Negli ultimi decenni l’aerodinamica attiva è passata da
soluzione avveniristica a componente chiave delle supercar moderne. Se negli
anni ’80 bastava
uno spoiler posteriore estraibile per stupire, oggi il
controllo dei flussi d’aria è diventato un vero e proprio linguaggio
ingegneristico, fatto di microregolazioni, materiali intelligenti e superfici
in continuo mutamento. In questo contesto,
Ferrari sembra pronta a scrivere un
nuovo capitolo.La storia recente ci insegna che l’aerodinamica non è più
solo una questione di appendici mobili. Alcuni costruttori, come Zenvo con la
TSR-S e il suo alettone posteriore inclinabile in più direzioni, hanno
dimostrato come
il flusso d’aria possa essere “modellato” in tempo
reale.
Ferrari, dal canto suo, non è mai rimasta a guardare: dalle alette
anteriori aeroelastiche della 458 Italia fino all’ala posteriore attiva della
SF90, il Cavallino Rampante ha sempre cercato soluzioni che coniugassero
p
restazioni e raffinatezza tecnica.Un brevetto potrebbe aprire nuovi orizzonti
Un recente brevetto depositato dalla Casa di Maranello,
scoperto da CarBuzz, suggerisce però un cambio di paradigma ancora più
radicale. Alla base dell’idea c’è un conflitto noto a chiunque lavori nel mondo
dell’auto: quello tra estetica e aerodinamica. I designer inseguono linee
pulite e forme iconiche, mentre gli
ingegneri vorrebbero superfici
ottimizzate esclusivamente per l’efficienza dei flussi. Secondo
Ferrari, la
risposta a questo dilemma potrebbe essere una carrozzeria capace di adattarsi.
Il brevetto descrive l’utilizzo di elementi aerodinamici
realizzati con materiali elasticamente deformabili, integrati direttamente nei
pannelli della carrozzeria. Nell’esempio illustrato, la tecnologia viene
applicata al parafango posteriore, ma le possibilità sono teoricamente molto
più ampie. Porte, cofano, paraurti, minigonne, alettoni e perfino sportelli del
carburante potrebbero diventare superfici “attive”, in grado di
modificare la propria forma sotto l’azione delle forze aerodinamiche.
Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti
Ferrari non entra nei dettagli sui materiali specifici, ma
parla di una combinazione di compositi ed elastomeri. Si tratta di
sostanze
capaci di deformarsi in modo controllato quando sottoposte a stress e di
tornare alla forma originale una volta cessata la sollecitazione. Sotto la
superficie esterna, una struttura interna ondulata garantirebbe la rigidità
necessaria a sopportare i carichi senza compromettere la sicurezza o la
precisione del comportamento dinamico.
Il risultato sarebbe un’aerodinamica progressiva e
“naturale”. A basse sollecitazioni, la carrozzeria manterrebbe un aspetto
più pulito e vicino all’idea originale dei designer. Con l’aumentare della
velocità o delle forze laterali, invece, le superfici inizierebbero a
deformarsi gradualmente, migliorando la gestione dei flussi d’aria senza
l’intervento diretto di attuatori visibili. Nulla vieta, comunque, di combinare
questa soluzione con sistemi attivi tradizionali a controllo elettrico o
idraulico, nascosti sotto rivestimenti superiori per non alterare l’estetica.
I bozzetti non svelano un nuovo modello ma illustrano il funzionamento del
sistema
È importante sottolineare che i disegni dei brevetti non
rappresentano necessariamente modelli destinati alla produzione. Le immagini
mostrano una vettura che ricorda una
Ferrari 812, con alcuni richiami alla
più
recente 12Cilindri, ma le semplificazioni presenti indicano chiaramente che
non si tratta di un’anticipazione di un’auto specifica. L’obiettivo del
brevetto è quello di illustrare il funzionamento del concetto, non annunciare un nuovo
modello.
Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti
Se questa tecnologia dovesse arrivare su strada, aprirebbe
scenari affascinanti. Un’auto potrebbe apparire in un certo modo da ferma,
quasi “scultorea”, e trasformarsi dinamicamente una volta in movimento,
assumendo una silhouette diversa in base alle condizioni di guida. Sarebbe
l’incontro definitivo tra forma e funzione, tra arte e scienza applicata
all’automobile.
Per ora resta tutto nel mondo delle idee e dei documenti
tecnici. Ma conoscendo
Ferrari, quando un concetto viene studiato con tanta
attenzione, è
difficile pensare che rimanga solo sulla carta. L’aerodinamica
del futuro potrebbe non muoversi più solo con pistoni e motori elettrici, ma
respirare insieme all’auto stessa.