Il dibattito sul futuro dell’auto in Europa resta più acceso
che mai. Dopo un leggero ammorbidimento degli obiettivi UE in vista del 2035,
l’industria chiede maggiore pragmatismo e chiarezza normativa. Tra le voci più
dirette c’è quella di François Provost, amministratore delegato di Renault, che
ha riconosciuto l’importanza della svolta europea ma ha invitato Bruxelles a
fornire indicazioni più concrete e soprattutto realistiche.
Il manager non mette in discussione la direzione intrapresa, ma il modo in cui la si sta percorrendo.
Regole sì, ma realistiche
Secondo Provost, puntare a un’elettrificazione totale entro il 2035 rischia di diventare poco credibile alle attuali condizioni di mercato. Come ha dichiarato lo stesso CEO di Renault, “Dobbiamo continuare con l’elettrificazione ma dobbiamo essere ragionevoli e realistici”.
Il nodo principale resta quello economico. Provost è stato diretto anche su questo punto: “I prezzi delle auto elettriche sono troppo alti”. Il costo d’acquisto delle vetture a batteria resta infatti mediamente superiore rispetto ai modelli a benzina, mentre una parte significativa degli automobilisti continua ad avere dubbi su:
- autonomia
reale
- durata
delle batterie
- diffusione
delle infrastrutture di ricarica
- valore
residuo nel tempo
Il manager ha sottolineato come l’industria abbia bisogno di
un quadro normativo stabile e realistico per evitare un progressivo
indebolimento del comparto europeo, già messo sotto pressione dalla concorrenza
cinese e americana.
Prima le colonnine, poi gli obiettivi
Uno dei punti centrali della posizione Renault riguarda
l’infrastruttura. Prima di accelerare ulteriormente sugli obblighi normativi,
occorre rafforzare la rete di ricarica. Senza una maggiore diffusione e una riduzione dei tempi di ricarica, la vendita delle auto elettriche rischia di subire una brusca battuta d'arresto.
Provost ha inoltre evidenziato un tema spesso sottovalutato:
la comunicazione dell’autonomia. I dati omologativi, pur conformi agli
standard, risultano talvolta distanti dall’esperienza reale di molti utenti.
Una maggiore trasparenza aiuterebbe a ricostruire fiducia nel prodotto
elettrico.
Nel frattempo, una soluzione ponte potrebbe arrivare dagli
ibridi plug-in, tecnologia che Renault considera ancora utile nella fase di
transizione, soprattutto per chi percorre lunghe distanze ma può sfruttare la
ricarica quotidiana.
Il vero bersaglio: le elettriche da tre tonnellate
Ma il passaggio più netto del CEO riguarda un altro tema: la
deriva verso auto elettriche sempre più grandi e pesanti. Secondo Provost, "È assurdo tentare di percorrere la strada ogni giorno con auto esclusivamente elettriche con batterie da 100 kilowatt e un peso di tre tonnellate. I veicoli elettrici part-time sono un modo efficace per introdurre gradualmente i clienti alla guida elettrica".
Più batteria significa:
- più
peso
- più
materie prime critiche
- costi
più elevati
- maggiore
impatto produttivo
Il rischio, secondo Renault, è trasformare
l’elettrificazione in una corsa alle dimensioni anziché in un esercizio di
efficienza.
La risposta Renault: compatte, leggere e accessibili
La strategia della casa francese è chiara: puntare su
veicoli compatti, urbani e accessibili. Il progetto europeo di una “key car” a
basso costo va in questa direzione, ma Renault sostiene di avere già una
soluzione concreta in gamma.
Modelli come la nuova Renault Twingo e la Renault 5 E-Tech
incarnano questa filosofia: batterie più contenute, peso ridotto e prezzi più
competitivi rispetto ai grandi SUV elettrici.
L’obiettivo non è frenare la transizione, ma renderla
sostenibile dal punto di vista industriale e sociale. Perché, secondo Renault,
la vera rivoluzione elettrica non passerà da batterie gigantesche, ma da auto
più leggere, più semplici e realmente adatte all’uso quotidiano europeo.
La partita del 2035 è ancora aperta. E le parole del CEO
Renault dimostrano che il dibattito è tutt’altro che chiuso.