Dopo due anni di attesa, Amazon rompe gli indugi: il
celebre show automobilistico torna con un cast interamente proveniente dal
mondo del web. Una scommessa rischiosa che però sembra seguire alla lettera
l'ultimo consiglio del vecchio conduttore.
L'attesa è finita e il segreto è stato svelato. Dopo l'addio
definitivo nel 2024 del trio storico composto da Jeremy Clarkson, Richard
Hammond e James May, The Grand Tour è pronto a riaccendere i motori
su Prime Video. Ma dimenticate i volti noti della televisione generalista: la
produzione ha deciso di affidare le chiavi del programma a tre star nate e
cresciute sui social media.
I nuovi conduttori ufficiali sono Francis Bourgeois,
divenuto un fenomeno globale per la sua passione contagiosa per i treni, e la
coppia formata da James Engelsman e Thomas Holland, creatori del
celebre canale YouTube Throttle House.
Una scelta audace ma "tecnica"
La notizia ha diviso immediatamente i fan, tra chi grida al
boicottaggio per la mancanza dei "tre tenori" dell'automobilismo e
chi vede nel ricambio generazionale una mossa necessaria. Tuttavia, analizzando
a fondo i profili scelti, la decisione di Amazon sembra meno casuale di quanto
appaia.
Bourgeois, Engelsman e Holland non sono conduttori
"generalisti" prestati ai motori, ma creatori di contenuti verticali.
Francis Bourgeois ha ammesso la difficoltà della sfida con una metafora
sportiva: "Si parla di raccogliere un'eredità pesante. In questo caso è
come vedere Mo Farah correre indossando stivali di gomma taglia 48: sarà un po'
imbarazzante all'inizio, forse verranno le vesciche, ma nel complesso sarà
interessante da guardare".
Più ironico l'approccio di Thomas Holland, che insieme al
collega Engelsman recensisce auto da quasi un decennio: "Quando ho
sentito che stavano riavviando The Grand Tour e sostituendo Clarkson, Hammond e
May, ho detto: 'Solo un idiota accetterebbe quel lavoro'. Ed eccoci qui".
Perché Clarkson approverebbe
Nonostante i timori dei puristi, questa formazione potrebbe
paradossalmente ricevere la "benedizione" proprio di Jeremy Clarkson.
Prima di lasciare lo show due anni fa, il conduttore britannico era stato
categorico nel dare consigli ad Amazon sul futuro del franchise, scottato
dall'esperienza post-Clarkson di Top Gear sulla BBC (che aveva arruolato
attori come Matt LeBlanc).
"Il mio consiglio ad Amazon è: per l'amor del cielo,
non prendete personaggi famosi a cui 'piacciono' le auto", aveva
tuonato Clarkson nel 2024. "Se fai questo programma, deve essere la tua
vita. Non puoi inaugurare supermercati o apparire in altri show. Deve essere
totalizzante. Prendete tre sconosciuti completi, tre veri petrolhead. Dovete
potergli mostrare un quarto di specchietto di qualsiasi auto mai prodotta e
loro devono sapere cos'è".
Scegliendo i ragazzi di Throttle House (giornalisti
automotive di fatto, seppur su YouTube) e un appassionato di meccanica
eccentrico come Bourgeois, Amazon sembra aver evitato la trappola delle
celebrità televisive, puntando su competenza e ossessione.
La chimica tra un trainspotter e due youtuber di auto
sarà sufficiente a non far rimpiangere vent'anni di storia televisiva? La
risposta arriverà con la messa in onda, ma una cosa è certa: The Grand Tour
ha deciso di non morire, evolvendosi per la generazione digitale.