Un'immagine provocatoria per denunciare una stortura fiscale
tutta italiana. Carlo Calenda, leader di Azione, ha scelto i propri canali
social (precisamente su X) per lanciare un duro atto d'accusa contro la struttura delle
accise nel nostro Paese. Mostrandosi in un video con una sigaretta e una
bottiglia di gin, l'esponente politico ha evidenziato quella che definisce
un'anomalia inaccettabile: il peso sproporzionato della tassazione sui beni di
prima necessità, come il carburante, rispetto ai cosiddetti beni voluttuari e
potenzialmente dannosi per la salute.
La denuncia: un sistema fiscale capovolto
Calenda, ammettendo pubblicamente la propria abitudine al
fumo, ha centrato il suo intervento su una comparazione a livello continentale.
L'Italia, secondo quanto sottolineato dal leader di Azione, vanta un primato
contraddittorio: possiede le accise più basse d'Europa su sigarette e
superalcolici, ma applica le aliquote tra le più alte in assoluto su benzina e
gasolio.
Una scelta che il senatore bolla senza mezzi termini come un
"paradosso assurdo". La mobilità, ha ricordato, rappresenta
un'esigenza ineludibile per i cittadini, essenziale per recarsi sul posto di
lavoro e per garantire il funzionamento dell'intero tessuto produttivo. Al
contrario, il consumo di alcol e tabacco non costituisce una necessità
primaria; un maggiore carico fiscale su di essi troverebbe peraltro ampia
giustificazione nelle evidenti e documentate ricadute sanitarie sul sistema
pubblico.
Le ragioni dell'Erario e l'immobilismo politico
Se l'argomentazione di Calenda appare ineccepibile sul piano
logico, la realtà contabile dello Stato risponde a dinamiche puramente
orientate al gettito. Il consumo di carburanti per autotrazione garantisce alle
casse pubbliche introiti di gran lunga superiori e più stabili rispetto a
quelli derivanti da tabacchi e alcolici. La benzina e il gasolio rappresentano,
di fatto, una linfa insostituibile per l'Erario italiano.
Questa dipendenza strutturale spiega il motivo per cui le
cicliche promesse elettorali di taglio delle accise da parte dei vari esecutivi
si risolvono sistematicamente in un nulla di fatto.
Tra emergenza internazionale e crisi industriale
La situazione attuale non fa eccezione. Il recente taglio
delle accise varato dal governo Meloni si configura, infatti, non come una
riforma strutturale, ma come una misura strettamente emergenziale. L'intervento
è stato applicato unicamente per mitigare le impennate dei prezzi innescate dal
recente conflitto in Iran, ed è destinato a decadere non appena il quadro
geopolitico e i mercati torneranno a stabilizzarsi.
La presa di posizione di Calenda si inserisce all'interno di
una più ampia offensiva critica nei confronti delle politiche industriali ed
economiche nazionali. Un'attenzione particolare alle dinamiche del comparto
automotive e produttivo che il leader di Azione porta avanti da tempo, come
dimostrano le sue aspre battaglie sulla recente crisi della Magneti Marelli e
le visite di denuncia, risalenti a due anni fa, negli stabilimenti
automobilistici svuotati, come quello della Maserati. La provocazione social di
queste ore rappresenta dunque un ulteriore tassello in una strategia
comunicativa volta a evidenziare le fragilità e le contraddizioni del
"Sistema Italia".