Quanto guadagna un camionista negli USA? Il confronto con l'Italia è impietoso

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di Simone Bocca
20 aprile 2026, 10.35
Nell'immagine si vede un camion americano di colore rosso con davanti due persone che parlano.
C'è un problema che l'Italia conosce bene ma che in Spagna ha raggiunto dimensioni critiche: mancano camionisti. Il ricambio generazionale non c'è, le condizioni di lavoro non attirano i giovani e qualcuno, alla fine, decide di fare le valigie. Jesús ha fatto proprio questo: ha lasciato la Spagna, ha preso la patente giusta e oggi percorre le autostrade americane da un capo all'altro del Paese, Alaska e Hawaii escluse.

65.000 euro l'anno, quasi tutti in tasca

In un video pubblicato sul suo canale TikTok, Jesús ha deciso di essere trasparente su quello che guadagna davvero. Il suo salario annuale si aggira intorno ai 65.000 euro lordi (circa 5.500 euro al mese) e non lavora nemmeno per l'azienda che paga meglio sul mercato americano. Come fanno quasi tutte le compagnie di trasporto negli Stati Uniti, anche la sua retribuisce per miglia percorse, con eventuali bonus legati al tipo di carico. Jesús mediamente ne copre tra le 9.000 e le 9.500 al mese. Pochi, rispetto ai colleghi più ambiziosi che arrivano a 13.000, circa 20.000 chilometri, ma sufficienti.
Dopo aver pagato le tasse statali (2.500 euro, grazie al Texas che non applica l'IVA), la previdenza sociale (6.000 euro) e l'assicurazione sanitaria privata (2.000 euro), in tasca restano circa 55.000 euro netti l'anno. Una cifra già notevole. Ma il vero segreto di Jesús non è quanto guadagna: è quanto riesce a non spendere.

La casa è il camion, le spese sono quasi zero

Jesús vive nel suo mezzo di lavoro. Pochi metri quadri, organizzati con cura: un letto da 1,20, microonde, friggitrice ad aria, frigorifero, aspirapolvere e un armadio per i vestiti. Zero affitto, zero bollette, spese alimentari ridotte al minimo. Una filosofia di vita spartana che gli permette di accantonare decine di migliaia di euro ogni anno. Qualcosa che, ammette lui stesso, in Spagna sarebbe praticamente impossibile.
Il risultato? Nel 2024 ha lavorato otto mesi e ne ha trascorsi quattro in vacanza in Spagna.

Il rovescio della medaglia

Jesús non nasconde però i limiti di questo modello. Negli Stati Uniti è sostanzialmente un lavoratore autonomo: niente pensione, niente sanità pubblica, niente indennità di disoccupazione, niente ferie pagate. «In Spagna si paga di più in tasse, ma hai una pensione, una sanità decente, la cassa integrazione, le malattie pagate. Qui non ho niente di niente», racconta nel video.
Un compromesso consapevole, insomma. Jesús sa esattamente cosa ha scelto e cosa ha lasciato. E per ora, almeno, i conti tornano.

E in Italia? Il confronto che fa riflettere

La storia di Jesús diventa ancora più significativa se la si legge in controluce con quello che succede in Italia. Il nostro Paese ha un problema strutturale con i camionisti: li forma poco, li paga poco e non riesce a trattenerli. Secondo i dati di ANITA, l'Associazione Nazionale Imprese Trasporti Automobilistici, in Italia mancano almeno 25.000 conducenti. Il problema è strutturale: l'età media degli autisti professionisti supera i 50 anni e il ricambio generazionale è pressoché assente.
Lo stipendio medio di un camionista italiano nel 2025 si colloca tra 1.500 e 1.800 euro netti al mese, corrispondenti a circa 27.000-32.000 euro lordi annui. Il CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione stabilisce una retribuzione base attorno ai 25.000 euro lordi annui, che cresce con scatti di anzianità, straordinari e indennità di trasferta. In altri termini, quello che Jesús guadagna in un mese negli Stati Uniti corrisponde a quanto un camionista italiano porta a casa in circa tre.
La barriera d'ingresso alla professione non aiuta: per mettersi alla guida di un TIR è obbligatorio conseguire la patente professionale CQC, il cui costo si aggira tra i 6.000 e i 7.000 euro, una cifra che scoraggia soprattutto i giovani. Il segnale più preoccupante arriva dai numeri sulle qualifiche: negli ultimi cinque anni il numero di titolari della Carta di Qualificazione del Conducente è diminuito di quasi 410.000 unità, e si stima che entro il 2034 la metà degli autisti in servizio andrà in pensione.
Un settore che invecchia, che non attrae e che non riesce a rinnovarsi.
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