A Torino la ricerca di 440 nuovi addetti per la 500
ibrida si scontra con il cambio di mentalità delle nuove generazioni.
Nonostante stipendi competitivi, i giovani mettono "paletti" sulla
qualità della vita. A rischio i tempi del rilancio produttivo come riporta
un'inchiesta del Corriere Torino.
La Porta 2 di Mirafiori, storico ingresso delle tute blu
torinesi, è tornata in questi giorni a popolarsi di volti nuovi. Una sfilata di
candidati che, per densità e gioventù, non si vedeva dagli anni Novanta.
Eppure, quella che un tempo sarebbe stata una corsa incondizionata al
"posto fisso" nell’industria simbolo della città, oggi assomiglia più
a una complessa trattativa al rialzo. Non sul denaro, ma sul tempo.
L’obiettivo di
Stellantis, sotto la guida del nuovo
amministratore delegato Antonio Filosa, è chiaro: chiudere la lunga stagione
della cassa integrazione e assumere 440 nuovi operai per affiancare i duemila
veterani sulla linea della Fiat 500 ibrida. La missione è rivitalizzare la
produzione per superare i 100mila pezzi l’anno. Tuttavia, i numeri raccontano
una realtà inaspettata: su 440 posizioni aperte, al momento si contano solo 120
ingressi. Il motivo? I giovani dicono "no".
La fine del mito della fabbrica
I candidati, rigorosamente under 30 come richiesto
dall’azienda per favorire il ricambio generazionale, si presentano ai colloqui
con il diploma nello zaino e una lista di condizioni che spiazza i reclutatori.
«Turni di notte? Meglio di no. Il sabato? Vorrei averlo libero per la palestra
o la vita privata».
Quello che per i "colleghi anziani" – addetti con
un’età media superiore ai 55 anni e logorati da decenni di catena di montaggio
– era un sacrificio scontato, per la Gen Z è un ostacolo insormontabile. «Il
mondo del lavoro è cambiato anche in fabbrica, non dobbiamo stupirci», commenta
Rocco Cutrì della Fim Cisl. I giovani hanno nuove priorità e il bilanciamento
tra vita e lavoro (il cosiddetto work-life balance) pesa ormai quanto,
se non più, della busta paga.
Stipendi buoni, contratti brevi
Eppure, l’offerta economica non è trascurabile, specialmente
in un mercato del lavoro spesso stagnante. Si parla di una paga base di circa
2.000 euro lordi, che può arrivare a 2.600 a seconda dell’area e dei turni. Il
nodo critico, però, è la tipologia contrattuale: si tratta di lavoro in
somministrazione tramite agenzie interinali, con una durata prevista di circa
10 mesi, fino a dicembre.
La precarietà del contratto, unita alla rigidità dei turni,
rende l’offerta meno appetibile rispetto al passato. Già al lancio della 500
elettrica si erano registrati abbandoni dopo poche settimane; oggi il fenomeno
si acuisce. Gianni Mannori della Fiom Cgil osserva con scetticismo la strategia
aziendale: «In fabbrica vogliono solo giovanissimi. Alcuni over 35 selezionati
sono stati messi in stand-by. Resta da vedere se riusciranno a trovarli questi
ragazzi».
L’allarme "Mancanza di personale"
Il caso Mirafiori non è isolato, ma è lo specchio di
un’emergenza regionale. Secondo Unioncamere, in Piemonte l’84% delle ricerche
di operai specializzati si scontra con enormi difficoltà di reperimento. Le
quattro agenzie incaricate da
Stellantis hanno setacciato il mercato trovando
un migliaio di profili idonei, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo la volontà
del candidato.
Gianluca Rindone della Uilm conferma la tendenza: «Capita
spesso che arrivino diplomati volenterosi, ma l'azienda chiede disponibilità al
terzo turno e al sabato. E non sempre tra gli under 30 la ritrovi». Inoltre,
come sottolinea Igor Albera della Fim, mancano spesso le qualifiche tecniche
specifiche, come quella di manutentore.
Rischio slittamento
La conseguenza immediata di questo "mismatch" tra
domanda e offerta potrebbe essere operativa.
Stellantis ha pianificato l'avvio
del secondo turno entro metà marzo, ma nei corridoi di Mirafiori si vocifera
già di un possibile slittamento di qualche settimana.
Mentre l'ex responsabile di Atessa, Paolo Accastello, prende
le redini della divisione manufacturing per tentare di ridare appeal al lavoro
in fabbrica, resta l'immagine simbolo di questi giorni: la nuova classe operaia
che esita davanti ai cancelli. Tra la sicurezza di uno stipendio in fabbrica e
la libertà del sabato sera, la scelta non è più scontata come un tempo.