Dall'urlo del V10 Ferrari ai sussurri green. Da Torino 2006 a Milano-Cortina 2026

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06 febbraio 2026, 10.32
Luca Badoer sulla Ferrari F2005 esegue dei tondi tra il fumo delle gomme durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, con i cerchi olimpici ben visibili sull'alettone posteriore
FLASH! – C'era una volta un Paese che non si vergognava di fare rumore. Correva l'anno 2006, un'era geologica fa, quando il concetto di "transizione ecologica" era oscuro ai più quanto la fedeltà coniugale a certi premier dell'epoca. Era il 10 febbraio. Allo Stadio Olimpico di Torino andava in scena non una cerimonia, ma un rito pagano, un'orgia di ottani e nazionalismo meccanico che oggi farebbe scattare l'arresto immediato da parte della Polizia del Pensiero Green.
Vi ricordate? O la memoria vi è stata piallata a forza di ZTL e monopattini elettrici?
Al centro della scena, rossa come il peccato e rumorosa come l'Apocalisse, c'era una Ferrari. Una Formula 1 vera. Al volante Luca Badoer, il collaudatore, l'uomo ombra che per una notte si prese la gloria eterna. La F2005 iniziò a danzare. Non una sfilata composta, signori miei. TONDI. Donuts. Gomme fumanti che disegnavano cerchi neri sull'asfalto, mentre il V10 aspirato urlava a 19.000 giri la sua arrogante superiorità tecnologica.
Il pubblico? In visibilio.
Gli ambientalisti? Non pervenuti, o forse troppo impegnati a godersi lo spettacolo per calcolare l'impronta di carbonio di quella sgommata.
Era un'Italia che celebrava il suo genio motoristico senza chiedere scusa, che sbatteva in faccia al mondo l'eccellenza di Maranello con la sfacciataggine di chi sa di essere il migliore. Quel suono lacerante non era inquinamento acustico: era l'Inno di Mameli suonato con le bielle.
Luca Badoer sulla Ferrari F2005 esegue dei tondi tra il fumo delle gomme durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, con i cerchi olimpici ben visibili sull'alettone posteriore

FAST FORWARD: 2026.

Stacco. Venti anni dopo.
Benvenuti nella "Milano da ricaricare", la capitale morale del politicamente corretto e delle piste ciclabili dipinte sull'acqua. A poche ore dalla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali 2026. Dimenticatevi il V10.
Se oggi qualcuno osasse proporre una Ferrari che fa i tondi a San Siro, verrebbe lapidato in pubblica piazza digitale dalle vestali della sostenibilità, accusato di crimini contro il clima e probabilmente di aver spaventato i piccioni di Piazza Duomo.
Al posto del "Cavallino" che ruggisce, cosa ci aspetta oggi?
Rendering del progetto scenografico per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 a San Siro: al centro una grande spirale luminosa collegata da quattro rampe, circondata da tribune per atleti, schermi LED e il palco protocollare
La scaletta della cerimonia innaugurale delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 è già scritta nel libro dei sogni bagnati del marketing inclusivo e ruoterà intorno all'armonia. Niente motori termici, per carità. Al massimo vedremo sfilare qualche triste SUV ibrido plug-in, silenzioso come un rimorso, rigorosamente limitato a 30 all'ora per non urtare la sensibilità delle associazioni pedonali. E la colonna sonora? Ah, dimenticate la sinfonia meccanica.
Al posto dell'urlo straziante e meraviglioso di un motore da competizione, avremo con ogni probabilità Ghali. O chi per lui con le varie polemiche che stanno accompagnandolo sulla lingua araba. Mariah Carey ci delizierà con la sua interpretazione di “Nel blu, dipinto di blu“
Niente contro gli artisti, per l'amor del cielo. Ma mettere un microfono con l'autotune al posto di uno scarico libero è la metafora perfetta del nostro declino. Siamo passati dalla vibrazione fisica che ti scuoteva lo sterno alla musichetta fluida che non deve disturbare nessuno.
Siamo diventati un popolo di autoappassionati castrati.
Torino 2006 è stata l'ultimo ballo del Titanic dei motori termici. Eravamo sull'orlo del precipizio e acceleravamo ridendo. Milano 2026 sarà la festa della sobrietà imposta, dove l'unica cosa che corre veloce è la retorica.
Quindi mettetevi le cuffie e cercate su YouTube quel video del 2006. Perché il futuro sarà pure pulito, inclusivo e sostenibile. Ma, lasciatevelo dire, è di una noia mortale.
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