Furti d'auto con il "Jammer": cos'è e come agisce il disturbatore di frequenze per eludere le chiusure centralizzate. Un arresto a Milano

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01 maggio 2026, 9.45
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Elaborazione foto originale della Polizia di Stato
La Polizia di Stato ha bloccato in viale Piave un 29enne che aveva appena aperto una vettura in sosta senza alcuno scasso. La tecnica consiste nell'inibire il segnale del telecomando del proprietario, lasciando l'abitacolo vulnerabile.
La tecnologia al servizio dei reati predatori si fa sempre più insidiosa, trasformando il momento del parcheggio in un potenziale rischio per gli automobilisti. Nella giornata di venerdì, la Polizia di Stato di Milano ha arrestato un cittadino cubano di 29 anni, già noto alle forze dell'ordine, per furto aggravato. L'uomo è stato colto in flagranza mentre svaligiava un'auto in sosta grazie all'uso di un "jammer", un dispositivo elettronico che permette di aprire le vetture aggirando i sistemi di sicurezza elettronici.

Cos'è un Jammer e come avviene il furto

Il termine inglese jammer si traduce letteralmente come "disturbatore di frequenze". Si tratta di un apparecchio portatile, spesso di dimensioni ridotte, in grado di emettere potenti onde radio su specifiche bande (generalmente le stesse utilizzate dai radiocomandi delle automobili).
La tecnica di furto è subdola quanto efficace e si articola in pochi secondi:
  1. L'appostamento: Il ladro si posiziona nelle vicinanze di un'area di parcheggio, individuando la vittima mentre scende dal veicolo.
  2. L'interferenza: Nel momento esatto in cui il proprietario preme il pulsante di chiusura sul proprio telecomando, il malvivente attiva il jammer.
  3. L'inganno: Il dispositivo satura l'area con un segnale di disturbo che "acceca" la centralina dell'auto, impedendole di ricevere il comando di chiusura.
  4. Il furto: Il proprietario, convinto di aver chiuso la vettura (spesso senza prestare attenzione al mancato lampeggio delle frecce o al rumore della serratura), si allontana. A quel punto, l'auto è di fatto aperta: il ladro non deve fare altro che abbassare la maniglia, senza infrangere vetri o forzare le portiere, e fare razzia nell'abitacolo.

La dinamica dell'arresto in viale Piave

È esattamente questo il modus operandi osservato dagli agenti della VI Sezione della Squadra Mobile di Milano durante un servizio di pattugliamento mirato. Transitando in viale Piave, i poliziotti hanno notato il 29enne che scrutava con attenzione i veicoli in fase di parcheggio.
L'uomo ha puntato un'autovettura appena lasciata da una donna. Non appena quest'ultima ha azionato il telecomando e si è allontanata, il sospettato si è avvicinato con naturalezza, ha aperto la portiera lato conducente e ha iniziato a rovistare all'interno del veicolo.
Gli agenti, avendo assistito all'intera scena, sono intervenuti immediatamente bloccando l'individuo. Durante la perquisizione, i poliziotti hanno ispezionato uno zaino che l'uomo teneva sulla schiena, rinvenendo non solo il disturbatore di frequenza portatile (il jammer utilizzato per il colpo), ma anche un frangivetro, strumento da utilizzare verosimilmente come "piano B" in caso di malfunzionamento del dispositivo elettronico.

Le conseguenze legali

La vittima del furto, rintracciata e richiamata sul posto dagli agenti, ha potuto constatare che nulla era stato asportato dall'abitacolo grazie alla tempestività dell'intervento.
Il 29enne, al termine degli accertamenti di rito, è stato trasferito nelle camere di sicurezza della Questura milanese. Sottoposto a processo per direttissima, l'arresto è stato convalidato e nei confronti dell'uomo è stata disposta la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.
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