Autoappassionati Classic - Austin-Healey 3000 "2083 NX", da elegante roadster a sorpresa nel motorsport

Storiche
25 febbraio 2026, 9.20
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Il mondo dell'automobile storica è pieno di vetture da corsa iconiche, che sono rimaste nell'immaginario collettivo per imprese iconiche, vittorie irripetibili e per aver segnato il proprio periodo storico. Oltre alle "vetture copertina", però, ci sono anche altre auto, magari meno note al grande pubblico, che hanno ottenuto grandi risultati senza prendersi gli onori della cronaca. 
Un esempio lampante di ciò è la protagonista dell'appuntamento di oggi di Autoappassionati Classic, la Austin-Healey 3000. La "Big Healey", così nota tra gli appassionati per le dimensioni e il motore 3.0 sei cilindri pensati (anche) per il mercato americano e contrapposta alle piccole Sprite, non fu solo un'auto di grande successo su strada, ma anche nelle competizioni.
Dopo i primi successi delle precedenti 100, infatti, la 3000 si posizionò con successo tra le auto più amate sia in pista che nei rally, dove riuscì a ritagliarsi una schiera di piloti affezionati che la utilizzarono sia nelle gare di durata come a Sebring, a Le Mans e a Bathurst, in Australia, che nei rally, dove conquistò diverse vittorie di classe e assolute. Questo esemplare ne è un vero e proprio esempio vivente, avendo un pedigree di auto da gara sia quando era nuova che, in tempi più recenti, nelle competizioni dedicate alle auto storiche.
Questa Austin-Healey 3000 del 1959 che vedete nel video dedicato a lei sul nostro canale YouTube è stata utilizzata in diverse forme nella sua lunga storia di automobile da corsa. Vincente sia nei rally che, soprattutto, in pista, è nota tra gli appassionati inglesi come 2083 NX, riprendendo il numero di targa come "nome" della vettura, come da tradizione britannica. Scopriamo com'è fatta questa splendida sportiva inglese in un nuovo appuntamento di Autoappassionati Classic

La storia (in breve) della Austin-Healey 3000

Prima di conoscere nel dettaglio la 2083 NX, è doveroso raccontare a chi non conoscesse la 3000 cosa sia questa affascinante sportiva britannica a due posti secchi con una linea così distintiva. Questa piccola roadster a due posti è una delle sportive inglesi più amate degli anni '50 e '60. Disegnata da Donald Healey, geniale designer che, dopo varie esperienze (la più memorabile in Triumph) decise di mettersi in proprio.
Negli anni '40 fondò la sua Casa automobilistica, la Healey Motor Company, per realizzare vetture sportive e di classe, nel 1952 si accordò con Austin, divisione del colosso britannico BMC, per la realizzazione di sportive dallo stile inconfondibile utilizzando la meccanica di grande serie di uno dei brand più amati e popolari del Regno Unito. 
Donald Healey
Il geniale Donald Healey di fianco alla prima Austin-Healey, la 100
Dalla nascita di questa joint-venture nacque la Austin-Healey, che utilizzò l'esperienza fatta nella sua precedente avventura, la Nash-Healey, per realizzare la meccanica della grande Austin A90 Atlantic, con motore quattro cilindri e uno stile, disegnato dallo stesso Healey, che utilizzava già gli stilemi delle Austin-Healey più grandi: calandra a rombo, fari tondi avanzati, posteriore discendente e parabrezza bassissimo. 
Nacque così, nel 1953, la Austin-Healey 100, assemblata all'interno della storica fabbrica Austin di Longbridge con carrozzerie costruite dalla Jensen Motors di West-Bromwich. Dopo il buon successo della 100, nel 1956 arrivà la 100-6, la prima con motore sei cilindri, pensata per avere successo sul mercato americano, sempre "affamato" di cavalli, e dopo un ulteriore successo arrivò nel 1959 la Austin-Healey 3000, l'ultima evoluzione delle "Big Healey", le più grandi vetture costruite dalla Casa britannica. 
La 3000 è una roadster a due posti (o 2+2, scegliendo la BT7) dallo stile personale ed elegante, con una presa d'aria anteriore ora più allungata e ovale, mentre il cofano è bombato per fare spazio al motore che c'è sotto il cofano. Come sulla 100-6, infatti, qui sotto batte il 2.9 sei cilindri in linea Austin C-Series, utilizzato da diverse vetture di alta gamma del Gruppo BMC, e che sulla 3000 trova la sua dimensione più aggressiva. 
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Prodotta in quattro generazioni tra il 1959 e il 1967, in quell'anno è stata accantonata per lasciare spazio ad una nuova vettura, più moderna, la MGC, dotata ancora di motore sei cilindri ma con telaio monoscocca.
La 3000, infatti, è ancora una sportiva d'altri tempi, con telaio a traliccio e carrozzeria imbullonata (prodotta ancora dalla Jensen), trazione posteriore e cambio manuale a 4 marce. La 3000 è dotata di freni a disco all'anteriore, e il suo successo è quasi interamente concentrato in Nord America, con quasi il 90% di tutta la produzione esportato negli Stati Uniti. 

