In un panorama automobilistico globale che corre a tappe
forzate verso la transizione a zero emissioni, la strategia delineata da
Mazda
per la sua iconica roadster assume i contorni di una precisa dichiarazione
d'intenti. La
quinta generazione della MX-5 (identificata dalla sigla di
progetto NE), attesa per il 2028, non cederà immediatamente al diktat della
propulsione esclusivamente elettrica. Le recenti direttive dell'amministratore
delegato Masahiro Moro tracciano infatti un percorso conservativo e fieramente
ancorato alla tradizione: la priorità assoluta per il debutto resta il motore a
combustione interna.
Il termico resta al centro del progetto
La notizia fondamentale per il mercato è che, al momento del
lancio, la sportiva nipponica manterrà intatto il proprio schema meccanico
classico. Gli ingegneri hanno confermato che la vettura esordirà esclusivamente
con una motorizzazione endotermica, rinviando a data da destinarsi
l'introduzione di varianti puramente a batteria.
Sotto il cofano, la Casa è decisa a portare avanti la
propria storica filosofia legata all'aspirazione naturale, rifiutando le
lusinghe del downsizing e della sovralimentazione via turbo. L'ipotesi
industriale più concreta è l'adozione dell'inedito propulsore Skyactiv-Z da
2.5 litri, un'unità di nuova generazione studiata per rientrare nei severi
parametri dell'imminente normativa Euro 7. A supportare l'efficienza di questo
blocco motore interverrà, con molta probabilità, un sistema mild hybrid: una
concessione minima all'elettrificazione che ottimizzerà consumi ed emissioni
senza alterare il bilanciamento dei pesi e l'equilibrio dinamico del veicolo.
L'elettrico come salvagente normativo, non come punto di partenza
Se l'esordio sarà nel segno della benzina, la progettazione
della nuova piattaforma è stata comunque concepita con pragmatismo. Il telaio
della futura serie NE sarà "predisposto" per accogliere i moduli di
trazione a batteria, ma si tratta di una soluzione ingegneristica volta
esclusivamente a garantire la sopravvivenza del modello qualora le normative
internazionali dovessero imporlo in futuro. L'elettrico rappresenta dunque un
"Piano B" strategico per mantenere la vettura omologabile nei vari
mercati globali per un lungo ciclo di vita, non la configurazione d'elezione
pensata per il debutto commerciale.
L'ostacolo della bilancia: il limite dei 1.200 kg
Il motivo principale di questa cautela ingegneristica verso
lo zero emissioni totale risiede nel controllo delle masse, da sempre vero e
proprio dogma per i progettisti della MX-5. I vertici Mazda hanno imposto una
condizione ferrea per lo sviluppo della futura e ipotetica versione elettrica:
la vettura finita non dovrà superare la soglia limite di circa 1.200
chilogrammi, pacco batterie incluso.
Si tratta di un parametro critico che, allo stato attuale
della tecnologia degli accumulatori, rende quasi impossibile la realizzazione
di una spider elettrica con prestazioni e autonomia adeguate. La sfida si fa
ancora più complessa considerando che l'azienda ha già categoricamente escluso
l'uso di materiali strutturali ultraleggeri ma onerosi, come la fibra di
carbonio, per mantenere il prezzo di listino allineato alla filosofia
accessibile che caratterizza il progetto. Fino a quando questo rebus tecnico e
finanziario non troverà una soluzione, il rombo del motore termico continuerà a
essere l'anima indiscussa della roadster giapponese.