Non solo supercar: il segreto da 347 miliardi della "rete neurale" chiamata Motor Valley

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20 aprile 2026, 10.42
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Non è più sufficiente definire la Motor Valley come un semplice distretto industriale o un prestigioso marchio territoriale. L'area emiliano-romagnola dedicata all'eccellenza motoristica si configura oggi come una vera e propria "rete neurale", un ecosistema interconnesso capace di generare un impatto economico stimato in 347 miliardi di euro.
È questo il quadro inedito e sistematico che emerge dalla ricerca "Motor Valley – Un ecosistema che genera valore", commissionata dalla Motor Valley Association e realizzata da Nomisma con il supporto della Regione Emilia-Romagna, presentata a Bologna lo scorso 17 aprile in occasione della Settimana del Made in Italy.

I numeri di una filiera estesa

Per comprendere la portata del fenomeno, la ricerca Nomisma ha adottato una metodologia innovativa, superando i tradizionali (e spesso limitanti) codici ATECO per integrare analisi semantiche e dati di bilancio. Il risultato restituisce la fotografia di un comparto dalle proporzioni imponenti.
Il vertice della piramide è noto al mondo: i sei marchi capofiliera (Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati, Dallara e Pagani) producono annualmente circa 34.000 vetture e 50.000 moto, generando un fatturato diretto di 12 miliardi di euro. Una cifra che testimonia l'altissima densità di valore e il posizionamento ineguagliabile di questi veicoli sul mercato globale.
Tuttavia, la vera forza motrice risiede nel tessuto connettivo che supporta questi colossi. I fornitori diretti contano quasi 3.000 imprese (2.944), occupano 210.000 addetti e sviluppano un giro d'affari di 72 miliardi di euro. Allargando ulteriormente il raggio per includere l'indotto e i servizi collegati, l'ecosistema raggiunge numeri macroeconomici: oltre 15.000 aziende coinvolte, 647.000 lavoratori diretti e 197 miliardi di fatturato, inserendosi in un contesto che, secondo le stime governative discusse durante la presentazione, arriva a coinvolgere oltre un milione di occupati a livello nazionale.

Il superamento del modello verticale

L'aspetto più rilevante evidenziato dallo studio, come sottolineato dal capo economista di Nomisma Lucio Poma, è di natura strutturale. Il modello Motor Valley dimostra che una rete distribuita e interconnessa genera molto più valore di un sistema rigidamente integrato in senso verticale.
Lavorare per le eccellenze del motorsport (incluse scuderie come Racing Bulls, Gresini e Simoncelli) impone standard tecnici severissimi, dall'elettronica embedded ai materiali compositi, fino ai sistemi di simulazione. Le competenze acquisite in questo "laboratorio" di precisione non restano confinate all'automotive, ma vengono esportate dai fornitori in altri settori industriali a livello globale, innalzando la competitività dell'intera manifattura italiana.
Questa spiccata tensione all'internazionalizzazione è confermata dai dati: il 78% dei fornitori diretti esporta attivamente (contro una media nazionale del settore del 46%), registrando uno score di internazionalizzazione pari a 1,2 (su una scala dove 1 rappresenta il massimo livello), nettamente superiore al 3,2 della media manifatturiera italiana.

Solidità finanziaria e "effetto Controvento"

Appartenere a questa rete neurale si traduce in tangibili vantaggi economici. Lo studio Nomisma ha isolato le imprese "Controvento" (aziende manifatturiere capaci di crescita strutturale anche in contesti macroeconomici avversi) all'interno del distretto. I risultati sono netti: i fornitori diretti della Motor Valley in questa categoria registrano ricavi medi di 74,3 milioni di euro, contro i 19,1 milioni della media manifatturiera nazionale. Ancora più indicativo è il dato sulla redditività, con un EBITDA margin che sfiora il 30% (29,4%), confermando la Motor Valley come un potentissimo acceleratore di solidità finanziaria.

L'economia del territorio: turismo e formazione

L'indagine amplia poi lo sguardo oltre i cancelli delle fabbriche, misurando l'impatto sul territorio. Nel solo 2024, la Motor Valley ha attirato 2,6 milioni di visitatori, generando 3,7 milioni di room nights (con una maggioranza assoluta del 54% di turisti stranieri). L'indotto economico derivante sfonda il muro del miliardo, attestandosi a 1,2 miliardi di euro, trainato principalmente dagli eventi organizzati nei quattro circuiti internazionali (Imola, Misano, Varano de’ Melegari e Modena) e dalla rete museale.
A garantire la sostenibilità futura di questo ecosistema provvede infine un network formativo unico in Europa. Con 5.400 studenti coinvolti annualmente e istituzioni specializzate come la Motor Valley University of Emilia-Romagna (MUNER) e la Motorsport Technical School (MTS), il territorio continua a forgiare i talenti necessari per alimentare la propria "rete neurale".
Un modello industriale, formativo e turistico che troverà la sua prossima vetrina internazionale dal 28 al 31 maggio a Modena, con l'atteso appuntamento del Motor Valley Fest 2026. Un momento chiave in cui questa straordinaria filiera tornerà a misurarsi e a dialogare con i vertici dell'automotive mondiale.
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