Il caso accise, Calenda: "Benzina salassata mentre alcol e fumo costano meno che in Europa"

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31 luglio 2026, 16.49
carlo calenda davanti al wall di azione il suo partito
Foto di Azione
Un'immagine provocatoria per denunciare una stortura fiscale tutta italiana. Carlo Calenda, leader di Azione, ha scelto i propri canali social (precisamente su X) per lanciare un duro atto d'accusa contro la struttura delle accise nel nostro Paese. Mostrandosi in un video con una sigaretta e una bottiglia di gin, l'esponente politico ha evidenziato quella che definisce un'anomalia inaccettabile: il peso sproporzionato della tassazione sui beni di prima necessità, come il carburante, rispetto ai cosiddetti beni voluttuari e potenzialmente dannosi per la salute.

La denuncia: un sistema fiscale capovolto

Calenda, ammettendo pubblicamente la propria abitudine al fumo, ha centrato il suo intervento su una comparazione a livello continentale. L'Italia, secondo quanto sottolineato dal leader di Azione, vanta un primato contraddittorio: possiede le accise più basse d'Europa su sigarette e superalcolici, ma applica le aliquote tra le più alte in assoluto su benzina e gasolio.
Una scelta che il senatore bolla senza mezzi termini come un "paradosso assurdo". La mobilità, ha ricordato, rappresenta un'esigenza ineludibile per i cittadini, essenziale per recarsi sul posto di lavoro e per garantire il funzionamento dell'intero tessuto produttivo. Al contrario, il consumo di alcol e tabacco non costituisce una necessità primaria; un maggiore carico fiscale su di essi troverebbe peraltro ampia giustificazione nelle evidenti e documentate ricadute sanitarie sul sistema pubblico.

Le ragioni dell'Erario e l'immobilismo politico

Se l'argomentazione di Calenda appare ineccepibile sul piano logico, la realtà contabile dello Stato risponde a dinamiche puramente orientate al gettito. Il consumo di carburanti per autotrazione garantisce alle casse pubbliche introiti di gran lunga superiori e più stabili rispetto a quelli derivanti da tabacchi e alcolici. La benzina e il gasolio rappresentano, di fatto, una linfa insostituibile per l'Erario italiano.
Questa dipendenza strutturale spiega il motivo per cui le cicliche promesse elettorali di taglio delle accise da parte dei vari esecutivi si risolvono sistematicamente in un nulla di fatto.

Tra emergenza internazionale e crisi industriale

La situazione attuale non fa eccezione. Il recente taglio delle accise varato dal governo Meloni si configura, infatti, non come una riforma strutturale, ma come una misura strettamente emergenziale. L'intervento è stato applicato unicamente per mitigare le impennate dei prezzi innescate dal recente conflitto in Iran, ed è destinato a decadere non appena il quadro geopolitico e i mercati torneranno a stabilizzarsi.
La presa di posizione di Calenda si inserisce all'interno di una più ampia offensiva critica nei confronti delle politiche industriali ed economiche nazionali. Un'attenzione particolare alle dinamiche del comparto automotive e produttivo che il leader di Azione porta avanti da tempo, come dimostrano le sue aspre battaglie sulla recente crisi della Magneti Marelli e le visite di denuncia, risalenti a due anni fa, negli stabilimenti automobilistici svuotati, come quello della Maserati. La provocazione social di queste ore rappresenta dunque un ulteriore tassello in una strategia comunicativa volta a evidenziare le fragilità e le contraddizioni del "Sistema Italia".
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