Non è più sufficiente definire la Motor Valley come un
semplice distretto industriale o un prestigioso marchio territoriale. L'area
emiliano-romagnola dedicata all'eccellenza motoristica si configura oggi come
una vera e propria "rete neurale", un ecosistema interconnesso capace
di generare un impatto economico stimato in 347 miliardi di euro.
È questo il quadro inedito e sistematico che emerge dalla
ricerca "Motor Valley – Un ecosistema che genera valore",
commissionata dalla Motor Valley Association e realizzata da Nomisma con il
supporto della Regione Emilia-Romagna, presentata a Bologna lo scorso 17 aprile
in occasione della Settimana del Made in Italy.
I numeri di una filiera estesa
Per comprendere la portata del fenomeno, la ricerca Nomisma
ha adottato una metodologia innovativa, superando i tradizionali (e spesso
limitanti) codici ATECO per integrare analisi semantiche e dati di bilancio. Il
risultato restituisce la fotografia di un comparto dalle proporzioni imponenti.
Il vertice della piramide è noto al mondo: i sei marchi
capofiliera (Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati, Dallara e Pagani)
producono annualmente circa 34.000 vetture e 50.000 moto, generando un
fatturato diretto di 12 miliardi di euro. Una cifra che testimonia l'altissima
densità di valore e il posizionamento ineguagliabile di questi veicoli sul
mercato globale.
Tuttavia, la vera forza motrice risiede nel tessuto
connettivo che supporta questi colossi. I fornitori diretti contano quasi 3.000
imprese (2.944), occupano 210.000 addetti e sviluppano un giro d'affari di 72
miliardi di euro. Allargando ulteriormente il raggio per includere l'indotto e
i servizi collegati, l'ecosistema raggiunge numeri macroeconomici: oltre 15.000
aziende coinvolte, 647.000 lavoratori diretti e 197 miliardi di fatturato,
inserendosi in un contesto che, secondo le stime governative discusse durante
la presentazione, arriva a coinvolgere oltre un milione di occupati a livello
nazionale.
Il superamento del modello verticale
L'aspetto più rilevante evidenziato dallo studio, come
sottolineato dal capo economista di Nomisma Lucio Poma, è di natura
strutturale. Il modello Motor Valley dimostra che una rete distribuita e
interconnessa genera molto più valore di un sistema rigidamente integrato in
senso verticale.
Lavorare per le eccellenze del motorsport (incluse scuderie
come Racing Bulls, Gresini e Simoncelli) impone standard tecnici severissimi,
dall'elettronica embedded ai materiali compositi, fino ai sistemi di
simulazione. Le competenze acquisite in questo "laboratorio" di
precisione non restano confinate all'automotive, ma vengono esportate dai
fornitori in altri settori industriali a livello globale, innalzando la
competitività dell'intera manifattura italiana.
Questa spiccata tensione all'internazionalizzazione è
confermata dai dati: il 78% dei fornitori diretti esporta attivamente (contro
una media nazionale del settore del 46%), registrando uno score di
internazionalizzazione pari a 1,2 (su una scala dove 1 rappresenta il massimo
livello), nettamente superiore al 3,2 della media manifatturiera italiana.
Solidità finanziaria e "effetto Controvento"
Appartenere a questa rete neurale si traduce in tangibili
vantaggi economici. Lo studio Nomisma ha isolato le imprese
"Controvento" (aziende manifatturiere capaci di crescita strutturale
anche in contesti macroeconomici avversi) all'interno del distretto. I
risultati sono netti: i fornitori diretti della Motor Valley in questa
categoria registrano ricavi medi di 74,3 milioni di euro, contro i 19,1 milioni
della media manifatturiera nazionale. Ancora più indicativo è il dato sulla
redditività, con un EBITDA margin che sfiora il 30% (29,4%), confermando
la Motor Valley come un potentissimo acceleratore di solidità finanziaria.
L'economia del territorio: turismo e formazione
L'indagine amplia poi lo sguardo oltre i cancelli delle
fabbriche, misurando l'impatto sul territorio. Nel solo 2024, la Motor Valley
ha attirato 2,6 milioni di visitatori, generando 3,7 milioni di room nights
(con una maggioranza assoluta del 54% di turisti stranieri). L'indotto
economico derivante sfonda il muro del miliardo, attestandosi a 1,2 miliardi di
euro, trainato principalmente dagli eventi organizzati nei quattro circuiti
internazionali (Imola, Misano, Varano de’ Melegari e Modena) e dalla rete
museale.
A garantire la sostenibilità futura di questo ecosistema
provvede infine un network formativo unico in Europa. Con 5.400 studenti
coinvolti annualmente e istituzioni specializzate come la Motor Valley
University of Emilia-Romagna (MUNER) e la Motorsport Technical School (MTS), il
territorio continua a forgiare i talenti necessari per alimentare la propria
"rete neurale".
Un modello industriale, formativo e turistico che troverà la
sua prossima vetrina internazionale dal 28 al 31 maggio a Modena, con l'atteso
appuntamento del Motor Valley Fest 2026. Un momento chiave in cui questa
straordinaria filiera tornerà a misurarsi e a dialogare con i vertici
dell'automotive mondiale.