non tutto, però, filò liscio. Dopo sette
ore di marcia regolare alla media di 162 km/h, una valvola si
bloccò a causa di una errata regolazione del gioco. L’inconveniente non fermò Carlo Abarth, che ordinò immediatamente la sostituzione del motore. L’unico
disponibile apparteneva a una FIAT 600 Abarth 750 di serie, con 40 CV,
in allestimento per un cliente.
Il tentativo riprese, ma continuarono
i problemi: l’impianto
elettrico costrinse a frequenti soste
per ricaricare la batteria e obbligò i piloti a guidare senza fari
durante la notte. Anche in questo caso Carlo Abarth intervenne con ingegno e
determinazione, illuminando la pista con fiaccole e torce. Nel
frattempo i giornalisti-piloti avevano lasciato Monza per raccontare l’impresa, sostituiti dai piloti ufficiali della Casa.
Nonostante le difficoltà, il bolide
bianco e rosso conquistò altri cinque primati: 5000 km alla media di
145,175 km/h, 5000 miglia alla media di 145,21 km/h, 10.000 km
alla media di 140,658 km/h, 48 ore alla media di 145,394 km/h, 72 ore
alla media di 140,632 km/h. Sorprendente anche il consumo di
carburante: 6 litri per 100 km, pari a 16,6 km/l alla velocità
di 150 km/h. Il bilancio finale fu straordinario: sei record
conquistati e una velocità massima di 190 km/h.