Un nuovo studio svela come trascorrono il tempo i
proprietari di veicoli elettrici in attesa alla colonnina. Tra fast food e zero
sport, emergono i veri difetti dell'infrastruttura di ricarica.
Chi guida abitualmente un'auto elettrica e utilizza le
colonnine di ricarica rapida avrà notato un dettaglio ricorrente: gli stalli
sono molto spesso situati nelle immediate vicinanze di fast food, panetterie o
catene di ristorazione. Un'osservazione empirica che trova ora conferma e
spiegazione nei dati di un recente studio condotto dall'istituto di ricerca
Civey per conto della compagnia assicurativa DA Direkt.
La pausa ricarica diventa una pausa snack
Il dato più eclatante emerso dal sondaggio riguarda proprio
le abitudini comportamentali legate all'alimentazione. Oltre la metà dei
conducenti di auto elettriche intervistati ammette di approfittare del tempo di
ricarica per mangiare o consumare spuntini.
Che si tratti di un pasto completo al fast food, di dolci,
snack o bevande, la sosta forzata si traduce in un consumo calorico aggiuntivo
che, senza la necessità di ricaricare il veicolo, probabilmente non sarebbe
avvenuto. Di contro, l'attività fisica è la grande assente: solo il 6%
degli intervistati dichiara di sfruttare i minuti di attesa per fare movimento.
Le alternative al cibo, tuttavia, mantengono un carattere
funzionale o di puro relax:
- Il 31%
sfrutta il tempo per sbrigare commissioni o fare la spesa nei paraggi.
- Il 25%
preferisce rilassarsi o fare un breve sonnellino all'interno
dell'abitacolo.
Il ruolo (e le carenze) dell'infrastruttura
Questa tendenza al consumo di cibo è direttamente collegata
alla progettazione stessa delle stazioni di ricarica. Gli utenti segnalano
infatti una scarsa qualità dell'ambiente circostante le colonnine. La
frequente mancanza di servizi igienici, sedute o semplici tettoie per ripararsi
da pioggia e sole spinge inevitabilmente i guidatori a rifugiarsi nei bar, nei
supermercati o nei ristoranti adiacenti per ingannare l'attesa.
Tempi d'attesa: la differenza tra percezione e realtà
L'indagine ha analizzato anche l'impatto psicologico dei
tempi di ricarica, evidenziando un netto divario tra chi possiede già un
veicolo elettrico (EV) e chi guida ancora vetture a combustione interna (ICE):
- Guidatori
EV: L'86% ritiene accettabile una sosta di 20 minuti, a patto di
recuperare almeno 200 chilometri di autonomia. Un ulteriore 35% vive
serenamente anche attese fino a 30 minuti.
- Guidatori
ICE: Tra chi guida auto tradizionali, la percezione è molto più
severa. Il 43% fissa la propria "soglia di tolleranza"
immaginaria a non più di 10 minuti di sosta.
Un divario simile si registra nella valutazione della rete
di ricarica generale: il 38% dei conducenti elettrici la ritiene
complessivamente "buona", mentre solo il 10% dei guidatori di auto a
benzina o diesel pensa che l'infrastruttura attuale sarebbe sufficiente per le
proprie esigenze.
Il vero ostacolo? La giungla dei pagamenti
Nonostante l'ottimismo generale dei proprietari di EV, il
25% critica la scarsità di postazioni di ricarica ultra-rapida, sempre più
necessarie per sfruttare le potenzialità dei modelli di ultima generazione.
Tuttavia, il vero punto critico che esaspera gli utenti non
è l'attesa, bensì la burocrazia digitale. Per quasi un intervistato su due, il
problema principale è il sistema di pagamento. Tariffe poco trasparenti,
una frammentazione eccessiva dei provider e l'obbligo di scaricare innumerevoli
app dedicate trasformano l'avvio della ricarica in un processo inutilmente
complesso. In moltissime stazioni, infatti, il semplice e immediato pagamento
tramite bancomat o carta di credito rimane un'opzione non disponibile.
Nota metodologica: Il sondaggio è stato condotto
online in Germania dall'istituto Civey per DA Direkt tra il 4 e il 13 marzo
2026. Ha coinvolto un campione rappresentativo di 2.500 cittadini maggiorenni e
un campione aggiuntivo di 1.000 conducenti di auto elettriche. Il margine di
errore statistico è stimato tra il 3,5% e il 6,2%.