Un ribaltamento storico degli equilibri automotive: Ford starebbe negoziando con Geely per produrre veicoli elettrici del gruppo cinese nei propri impianti europei. L'obiettivo? Aggirare i dazi UE e condividere tecnologie avanzate. Se un tempo erano i costruttori occidentali a doversi piegare alle joint venture obbligatorie per accedere al mercato cinese, oggi il paradigma si è completamente rovesciato. L'industria dell'auto assiste a un cambio di rotta epocale:
Ford è a un passo dall'aprire le porte dei suoi storici stabilimenti europei al colosso cinese
Geely.
Secondo indiscrezioni sempre più insistenti, le due aziende sarebbero in fase avanzata di negoziazione per permettere a
Geely di assemblare i propri veicoli elettrici sulle linee di montaggio
Ford nel Vecchio Continente. Una mossa pragmatica che permetterebbe ai cinesi di ottenere il marchio
"Made in Europe", aggirando così i pesanti dazi doganali imposti dall'Unione Europea sulle importazioni dalla Cina.
La strategia: ottimizzare i costi e salvare le fabbriche
L'accordo, frutto di mesi di trattative culminate in un
vertice a fine gennaio nel quartier generale
Ford in Michigan, nasce da una necessità comune:
il taglio dei costi. Per Ford, mantenere operative le fabbriche europee è una sfida costante. Per essere redditizio, un impianto deve operare sopra l'80% della sua capacità produttiva, una situazione al momento non predente in alcuni impianti europei della Casa dell'Ovale. Aprire le linee a un partner esterno garantirebbe volumi sufficienti a saturare gli impianti.
Quali fabbriche Ford ospiteranno le auto cinesi? L'ipotesi Valencia
Sebbene non ci sia ancora l'ufficialità, il toto-fabbrica è già iniziato. Tre sono i siti principali sotto la lente d'ingrandimento:
•
Saarlouis (Germania): L'impianto è in cerca di una nuova identità dopo lo stop alla produzione della
Ford Focus, terminata a fine 2025 dopo un quarto di secolo.
• Colonia (Germania): Attualmente sede della produzione dei modelli elettrici Explorer e Capri (su piattaforma MEB Volkswagen), e storica "casa" di modelli di successo come la Fiesta.
• Valencia (Spagna): Secondo Reuters, quella dello stabilimento iberico di Almussafes è l'opzione più probabile. Qui viene assemblata la Kuga e si attende un nuovo SUV crossover (probabilmente della famiglia Bronco).
Un portavoce di
Ford ha dichiarato a
Reuters:
"Stiamo negoziando continuamente con molte aziende su una varietà di argomenti. A volte si concretizzano, a volte no", mantenendo il massimo riserbo ma senza smentire.
Geely, per ora, non ha rilasciato commenti.I vantaggi dell'asse Ford-Geely: cambio tecnologico con guida autonoma al centro
L'accordo non è puramente manifatturiero.
Ford vedrebbe in questa partnership un'opportunità d'oro per accedere al know-how tecnologico di
Geely, in particolare nel campo della
guida autonoma.
L'obiettivo dell'Ovale Blu è evolvere il proprio sistema
BlueCruise per competere ad armi pari con il Full Self-Driving (FSD) di Tesla, la cui omologazione in Europa è attesa proprio nel corso del 2026.
Geely, dal canto suo, potrebbe portare in dote sistemi avanzati come il
G-ASD presentato a Las Vegas. Il primo modello a beneficiare di questo accordo potrebbe essere il SUV elettrico Geely EX5. Abbiamo avuto la possibilità di provare la EX5 in un primo contatto: qui trovi le nostre prime impressioni.
Il retroscena: Xiaomi fuori dai giochi
Nelle settimane precedenti si era speculato su un
possibile accordo tra Ford e Xiaomi, alimentato dagli
elogi pubblici del CEO di Ford, Jim Farley, verso la berlina SU7 (auto che ha più volte rivelato di utilizzare quotidianamente). Tuttavia, entrambe le parti hanno smentito categoricamente.
Ford ha sottolineato che una partnership con Xiaomi avrebbe rischiato di
aumentare eccessivamente la dipendenza dalla Cina, un tema politicamente sensibile negli USA, nonostante l'azienda utilizzi già batterie LFP con tecnologia CATL.
Una scommessa rischiosa per il futuro dell'auto: si apre il "vaso di Pandora"?
L'apertura alle aziende cinesi solleva interrogativi critici. L'operazione
Ford-Geely potrebbe infatti rappresentare l'apertura di un vero e proprio
"vaso di Pandora" per l'industria europea.
Se da un lato la manovra salva l'occupazione e riempie le fabbriche, dall'altro sdogana definitivamente la produzione cinese sul suolo europeo, sollevando interrogativi sul futuro valore aggiunto dell'industria automotive occidentale e sulla sua crescente dipendenza tecnologica dal Dragone.
Ford sta camminando su un filo sottile: modernizzare i propri impianti e offrire tecnologia all'avanguardia o
diventare, nel lungo periodo, un semplice "assemblatore" per conto terzi dei giganti d'Oriente? La risposta, probabilmente, è ancora lontana, e arriverà solamente dopo che i primi SUV
Geely usciranno dalle catene di montaggio europee.