Da roadster "per l'America" ad auto da corsa di successo

Se, infatti, nel Regno Unito e in Europa erano più amate le Healey più piccole, come l'indimenticabile Sprite (spinta dal motore Austin A-Series derivato da quello della Mini), le Big Healey erano popolari in America, forti anche di una certa affidabilità data dal robusto sei cilindri C-Series. Nonostante le dimensioni relativamente generose per l'epoca sia in termini di lunghezza (sfiora i 4 metri) che di peso (siamo intorno ai 1.150 kg in ordine di marcia), il potente sei cilindri e le possibilità dell'ottimo telaio trasformarono la 3000 in una delle Austin-Healey più vincenti sui campi da gara.
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Portata sia in pista che nei rally dal team ufficiale BMC, la Austin-Healey 3000 diventò un'auto molto popolare nelle gare di durata, dove la relativa facilità di guida e il potente sei cilindri la rendevano un'ottima scelta per i gentlemen drivers, che nei rally, dove la buona agilità del telaio compensava delle dimensioni relativamente grandi per un'auto inglese, ma ancora ridotte rispetto alle rivali straniere.
L'esemplare che abbiamo qui, di proprietà del nostro amico e collezionista svizzero C.T., sfoggia il colore classico delle auto da corsa del Gruppo BMC, il rosso "Chili". Perché questo rosso così acceso e non il British Racing Green? Per differenziarsi da tutte le altre Case automobilistiche inglesi, che "vestivano" le loro auto di verde.
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All'epoca, la Austin-Healey 3000 fu molto apprezzata, cogliendo ottimi piazzamenti a Sebring, Le Mans e Bathurst nelle gare di durata, e confermando le sue potenzialità anche nei rally. La carriera della 3000, però, si interruppe bruscamente nel 1965, quando l'ascesa della Mini Cooper S diede a BMC una vera arma contro lo strapotere delle rivali soprattutto in ambito rallistico.

Cosa vuol dire "2083 NX"?

Vi siete chiesti perché, per le auto da corsa inglesi più importanti, è proprio il numero di targa l'identificazione principale? Questo perché le vetture che competono nelle categorie turismo e, soprattutto, nei rally erano a tutti gli effetti automobili omologate per la circolazione, e "vestivano" la propria targa non solo per obbligo, ma anche per rendere i singoli esemplari più riconoscibili. 
Questa consuetudine ha portato così alla nascita di esemplari celeberrimi nella storia dell'automobile. Un esempio? La Mini Cooper S che, nel 1964, vinse il Rallye di Monte Carlo con Paddy Hopkirk al volante, diventata famosa in tutto il mondo con il suo numero di targa, 33 EJB. Questa nomenclatura, poi, permette di tracciare una storia precisa di una singola auto, come nel caso della "nostra" 2083 NX
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Si trovano, infatti, foto dell'epoca della vettura impegnata in pista e nei rally, con diverse colorazioni, da un classico grigio all'attuale verniciatura Chili Red, priva di parabrezza e hardtop e con carrozzeria "barchetta". Dopo aver gareggiato negli anni '60 e '70, questa 2083 NX si è data alle corse per auto storiche, con ottimi piazzamenti e, negli ultimi anni, una completa revisione a livello meccanico e telaistico. 
Nella sua storia ha avuto diversi proprietari tra Regno Unito ed Europa, ed è stata interessata anche da qualche incidente di percorso. Tra le splendide foto d'archivio che ci ha condiviso il suo proprietario, infatti, troviamo anche qualche scatto della vettura in un cortile britannico con una fiancata rovinata, priva di un faro e con gli evidenti segni di un incidente.
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Restaurata e riverniciata diverse volte, questo esemplare porta dentro di sé l'esperienza di un'auto che ha corso per 30 anni, dagli anni '60 agli anni '90, per poi essere utilizzata ancora in pista successivamente fino ad oggi in maniera (leggermente) più saltuaria. 

