L’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega riporta sotto i
riflettori alcune posizioni che il generale aveva espresso negli ultimi mesi
anche in tema di automotive e mobilità sostenibile. Dichiarazioni che avevano
fatto discutere non tanto per l’aspetto politico, quanto per il loro impatto su
uno dei nodi chiave del settore: il futuro dell’auto in Europa e lo stop ai
motori termici previsto dal 2035.
Vannacci aveva legato l’eventuale impegno pubblico anche
alla possibilità di incidere sulle decisioni europee in materia di auto
elettrica, carburanti e politiche ambientali. Un tema che oggi torna
d’attualità alla luce della rottura con il partito di Matteo Salvini.
Auto elettrica e stop al termico: una transizione che divide
Il generale si era espresso più volte contro quello che
definiva un “ambientalismo ideologico”, prendendo di mira in particolare la
strategia europea che punta alla vendita esclusiva di veicoli elettrici dal
2035. Secondo Vannacci, l’obiettivo di sostituire completamente le auto a
benzina e Diesel rischia di non tenere conto delle reali condizioni economiche
e infrastrutturali dei Paesi membri.
Una posizione che intercetta un dibattito molto vivo nel
settore automotive:
- il
costo medio delle auto elettriche, ancora superiore a quello delle
equivalenti termiche
- la
diffusione disomogenea delle colonnine di ricarica
- l’impatto
della transizione su lavoratori e famiglie che utilizzano l’auto
quotidianamente
Per Vannacci, l’elettrico è una soluzione che oggi funziona
soprattutto in ambito urbano e per chi dispone di determinate condizioni, come
box privato e impianto fotovoltaico. Un’analisi che coincide con molte
criticità evidenziate dagli operatori del mercato. Nelle sue dichiarazioni, il
generale aveva anche portato esempi concreti legati all’uso dell’auto. Lui
stesso guida una vettura Diesel di oltre
vent’anni, acquistata nei primi anni 2000 e ancora in grado di percorrere
circa 20 km con un litro di carburante. Un dato che rappresenta simbolicamente
il parco circolante italiano, tra i più anziani d’Europa.
All’opposto, citava l’esperienza di un familiare con una Tesla,
sottolineando le difficoltà di pianificazione dei viaggi legate alla ricarica
sulle tratte medio-lunghe. Un confronto che evidenzia come oggi convivano due
modelli di mobilità molto diversi:
- quello
tradizionale, basato su Diesel e benzina
- quello
emergente, fondato su elettrico e infrastrutture di ricarica
Politica e auto: un legame sempre più stretto
Un altro punto toccato riguarda il tema energetico. Vannacci
si era detto favorevole al nucleare come fonte di approvvigionamento,
ricordando l’inserimento di questa tecnologia nella tassonomia verde
dell’Unione Europea. Un argomento centrale anche per il settore automotive,
perché la sostenibilità dell’auto elettrica dipende in larga parte da come
viene prodotta l’energia che la alimenta.
La questione non riguarda solo le emissioni allo scarico, ma
l’intero ciclo di vita del veicolo:
- produzione
delle batterie
- mix
energetico nazionale
- smaltimento
e riciclo
Con l’uscita di Vannacci dalla Lega, il quadro politico
cambia, ma il tema resta sul tavolo. Le sue posizioni sull’auto hanno mostrato
come la mobilità sia ormai diventata un argomento politico a tutti gli effetti,
al pari di fisco o lavoro.
Il settore automotive guarda con attenzione a queste
dinamiche: le decisioni su elettrico, carburanti alternativi, incentivi e
limiti alle emissioni avranno effetti diretti su mercato, occupazione e
consumatori.
Nel frattempo, mentre Bruxelles conferma la rotta verso il
2035, il dibattito resta aperto. Tra chi spinge per un’accelerazione verso
l’elettrico e chi chiede maggiore gradualità, l’auto continua a essere uno dei
campi di battaglia più sensibili tra ambiente, industria e politica.