La Polizia di Stato ha bloccato in viale Piave un 29enne
che aveva appena aperto una vettura in sosta senza alcuno scasso. La tecnica
consiste nell'inibire il segnale del telecomando del proprietario, lasciando
l'abitacolo vulnerabile.
La tecnologia al servizio dei reati predatori si fa sempre
più insidiosa, trasformando il momento del parcheggio in un potenziale rischio
per gli automobilisti. Nella giornata di venerdì, la Polizia di Stato di Milano
ha arrestato un cittadino cubano di 29 anni, già noto alle forze dell'ordine,
per furto aggravato. L'uomo è stato colto in flagranza mentre svaligiava
un'auto in sosta grazie all'uso di un "jammer", un dispositivo
elettronico che permette di aprire le vetture aggirando i sistemi di sicurezza
elettronici.
Cos'è un Jammer e come avviene il furto
Il termine inglese jammer si traduce letteralmente
come "disturbatore di frequenze". Si tratta di un apparecchio
portatile, spesso di dimensioni ridotte, in grado di emettere potenti onde
radio su specifiche bande (generalmente le stesse utilizzate dai radiocomandi
delle automobili).
La tecnica di furto è subdola quanto efficace e si articola
in pochi secondi:
- L'appostamento:
Il ladro si posiziona nelle vicinanze di un'area di parcheggio,
individuando la vittima mentre scende dal veicolo.
- L'interferenza:
Nel momento esatto in cui il proprietario preme il pulsante di chiusura
sul proprio telecomando, il malvivente attiva il jammer.
- L'inganno:
Il dispositivo satura l'area con un segnale di disturbo che
"acceca" la centralina dell'auto, impedendole di ricevere il
comando di chiusura.
- Il
furto: Il proprietario, convinto di aver chiuso la vettura (spesso
senza prestare attenzione al mancato lampeggio delle frecce o al rumore
della serratura), si allontana. A quel punto, l'auto è di fatto aperta: il
ladro non deve fare altro che abbassare la maniglia, senza infrangere
vetri o forzare le portiere, e fare razzia nell'abitacolo.
La dinamica dell'arresto in viale Piave
È esattamente questo il modus operandi osservato
dagli agenti della VI Sezione della Squadra Mobile di Milano durante un
servizio di pattugliamento mirato. Transitando in viale Piave, i poliziotti
hanno notato il 29enne che scrutava con attenzione i veicoli in fase di
parcheggio.
L'uomo ha puntato un'autovettura appena lasciata da una
donna. Non appena quest'ultima ha azionato il telecomando e si è allontanata,
il sospettato si è avvicinato con naturalezza, ha aperto la portiera lato
conducente e ha iniziato a rovistare all'interno del veicolo.
Gli agenti, avendo assistito all'intera scena, sono
intervenuti immediatamente bloccando l'individuo. Durante la perquisizione, i
poliziotti hanno ispezionato uno zaino che l'uomo teneva sulla schiena,
rinvenendo non solo il disturbatore di frequenza portatile (il jammer
utilizzato per il colpo), ma anche un frangivetro, strumento da utilizzare
verosimilmente come "piano B" in caso di malfunzionamento del
dispositivo elettronico.
Le conseguenze legali
La vittima del furto, rintracciata e richiamata sul posto
dagli agenti, ha potuto constatare che nulla era stato asportato dall'abitacolo
grazie alla tempestività dell'intervento.
Il 29enne, al termine degli accertamenti di rito, è stato
trasferito nelle camere di sicurezza della Questura milanese. Sottoposto a
processo per direttissima, l'arresto è stato convalidato e nei confronti
dell'uomo è stata disposta la misura cautelare dell'obbligo di presentazione
alla Polizia Giudiziaria.