La Corte Suprema cinese emette una sentenza storica: chi
attiva gli ADAS e ne aggira i controlli è pienamente responsabile. Il caso di
un uomo che ha affidato la sua vita (e quella degli altri) a un gadget da pochi
euro su un SUV Huawei.
La scena sembra uscita da un film distopico, ma è pura
cronaca giudiziaria. Un SUV di lusso che procede spedito nella notte di
Hangzhou, il posto di guida vuoto, e il "conducente" che dorme
beatamente, reclinato sul sedile del passeggero, completamente ubriaco. A
guidare è il software, o meglio, una sua versione ingannata da un banale
contrappeso. La vicenda, conclusasi con una condanna definitiva, segna uno
spartiacque giuridico: la Corte Suprema del Popolo cinese ha infatti pubblicato
il caso come "guida vincolante" (Caso n. 271), stabilendo un
principio che farà scuola a livello globale: l'intelligenza artificiale non
è un autista designato e non ti esonera dalle tue responsabilità penali.
Il fatto: l'inganno del "gadget intelligente"
Il protagonista, identificato come Wang Mouqun, è stato
fermato dalla polizia nel settembre 2025 nel distretto di Linping, provincia
dello Zhejiang. O meglio, la sua auto – un imponente Aito M9, SUV
elettrico di fascia alta sviluppato in collaborazione con Huawei – si è
fermata da sola in mezzo alla strada, attirando l'attenzione dei passanti che
hanno visto l'abitacolo apparentemente vuoto. Gli agenti intervenuti hanno
trovato Wang addormentato sul sedile del passeggero. Il test dell'etilometro ha
confermato un tasso alcolemico di 114,5 mg/100 ml, ben oltre il limite
legale.
Ma il dettaglio più inquietante è tecnico: per permettere
all'auto di guidare da sola senza le mani sul volante (cosa che i sistemi di
Livello 2 vietano se non per brevi istanti), Wang aveva installato un
"defeat device". Si tratta di un piccolo peso, venduto spesso online
come "smart driving gadget", che si aggancia al volante simulando la
pressione delle mani e ingannando i sensori di coppia. Questo ha permesso al
sistema di non disattivarsi, credendo che il guidatore fosse vigile e pronto a
intervenire, mentre in realtà era incosciente sul sedile a fianco.
La sentenza: tolleranza zero per gli "hacker" della sicurezza
La difesa implicita ("non guidavo io, guidava
l'auto") è stata demolita dai giudici. La sentenza (2025 Zhe 0113 Xing Chu
596) ha stabilito che:
- I
sistemi di Livello 2 sono di assistenza, non di automazione: Non
possono sostituire l'uomo e non sono tecnicamente in grado di garantire la
sicurezza in ogni condizione.
- L'aggiramento
è un'aggravante: L'aver installato deliberatamente un dispositivo per
eludere i controlli di sicurezza dimostra la volontà di violare la legge,
non una semplice negligenza.
Wang, che aveva già la patente sospesa per precedenti reati
legati all'alcol, è stato condannato a un mese e 15 giorni di detenzione
e a una multa di 4.000 yuan (circa 520 euro) per il reato di "guida
pericolosa". Il principio stabilito dalla Corte Suprema è cristallino: chi
attiva un sistema di assistenza e ne aggira i monitoraggi rimane l'unico
responsabile legale del veicolo, indipendentemente dalla sua posizione fisica
nell'abitacolo.
Un monito per l'Europa
Il caso dell'Aito M9 (un veicolo tecnologicamente
avanzatissimo, dotato di LiDAR e capace di guidare autonomamente nel traffico
urbano) riaccende i riflettori sulla pericolosa zona grigia tra assistenza alla
guida e guida autonoma. Mentre i costruttori spingono su software sempre più
capaci – come il "Navigate on Autopilot" di Huawei o il Full
Self-Driving di Tesla – la tentazione per gli utenti di abusarne cresce.