Il Consiglio dei Ministri ha approvato un pacchetto di
misure urgenti per arginare la nuova ondata di rincari dei carburanti. La
decisione, ufficializzata dalla premier Giorgia Meloni, punta a mitigare
l'impatto economico innescato dalla crisi geopolitica e dal conflitto in Iran.
Il provvedimento si basa su tre pilastri fondamentali: la riduzione diretta del
prezzo alla pompa, sostegni alle categorie produttive e una stretta contro le
speculazioni.
Ecco nel dettaglio cosa prevede il nuovo decreto e come
impatterà sui consumatori.
Taglio lineare per tutti: 25 centesimi in meno per 20 giorni
La misura principale e di impatto più immediato è la riduzione
delle accise sui carburanti. A differenza di quanto ipotizzato in un primo
momento—quando si discuteva di un bonus benzina riservato esclusivamente ai
redditi più bassi tramite la social card "Dedicata a te"—l'esecutivo
ha optato per un taglio lineare, rendendo la misura universale.
L'intervento garantirà uno sconto effettivo di 25
centesimi al litro direttamente al distributore. La validità di questo
sgravo è, per il momento, fissata a 20 giorni: una finestra temporale
"tampone" definita dal Governo in attesa di valutare l'evoluzione
della crisi nel Golfo e, in particolare, la situazione dello Stretto di Hormuz,
snodo cruciale attraverso il quale transita un quinto del petrolio commercializzato
a livello globale.
Oltre lo sconto: aiuti alle imprese e poteri a Mister Prezzi
Per evitare che l'aumento dei costi logistici si scarichi a
cascata sui prezzi dei beni di largo consumo, il decreto prevede misure
specifiche per i settori più esposti:
- Credito
d'imposta: È stato introdotto un credito d'imposta pari al 20%
delle spese sostenute per l'acquisto di carburante, destinato
specificamente ai settori dell'autotrasporto e della pesca.
- Stretta
anti-speculazione: Il decreto rafforza i poteri del Garante per la
sorveglianza dei prezzi (il cosiddetto "Mister Prezzi"). Viene
istituito un meccanismo che vincola il costo finale del carburante
all'andamento reale delle quotazioni internazionali del petrolio,
introducendo sanzioni mirate per gli operatori che applicheranno rincari
ingiustificati o si discosteranno dai parametri stabiliti.
Il confronto con le compagnie e le prospettive europee
Il varo del decreto è giunto al termine di una complessa
giornata di trattative. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo
Salvini, insieme al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e al
viceministro all'Ambiente Vannia Gava, ha condotto un tavolo tecnico in
Prefettura a Milano con i principali attori del settore petrolifero (Eni, Ip,
Q8, Tamoil e i rappresentanti delle "pompe bianche"). L'obiettivo
dichiarato era riportare il costo del gasolio, che aveva sfondato la soglia d'allarme
dei 2 euro, ben al di sotto dell'1,90 euro al litro.
Durante l'annuncio, Salvini ha tenuto a smentire le voci di
eventuali attriti interni alla maggioranza sulle coperture finanziarie,
precisando che il ministro Giorgetti è stato "un protagonista" della
stesura del provvedimento e non ha opposto frenate.
L'emergenza carburanti, tuttavia, riapre il dibattito sulle
politiche energetiche di lungo periodo. Sullo sfondo resta infatti la volontà
dell'esecutivo di portare la discussione ai tavoli di Bruxelles, puntando il
dito contro alcuni strumenti della transizione ecologica europea, come il
sistema ETS e le direttive del Green Deal, giudicati "non
sostenibili" nell'attuale e delicato contesto macroeconomico.