L'addio a 59 anni all'uomo dalle mille vite. Dall'esordio
sui kart alle vittorie in IndyCar, dal dramma del Lausitzring ai trionfi
olimpici: si spegne un simbolo universale di resilienza, ma la sua eredità nel
mondo dei motori e dello sport resterà immortale.
Il mondo dell'automobilismo e dello sport globale si ferma,
ammutolito di fronte a una notizia che nessuno avrebbe mai voluto leggere.
Alessandro "Alex" Zanardi si è spento all'età di 59 anni, al termine
dell'ennesima, estenuante battaglia di un'esistenza vissuta sempre al massimo
dei giri. Se n'è andato un pilota dal talento cristallino, un pluricampione
paralimpico ineguagliabile e, soprattutto, un uomo che ha ridefinito il
concetto stesso di limite.
Il paddock della Formula 1 a Miami, così come l'intera
comunità motoristica internazionale, è oggi avvolto da un velo di profonda
malinconia. Zanardi non è stato solo un pilota capace di domare le vetture più
estreme, ma una forza della natura in grado di piegare il destino al proprio
volere, insegnando a un'intera nazione cosa significhi non arrendersi mai.
Le origini: l'odore della miscela e la scalata verso l'Olimpo
Nato a Bologna nell'ottobre del 1966 e cresciuto a Castel
Maggiore, Zanardi aveva la velocità nel sangue, in una terra dove i motori sono
religione. Di origini umili (madre sarta, padre idraulico), ha saputo
trasformare una passione, inizialmente osteggiata dalla famiglia dopo la
tragica perdita della sorella Cristina in un incidente stradale, nella sua
bussola di vita.
Il primo kart arriva a quattordici anni: poche risorse, il
padre a fare da meccanico e un talento puro che lo porta rapidamente a scalare
le categorie. Dal debutto in Formula 3 nel 1988 su una Dallara-Alfa Romeo, fino
al grande salto in Formula 1 nel 1991 con la Jordan. In F1 disputerà 44 Gran
Premi (correndo anche per Minardi, Lotus e Williams), ma è oltreoceano che Alex
troverà la sua consacrazione automobilistica. Nel campionato CART (oggi
IndyCar), Zanardi diventa un'icona assoluta, dominando le stagioni 1997 e 1998
e conquistando il cuore degli americani con i suoi leggendari
"donuts" a fine gara.
Il Lausitzring: lo spartiacque e la rinascita
Il 15 settembre 2001 segna il primo, drammatico, spartiacque
della sua vita. Al Lausitzring, in Germania, una vettura fuori controllo lo
espone all'impatto devastante con la monoposto di Alex Tagliani. La vettura di
Zanardi viene letteralmente spezzata in due. Sopravvive per miracolo, perdendo
tre quarti del suo sangue e subendo l'amputazione di entrambe le gambe.
Eppure, dove chiunque altro avrebbe visto la fine, Zanardi
ha intravisto un nuovo inizio. "L’incidente mi ha dato modo di fare
cose che forse in un’altra vita non avrei mai avuto l’occasione di
provare", dirà in seguito. Con un'ironia e una forza d'animo
encomiabili, affronta la riabilitazione. Solo due anni dopo torna su quella
stessa pista per completare, a bordo di una vettura modificata, i 13 giri che
gli mancavano. Non si ferma all'atto simbolico: torna a competere ad altissimi
livelli nel Campionato Europeo Turismo, nel WTCC, vince il Campionato Italiano
Superturismo nel 2005 e torna persino al volante di una Formula 1 in un test
storico con la BMW Sauber, fino a correre la prestigiosa 24 Ore di Daytona nel
2019.
La leggenda dell'handbike
Parallelamente al suo ritorno nell'abitacolo, Zanardi scopre
l'handbike. Un nuovo mezzo meccanico, una nuova sfida. Dal debutto alla
Maratona di New York nel 2007, Alex costruisce una seconda, straordinaria
carriera sportiva. Diventa il dominatore incontrastato della disciplina:
- 2011:
Vittoria alla Maratona di New York e di Roma (con record).
- Olimpiadi
di Londra 2012: 2 Medaglie d'Oro e 1 d'Argento.
- Olimpiadi
di Rio 2016: A cinquant'anni, conquista nuovamente 2 Medaglie d'Oro e
1 d'Argento.
L'ultimo traguardo
Il destino, tuttavia, non aveva ancora finito di metterlo
alla prova. Il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza in handbike
sulle strade vicino a Pienza, un terribile scontro con un camion lo precipita
di nuovo nel buio. Ne seguono mesi di delicati interventi neurochirurgici,
trasferimenti tra Siena, Lecco, Milano e Padova, e infine il ritorno a casa nel
dicembre 2021. Da allora, Zanardi ha lottato nel riserbo della sua abitazione,
circondato dall'amore incondizionato della moglie Daniela e del figlio Niccolò,
affrontando persino un rogo domestico che ha minacciato i suoi macchinari
vitali.
Oggi, a 59 anni, il motore di Alex si è spento. Ma l'uomo
che si alzò in piedi alla cerimonia dei Caschi d'Oro pochi mesi dopo aver perso
le gambe, l'uomo dalle mille esistenze, non morirà mai davvero. Ci lascia un
patrimonio inestimabile: la dimostrazione tangibile che la passione, la tenacia
e il sorriso possono far ripartire la corsa, anche quando la pista sembra
finita.
Addio Alex, e grazie per averci insegnato a guardare
sempre avanti.