Ubriaco e addormentato sul sedile del passeggero mentre l'auto guida da sola: condannato

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16 febbraio 2026, 13.27
foto fatta da una telecamera che mostra un'auto  nera con il sedile conducente vuoto e sul sedile passeggero un uomo che dorme
La Corte Suprema cinese emette una sentenza storica: chi attiva gli ADAS e ne aggira i controlli è pienamente responsabile. Il caso di un uomo che ha affidato la sua vita (e quella degli altri) a un gadget da pochi euro su un SUV Huawei.
La scena sembra uscita da un film distopico, ma è pura cronaca giudiziaria. Un SUV di lusso che procede spedito nella notte di Hangzhou, il posto di guida vuoto, e il "conducente" che dorme beatamente, reclinato sul sedile del passeggero, completamente ubriaco. A guidare è il software, o meglio, una sua versione ingannata da un banale contrappeso. La vicenda, conclusasi con una condanna definitiva, segna uno spartiacque giuridico: la Corte Suprema del Popolo cinese ha infatti pubblicato il caso come "guida vincolante" (Caso n. 271), stabilendo un principio che farà scuola a livello globale: l'intelligenza artificiale non è un autista designato e non ti esonera dalle tue responsabilità penali.

Il fatto: l'inganno del "gadget intelligente"

Il protagonista, identificato come Wang Mouqun, è stato fermato dalla polizia nel settembre 2025 nel distretto di Linping, provincia dello Zhejiang. O meglio, la sua auto – un imponente Aito M9, SUV elettrico di fascia alta sviluppato in collaborazione con Huawei – si è fermata da sola in mezzo alla strada, attirando l'attenzione dei passanti che hanno visto l'abitacolo apparentemente vuoto. Gli agenti intervenuti hanno trovato Wang addormentato sul sedile del passeggero. Il test dell'etilometro ha confermato un tasso alcolemico di 114,5 mg/100 ml, ben oltre il limite legale.
Ma il dettaglio più inquietante è tecnico: per permettere all'auto di guidare da sola senza le mani sul volante (cosa che i sistemi di Livello 2 vietano se non per brevi istanti), Wang aveva installato un "defeat device". Si tratta di un piccolo peso, venduto spesso online come "smart driving gadget", che si aggancia al volante simulando la pressione delle mani e ingannando i sensori di coppia. Questo ha permesso al sistema di non disattivarsi, credendo che il guidatore fosse vigile e pronto a intervenire, mentre in realtà era incosciente sul sedile a fianco.

La sentenza: tolleranza zero per gli "hacker" della sicurezza

La difesa implicita ("non guidavo io, guidava l'auto") è stata demolita dai giudici. La sentenza (2025 Zhe 0113 Xing Chu 596) ha stabilito che:
  1. I sistemi di Livello 2 sono di assistenza, non di automazione: Non possono sostituire l'uomo e non sono tecnicamente in grado di garantire la sicurezza in ogni condizione.
  2. L'aggiramento è un'aggravante: L'aver installato deliberatamente un dispositivo per eludere i controlli di sicurezza dimostra la volontà di violare la legge, non una semplice negligenza.
Wang, che aveva già la patente sospesa per precedenti reati legati all'alcol, è stato condannato a un mese e 15 giorni di detenzione e a una multa di 4.000 yuan (circa 520 euro) per il reato di "guida pericolosa". Il principio stabilito dalla Corte Suprema è cristallino: chi attiva un sistema di assistenza e ne aggira i monitoraggi rimane l'unico responsabile legale del veicolo, indipendentemente dalla sua posizione fisica nell'abitacolo.

Un monito per l'Europa

Il caso dell'Aito M9 (un veicolo tecnologicamente avanzatissimo, dotato di LiDAR e capace di guidare autonomamente nel traffico urbano) riaccende i riflettori sulla pericolosa zona grigia tra assistenza alla guida e guida autonoma. Mentre i costruttori spingono su software sempre più capaci – come il "Navigate on Autopilot" di Huawei o il Full Self-Driving di Tesla – la tentazione per gli utenti di abusarne cresce.
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