Vannacci lascia la Lega: ecco che cosa aveva detto su Diesel, elettrico e stop al 2035

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03 febbraio 2026, 12.51
generale vannacci parla al microfono con sfondo militari
L’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega riporta sotto i riflettori alcune posizioni che il generale aveva espresso negli ultimi mesi anche in tema di automotive e mobilità sostenibile. Dichiarazioni che avevano fatto discutere non tanto per l’aspetto politico, quanto per il loro impatto su uno dei nodi chiave del settore: il futuro dell’auto in Europa e lo stop ai motori termici previsto dal 2035.
Vannacci aveva legato l’eventuale impegno pubblico anche alla possibilità di incidere sulle decisioni europee in materia di auto elettrica, carburanti e politiche ambientali. Un tema che oggi torna d’attualità alla luce della rottura con il partito di Matteo Salvini.

Auto elettrica e stop al termico: una transizione che divide

Il generale si era espresso più volte contro quello che definiva un “ambientalismo ideologico”, prendendo di mira in particolare la strategia europea che punta alla vendita esclusiva di veicoli elettrici dal 2035. Secondo Vannacci, l’obiettivo di sostituire completamente le auto a benzina e Diesel rischia di non tenere conto delle reali condizioni economiche e infrastrutturali dei Paesi membri.
Una posizione che intercetta un dibattito molto vivo nel settore automotive:
  • il costo medio delle auto elettriche, ancora superiore a quello delle equivalenti termiche
  • la diffusione disomogenea delle colonnine di ricarica
  • l’impatto della transizione su lavoratori e famiglie che utilizzano l’auto quotidianamente
Per Vannacci, l’elettrico è una soluzione che oggi funziona soprattutto in ambito urbano e per chi dispone di determinate condizioni, come box privato e impianto fotovoltaico. Un’analisi che coincide con molte criticità evidenziate dagli operatori del mercato. Nelle sue dichiarazioni, il generale aveva anche portato esempi concreti legati all’uso dell’auto. Lui stesso guida una vettura Diesel di oltre vent’anni, acquistata nei primi anni 2000 e ancora in grado di percorrere circa 20 km con un litro di carburante. Un dato che rappresenta simbolicamente il parco circolante italiano, tra i più anziani d’Europa.
All’opposto, citava l’esperienza di un familiare con una Tesla, sottolineando le difficoltà di pianificazione dei viaggi legate alla ricarica sulle tratte medio-lunghe. Un confronto che evidenzia come oggi convivano due modelli di mobilità molto diversi:
  • quello tradizionale, basato su Diesel e benzina
  • quello emergente, fondato su elettrico e infrastrutture di ricarica

Politica e auto: un legame sempre più stretto

Un altro punto toccato riguarda il tema energetico. Vannacci si era detto favorevole al nucleare come fonte di approvvigionamento, ricordando l’inserimento di questa tecnologia nella tassonomia verde dell’Unione Europea. Un argomento centrale anche per il settore automotive, perché la sostenibilità dell’auto elettrica dipende in larga parte da come viene prodotta l’energia che la alimenta.
La questione non riguarda solo le emissioni allo scarico, ma l’intero ciclo di vita del veicolo:
  • produzione delle batterie
  • mix energetico nazionale
  • smaltimento e riciclo
Con l’uscita di Vannacci dalla Lega, il quadro politico cambia, ma il tema resta sul tavolo. Le sue posizioni sull’auto hanno mostrato come la mobilità sia ormai diventata un argomento politico a tutti gli effetti, al pari di fisco o lavoro.
Il settore automotive guarda con attenzione a queste dinamiche: le decisioni su elettrico, carburanti alternativi, incentivi e limiti alle emissioni avranno effetti diretti su mercato, occupazione e consumatori.
Nel frattempo, mentre Bruxelles conferma la rotta verso il 2035, il dibattito resta aperto. Tra chi spinge per un’accelerazione verso l’elettrico e chi chiede maggiore gradualità, l’auto continua a essere uno dei campi di battaglia più sensibili tra ambiente, industria e politica.
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