Multe annullate e autovelox spenti: scatta la rivoluzione sulle strade. Ecco dove non potranno più sanzionare

Notizie
13 marzo 2026, 13.19
Una foto giornalistica a livello della strada che mostra un autovelox arancione [tipo "Velo OK"] a bordo di una strada italiana extraurbana durante il giorno.
L'era degli autovelox usati come "bancomat" dalle amministrazioni locali sta per giungere al termine. Tra nuove direttive ministeriali per la sicurezza stradale e recenti e clamorose sentenze della Corte di Cassazione, il quadro normativo sui dispositivi di rilevamento della velocità in Italia sta subendo uno stravolgimento senza precedenti.
Il risultato? Migliaia di automobilisti stanno vedendo le proprie sanzioni annullate, mentre i Comuni sono costretti a spegnere, o addirittura rimuovere, decine di apparecchi sul territorio nazionale. Ecco cosa sta succedendo e quali sono i nuovi paletti che cambiano per sempre le regole sulle strade italiane.

Lo stop agli autovelox sotto i 50 km/h in città

Il primo grande scoglio per le amministrazioni locali è dettato dal nuovo impianto normativo (il cosiddetto "Decreto Autovelox") che mira a regolamentare il far west delle macchinette. L'obiettivo dichiarato del Ministero dei Trasporti è garantire che i dispositivi siano utilizzati per la sicurezza e non per fare cassa.
La novità più impattante riguarda i centri urbani: scatta il divieto assoluto di posizionare autovelox su strade cittadine con limiti di velocità inferiori ai 50 km/h. Questo significa che nelle sempre più diffuse "Zone 30", i sindaci non potranno più affidarsi ai rilevatori automatici per sanzionare chi supera il limite, dovendo invece ricorrere a dossi, dissuasori o alla presenza fisica delle pattuglie.
Inoltre, sulle strade extraurbane, gli autovelox non potranno essere installati in tratti dove il limite di velocità imposto è irragionevolmente inferiore rispetto a quello previsto dal Codice per quella specifica tipologia di strada (ad esempio, un limite di 50 km/h su una statale a scorrimento veloce).

Distanze minime e zero "effetti a sorpresa"

Un'altra stretta fondamentale riguarda la visibilità e la distanza. Le nuove linee guida impongono distanze minime rigorose tra il cartello che segnala il limite di velocità e la postazione dell'autovelox:
  • Almeno 1 chilometro sulle strade extraurbane.
  • Almeno 200 metri sulle strade urbane di scorrimento.
Inoltre, viene fissata una distanza minima anche tra due autovelox consecutivi sullo stesso tratto stradale, per evitare che l'automobilista venga sanzionato più volte nel giro di pochi chilometri per la medesima distrazione.

Il nodo cruciale: Approvazione vs Omologazione

Ma il vero terremoto legale, che sta portando all'annullamento a valanga delle multe davanti ai Giudici di Pace, deriva da una storica ordinanza della Corte di Cassazione.
I giudici hanno stabilito un principio tecnico fondamentale: l'approvazione di un autovelox non equivale alla sua omologazione. Moltissimi dispositivi attualmente in uso sulle strade italiane sono stati "approvati" con procedure ministeriali semplificate, ma non hanno mai superato i rigorosi test tecnici (su precisione, durata e tolleranza) richiesti dall'omologazione formale.
Questa sottile ma vitale differenza legale ha creato un precedente enorme. Se il dispositivo che ha rilevato l'infrazione è solo approvato e non omologato, la multa è illegittima e può essere contestata e annullata. Molti Comuni, temendo una pioggia di ricorsi e le conseguenti spese legali, stanno preventivamente disattivando gli apparecchi "a rischio" in attesa di un chiarimento normativo definitivo da parte del Parlamento.
loading

Loading