Le normative sulle emissioni hanno ucciso il business
case per una moderna Clio RenaultSport a benzina. I vertici del marchio
spiegano perché l'ibrido non basta e quale sarà il futuro (elettrico e costoso)
delle piccole sportive.
Per gli appassionati delle "hot hatch", quelle
piccole bombe da città capaci di umiliare supercar nelle curve strette, la
domanda è ciclica e carica di speranza:
vedremo mai una nuova Renault Clio
RS? La risposta, purtroppo, è arrivata dai vertici della Losanga ed è
definitiva. No. O meglio: non come la vorremmo noi.
Le severe normative sulle emissioni di CO2 hanno strangolato
qualsiasi possibilità economica per una moderna versione della Clio RS. Il
marchio RenaultSport, che ha definito gli anni '90 e 2000 con vetture
accessibili e divertenti, deve arrendersi alla matematica delle multe
ambientali.
"Quei tempi sono finiti": la sentenza dei vertici
A mettere la parola fine sulle speculazioni è
Bruno Vanel,
Head of Product di
Renault ed ex responsabile delle vendite nel Regno Unito,
storicamente il mercato numero uno per le RS.
"Ricordo il periodo in cui ero nel Regno Unito: le
versioni RenaultSport rappresentavano 8.000 vendite su 90.000 Clio
all'anno", ha dichiarato Vanel ad Auto Express. "Ma
quei tempi sono finiti".
Il problema non è la mancanza di passione. Ivan Segal,
capo delle vendite globali, ha ammesso che all'interno dell'azienda ci sono
molti "difensori" dell'idea RS che vorrebbero un ritorno, Vanel
compreso (che guidava personalmente una Clio Trophy 220). Il problema è
puramente industriale: "Francamente, non c'è alcun progetto per
RenaultSport. Ne abbiamo discusso internamente. Vedremo. Ma il business case
dovrebbe avere senso", e al momento, con le multe sulla CO2, questo
senso non esiste.
Perché non usare l'Ibrido della Clio attuale?
La Clio odierna è venduta con un propulsore ibrido E-Tech da
1,6 litri e circa 145-158 CV. Molti si chiedono: perché non potenziare questo
sistema per creare una RS elettrificata?
La risposta tecnica di Vanel gela gli entusiasmi: l'ibrido
attuale non è adatto a una vera sportiva. "Con l'ibrido è difficile
avere qualcosa che sia un veicolo [veramente] sportivo. L'ibrido è più adatto
alle Gran Turismo, perché quando la batteria è scarica, l'auto fatica".
In breve: in una guida al limite in pista o su un passo di montagna, una volta
esaurita la spinta elettrica, ci si ritroverebbe con un motore termico
sottodimensionato e il peso morto delle batterie. Non è il DNA di una RS.
Quanto al ritorno di un motore termico puro di grande
cilindrata? "Se lo fai con un grosso motore ICE, sei fuori dai giochi
per la CO2. Ecco perché non ha senso", conclude Vanel.
L'alternativa per milionari: la Turbo 3E
L'unica concessione ai "petrolhead" (o meglio,
agli "electroheads" facoltosi) è la
Renault Turbo 3E. Si
tratta di una super-hatch elettrica a trazione posteriore da 533 CV, il cui
prototipo inizierà test approfonditi proprio nel 2026 in vista della
produzione.
Tuttavia, siamo lontani anni luce dal concetto di "auto
sportiva accessibile" che ha reso celebre la Clio RS. La Turbo 3E sarà
un'edizione limitata, un oggetto esotico con un prezzo stimato intorno alle 135.000
sterline (circa 160.000 euro). Un giocattolo per collezionisti, non per i
ragazzi che sognano i cordoli.
Il futuro è l'Alpine A290
Dunque, cosa resta a chi cerca una compatta sportiva
francese oggi? La risposta di
Renault è netta: l'elettrico puro.
"Ora,
per poter avere questo tipo di auto con emissioni di CO2 molto basse, si
finisce con una Renault 5 o una Alpine A290. Mi dispiace!", ha
chiosato Vanel.
La vera erede spirituale della Clio RS, per dinamica e
dimensioni, è quindi la
Alpine A290. Basata sulla nuova R5 elettrica,
offre fino a
220 CV e un telaio affinato per il divertimento di guida.
Per i puristi del motore a scoppio, invece, non resta che una strada:
setacciare il mercato dell'usato e portarsi a casa una vecchia Clio RS, prima
che le quotazioni diventino inaccessibili.