Morto Alex Zanardi, il pilota e atleta paralimpico che ci ha insegnato a non mollare mai

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02 maggio 2026, 9.54
alex zanardi in una bmw da corsa
L'addio a 59 anni all'uomo dalle mille vite. Dall'esordio sui kart alle vittorie in IndyCar, dal dramma del Lausitzring ai trionfi olimpici: si spegne un simbolo universale di resilienza, ma la sua eredità nel mondo dei motori e dello sport resterà immortale.
Il mondo dell'automobilismo e dello sport globale si ferma, ammutolito di fronte a una notizia che nessuno avrebbe mai voluto leggere. Alessandro "Alex" Zanardi si è spento all'età di 59 anni, al termine dell'ennesima, estenuante battaglia di un'esistenza vissuta sempre al massimo dei giri. Se n'è andato un pilota dal talento cristallino, un pluricampione paralimpico ineguagliabile e, soprattutto, un uomo che ha ridefinito il concetto stesso di limite.
Il paddock della Formula 1 a Miami, così come l'intera comunità motoristica internazionale, è oggi avvolto da un velo di profonda malinconia. Zanardi non è stato solo un pilota capace di domare le vetture più estreme, ma una forza della natura in grado di piegare il destino al proprio volere, insegnando a un'intera nazione cosa significhi non arrendersi mai.

Le origini: l'odore della miscela e la scalata verso l'Olimpo

Nato a Bologna nell'ottobre del 1966 e cresciuto a Castel Maggiore, Zanardi aveva la velocità nel sangue, in una terra dove i motori sono religione. Di origini umili (madre sarta, padre idraulico), ha saputo trasformare una passione, inizialmente osteggiata dalla famiglia dopo la tragica perdita della sorella Cristina in un incidente stradale, nella sua bussola di vita.
Il primo kart arriva a quattordici anni: poche risorse, il padre a fare da meccanico e un talento puro che lo porta rapidamente a scalare le categorie. Dal debutto in Formula 3 nel 1988 su una Dallara-Alfa Romeo, fino al grande salto in Formula 1 nel 1991 con la Jordan. In F1 disputerà 44 Gran Premi (correndo anche per Minardi, Lotus e Williams), ma è oltreoceano che Alex troverà la sua consacrazione automobilistica. Nel campionato CART (oggi IndyCar), Zanardi diventa un'icona assoluta, dominando le stagioni 1997 e 1998 e conquistando il cuore degli americani con i suoi leggendari "donuts" a fine gara.

Il Lausitzring: lo spartiacque e la rinascita

Il 15 settembre 2001 segna il primo, drammatico, spartiacque della sua vita. Al Lausitzring, in Germania, una vettura fuori controllo lo espone all'impatto devastante con la monoposto di Alex Tagliani. La vettura di Zanardi viene letteralmente spezzata in due. Sopravvive per miracolo, perdendo tre quarti del suo sangue e subendo l'amputazione di entrambe le gambe.
Eppure, dove chiunque altro avrebbe visto la fine, Zanardi ha intravisto un nuovo inizio. "L’incidente mi ha dato modo di fare cose che forse in un’altra vita non avrei mai avuto l’occasione di provare", dirà in seguito. Con un'ironia e una forza d'animo encomiabili, affronta la riabilitazione. Solo due anni dopo torna su quella stessa pista per completare, a bordo di una vettura modificata, i 13 giri che gli mancavano. Non si ferma all'atto simbolico: torna a competere ad altissimi livelli nel Campionato Europeo Turismo, nel WTCC, vince il Campionato Italiano Superturismo nel 2005 e torna persino al volante di una Formula 1 in un test storico con la BMW Sauber, fino a correre la prestigiosa 24 Ore di Daytona nel 2019.

La leggenda dell'handbike

Parallelamente al suo ritorno nell'abitacolo, Zanardi scopre l'handbike. Un nuovo mezzo meccanico, una nuova sfida. Dal debutto alla Maratona di New York nel 2007, Alex costruisce una seconda, straordinaria carriera sportiva. Diventa il dominatore incontrastato della disciplina:
  • 2011: Vittoria alla Maratona di New York e di Roma (con record).
  • Olimpiadi di Londra 2012: 2 Medaglie d'Oro e 1 d'Argento.
  • Olimpiadi di Rio 2016: A cinquant'anni, conquista nuovamente 2 Medaglie d'Oro e 1 d'Argento.

L'ultimo traguardo

Il destino, tuttavia, non aveva ancora finito di metterlo alla prova. Il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza in handbike sulle strade vicino a Pienza, un terribile scontro con un camion lo precipita di nuovo nel buio. Ne seguono mesi di delicati interventi neurochirurgici, trasferimenti tra Siena, Lecco, Milano e Padova, e infine il ritorno a casa nel dicembre 2021. Da allora, Zanardi ha lottato nel riserbo della sua abitazione, circondato dall'amore incondizionato della moglie Daniela e del figlio Niccolò, affrontando persino un rogo domestico che ha minacciato i suoi macchinari vitali.
Oggi, a 59 anni, il motore di Alex si è spento. Ma l'uomo che si alzò in piedi alla cerimonia dei Caschi d'Oro pochi mesi dopo aver perso le gambe, l'uomo dalle mille esistenze, non morirà mai davvero. Ci lascia un patrimonio inestimabile: la dimostrazione tangibile che la passione, la tenacia e il sorriso possono far ripartire la corsa, anche quando la pista sembra finita.
Addio Alex, e grazie per averci insegnato a guardare sempre avanti.
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