Quasi 250 CV su meno di 1.000 kg di peso: questa Austin-Healey sa ancora il fatto suo 

Dotata dell'immancabile guida a destra, di splendidi cerchi a raggi e di una meccanica completamente rivista, questa 3000 non è la solita Austin-Healey. Si tratta di un esemplare del 1960, che per essere più competitiva è stata completamente rivista dal suo attuale proprietario. La base di partenza è quella di tutte le 3000, con telaio separato dalla carrozzeria prodotta dalla Jensen, alla quale si aggiunge la presenza di un hardtop che le permette di essere più efficace in pista. 
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Non è stata trascurata la sicurezza, essendoci tutti i sistemi anti-incendio, rollbar e connettori di ultima generazione per quanto riguarda serbatoio e alimentazione, in modo da renderla conforme alle ultime disposizioni della FIA per le competizioni di automobili storiche. A livello estetico, poi, spiccano la presenza di una mascherina vuota, con i fori per il condotto dell'aria verso i carburatori e per il radiatore a vista, così come l'assenza dei paraurti cromati e la presenza, sulle lenti dei fari, del nastro adesivo rosso, per evitare che i vetri della lente si perdano in caso di contatto. 
A livello meccanico, la vettura è stata completamente alleggerita, con cofano anteriore e portellone posteriore, portiere e passaruota anteriori e posteriori in alluminio. Questo lavoro di alleggerimento, unito all'abitacolo ridotto all'essenziale, porta il peso della 2083 NX sotto i 1.000 kg di peso, tra i 960 e i 970 kg. Anche il motore è stato rivisto, per migliorare le prestazioni del 2.9 di serie.
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La testata, per cominciare, è in alluminio, mentre l'alimentazione è garantita da tre carburatori Weber, mentre albero motore, bielle, volano e pistoni sono realizzati con materiali pensati per l'utilizzo agonistico. Il risultato è un sei cilindri in linea che, nei test al banco prova, eroga 274 CV DIN. Il cambio è il classico quattro marce, e grazie all'unione tra un peso contenuto e questo motore preparato la rendono ancora estremamente competitiva, soprattutto nelle piste più strette e tortuose, dove la piccola Austin-Healey riesce a dare del filo da torcere a vetture ben più moderne. 
All'interno, la leva del cambio rialzata è affiancata da un volante sportivo a calice, mentre l'unico sedile Recaro è montato molto in basso, come si conviene ad un'auto da corsa. Non mancano, poi, diversi interruttori sulla plancia, dal comando per attivare la pompa benzina o l'accensione fino agli interruttori per le luci anteriori e per la luce posteriore lampeggiante da utilizzare in caso di gara sotto la pioggia. 
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L'esperienza di guida? A discapito delle dimensioni e degli oltre 60 anni di età, la Austin-Healey 3000 è un'auto che si fa ancora apprezzare, soprattutto in questa veste "preparata". Grazie agli oltre 270 CV al banco, è una macchina che sa farsi valere sul dritto, con un sound davvero aggressivo dato dai tre carburatori Weber e dall'inconfondibile tono di un sei cilindri in linea, ma che da il massimo nel misto, dove riesce ad avere un passo simile a quello di vetture molto più moderne di potenza simile o superiore.
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I freni sono da "pestare", ma non sentono il peso degli anni, e il comportamento dinamico è molto più pulito e progressivo di quanto ci si possa aspettare. Complici le gomme da gara (seppur con intagli e non slick, in rispetto delle norme FIA), infatti, in curva non ha né sottosterzo né sovrasterzo.
Il comportamento pulito è pulito e, appena si appoggia il gas, permette di chiudere le traiettorie con l'utilizzo del gas, esibendosi in dei sovrasterzi progressivi e non esagerati, più improntati alla velocità che allo spettacolo. Questa piccola sportiva degli anni '60 ha uno stile classico, ma non è la due posti da passeggio che può sembrare al primo sguardo.
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