Schumacher, la confessione dell'ex compagno: "Riconosce i volti, ma vive in un mondo tutto suo"

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02 febbraio 2026, 12.20
Riccardo Patrese e Michael Schumacher in tuta da Formula 1 quando correvano per la Benetton
L'ex pilota e compagno di squadra del Kaiser commenta le recenti indiscrezioni sullo stato di salute del campione tedesco. Tra ricordi di pista e il dolore per quell'ultimo messaggio senza risposta, Patrese offre uno sguardo lucido e commosso sulla nuova vita di Michael.
Sono passati anni da quel tragico incidente sulle nevi di Méribel, ma il mondo della Formula 1 non ha mai smesso di interrogarsi sulle condizioni di Michael Schumacher. A rompere il silenzio, commentando le recenti notizie secondo cui il campione tedesco non sarebbe più costretto a letto ma potrebbe stare seduto, è Riccardo Patrese.
L'ex pilota padovano, che ha condiviso il box con Schumacher in Benetton nel 1992, ha rilasciato un'intervista al portale Hochgepokert, offrendo una testimonianza che mescola realismo e profondo affetto per l'amico.

"È nel suo mondo"

Patrese accoglie con cautela le voci sui miglioramenti fisici di Schumacher, sottolineando come le informazioni in suo possesso risalgano a qualche tempo fa. "Ho la sensazione che la situazione fosse già questa da alcuni anni", spiega l'ex pilota. "So che ci sono stati sviluppi positivi circa sei anni fa, quando è uscito dal pericolo di vita, ma da allora, per quanto ne so, la situazione è rimasta stazionaria".
Le parole più dolorose riguardano però la sfera cognitiva del sette volte iridato. "È nel suo mondo", ammette Patrese con amarezza. "Riconosce le persone intorno a lui, i volti familiari, ma sono sicuro che non sappia di essere un sette volte campione del mondo". Una frase che colpisce al cuore i tifosi, dipingendo il ritratto di un uomo circondato dall'amore ma disconnesso dalla leggenda che lui stesso ha costruito.

Il muro di protezione attorno a Michael

Patrese racconta anche del tentativo, fatto subito dopo l'incidente, di offrire il proprio supporto concreto. "Chiesi a Corinna se potevo andare a trovarlo, magari per provare a parlargli, per vedere se la mia presenza potesse aiutare a 'svegliarlo'. Lei mi rispose: 'Non preoccuparti, Riccardo'".
Un rifiuto gentile che Patrese ha compreso e rispettato, riconoscendo la volontà ferrea della famiglia di proteggere Michael da occhi indiscreti. "Ho capito che non volevano nessuno intorno, a parte pochissimi fidati come Jean Todt e Luca Badoer", spiega. "Michael ora vive grazie al sostegno della sua famiglia. In una situazione del genere, avere accanto persone che ti amano e vogliono prendersi cura di te è un tesoro inestimabile".

Il ricordo: "Quel ragazzo che mi dava due secondi al giro"

L'intervista è anche l'occasione per un tuffo nel passato, al 1992, quando un esperto Patrese si vide affiancare in Benetton quel giovane tedesco. "Già dai primi test a Silverstone capii che era speciale", ricorda. "Guardai la telemetria: faceva la curva Bridge in pieno. Per me fu uno shock. Girava due secondi più veloce di tutti, me compreso, e lo faceva con una naturalezza disarmante".
Il legame tra i due, nato in pista, si è consolidato negli anni successivi grazie alla comune passione per il calcio – Schumacher ereditò da Patrese la fascia di capitano della Nazionale Piloti – e per i cavalli.

L'ultimo contatto

Il ricordo più struggente resta quello dell'ultimo incontro, avvenuto a Ginevra nel settembre precedente l'incidente, durante un evento ippico organizzato proprio da Schumacher. "Passammo dei momenti fantastici insieme", racconta Patrese. Pochi mesi dopo, il dramma. "Quando seppi dell'incidente, gli inviai un messaggio: 'Tutto bene, Michael?'. Purtroppo non arrivò mai risposta. Capii subito che la situazione era grave. Quello fu il mio ultimo contatto con lui".
Oggi, a Patrese e a tutti noi, non resta che la speranza: "Speriamo davvero che possa migliorare, ogni giorno un po' di più. Anche se, realisticamente, sappiamo che la situazione è ferma da tempo".
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