C'è un momento preciso in cui una tendenza smette di essere
una curiosità e diventa una strategia. Per l'industria automobilistica cinese,
quel momento è già arrivato. I costruttori del Paese del Dragone stanno
volgendo lo sguardo all'estero con una determinazione crescente, spinti da un
mercato interno sempre più affollato e competitivo.
Il segnale più chiaro è arrivato a febbraio, quando BYD ha
esportato circa 100.600 veicoli, pari a circa il 53% delle sue vendite mensili
totali. Per la prima volta nella sua storia, le consegne fuori dalla Cina hanno
superato quelle in patria. Non si tratta di un caso isolato: nel 2025, le
vendite internazionali di BYD sono balzate a oltre un milione di veicoli, con
un incremento superiore al 150% rispetto all'anno precedente, trainate
soprattutto dall'Europa.
Anche Great Wall Motor racconta una storia simile. Su circa
72.600 veicoli venduti a febbraio, più di 42.600 sono finiti all'estero. Un
ribaltamento che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile per un
costruttore storicamente radicato nel mercato cinese.
Perché il mercato interno non basta più
Per capire questo cambio di rotta, bisogna guardare a cosa
sta succedendo in Cina. Gli analisti parlano di "involuzione": un
ciclo di sconti sempre più aggressivi che ha ridotto i margini di profitto e
reso instabile l'intero ecosistema industriale. BYD ha tagliato i prezzi su
oltre 20 modelli, scatenando una corsa al ribasso che ha preoccupato l'intero
settore. Il presidente di Great Wall Motors ha lanciato un avvertimento
pubblico: il settore "rischia di collassare se continua su questa traiettoria".
Il paradosso è evidente: la Cina produce più auto che mai —
nel 2025 sono stati assemblati 34,78 milioni di veicoli, il 10% in più rispetto
al 2024, un incremento pari, come termine di paragone, all'intera produzione
annuale della Germania — ma venderle tutte in casa è diventato sempre più
difficile.
Un'espansione globale senza precedenti
La risposta è stata una spinta verso i mercati esteri di
proporzioni record. Nel 2025, la Cina ha esportato tra i 6,8 e gli 8,3 milioni
di veicoli, rispetto ai 5,86 milioni del 2024. A novembre 2025, le esportazioni
di auto elettriche cinesi sono cresciute dell'87% rispetto allo stesso mese
dell'anno precedente.
I mercati di destinazione sono cambiati. Sud-Est asiatico,
America Latina, Medio Oriente e Africa sono diventati terreno fertile. La
Thailandia è un esempio emblematico: i brand cinesi sono passati in pochi anni
da presenza marginale a protagonisti del mercato locale. Anche il Messico ha
registrato una crescita straordinaria: a novembre 2025 le consegne di elettrici
cinesi sono aumentate di oltre il 2.300% rispetto all'anno precedente.
In Europa, dove i dazi complicano le cose, l'avanzata è
comunque significativa. Nei primi otto mesi del 2025, le immatricolazioni di
BYD nel Vecchio Continente sono cresciute del 280% rispetto al periodo
precedente, grazie a prezzi nettamente inferiori rispetto ai concorrenti
europei.
I rischi di una corsa verso l'estero
L'espansione internazionale non è però priva di ostacoli.
Gli Stati Uniti hanno imposto dazi al 100% sui veicoli elettrici cinesi, mentre
l'Unione Europea ha introdotto tariffe fino al 35,3% dopo un'indagine
anti-sussidi. Questi provvedimenti comprimono i margini e rendono più complessa
la pianificazione strategica.
Per aggirare i dazi e consolidare la presenza locale, molti
costruttori stanno investendo in fabbriche al di fuori della Cina. BYD ha
avviato la produzione in Ungheria, CATL ha costruito uno stabilimento di
batterie in Spagna. Non si tratta più di esportare auto: si tratta di diventare
costruttori globali a tutti gli effetti.
Dal 2026, la Cina ha introdotto un sistema di licenze di
esportazione per i veicoli elettrici, con l'obiettivo dichiarato di promuovere
uno sviluppo più ordinato del commercio internazionale e, probabilmente, di
tenere sotto controllo una competizione interna che rischia di diventare
autodistruttiva.
Il quadro che emerge è quello di un'industria in piena
maturazione, che ha conquistato il proprio mercato domestico e ora punta a
ridisegnare le regole del gioco su scala mondiale. Con numeri che, al momento,
parlano chiaro.