Un viaggio
reale tra costi e contraddizioni: le auto sono pronte, ma il sistema italiano
non lo è.
Siamo partiti convnti che il futuro fosse già
qui. Non lo è. L’auto era
pronta. La strada molto meno. Pensavamo di
guidare nel futuro. Ci siamo scontrati con il presente. Tra Imola e Roma abbiamo scoperto che il problema non è l’elettrico. Il futuro esiste. Ma non è dove pensavamo di trovarlo. Ci sono due Italie. Non serve una cartina per capirlo. Basta mettersi al
volante e guidare.
Due Italie, un solo viaggio
La prima parte da Imola. Terra di motori, di
tecnica, di cultura automobilistica vera. Qui l’elettrico
non è una promessa: è qualcosa che funziona. Le colonnine ci sono, sono libere,
erogano quello che devono. Nessuna attesa, nessuna tensione. Semplicemente,
tutto gira. Non è un caso se il sindaco Marco
Panieri insiste su un concetto chiave: “L’elettrico
non è solo una tecnologia, è un ecosistema. E quando
l’ecosistema funziona, diventa normale.” La seconda
Italia arriva dopo. Si manifesta chilometro dopo chilometro. E diventa
chiarissima quando entri a Roma.
BMW iX: il futuro è già pronto
In mezzo c’è
il viaggio. E lo facciamo a bordo della BMW iX. Una macchina che, da sola, basterebbe a chiudere qualsiasi discussione
sull’elettrico. Silenziosa, piena, immediata. Non accelera: scatta. Non vibra:
scivola. È comoda, stabile, costruita con una qualità che non ha bisogno di spiegazioni. È un oggetto riuscito, maturo, contemporaneo. E infatti da Imola si parte leggeri. Il consumo
reale si assesta tra i 19 e i 20 kWh per 100 km. Un dato corretto, concreto.
Quanto costa davvero viaggiare elettrico
Poi arrivano i
numeri. Quelli veri. In autostrada
la ricarica costa circa 0,80 €/kWh.
Tradotto: 16 euro ogni 100 km. Un Diesel moderno, con i prezzi attuali — gonfiati anche dalle tensioni
internazionali — arriva a circa 12–12,5 €/100 km. La benzina si
muove tra i 14 e i 15 €/100 km. E questi sono
valori già alti, destinati — almeno in parte — a ridimensionarsi. Quando
accadrà, la forbice si allargherà ancora. Perché il
punto non è la macchina. La
macchina è avanti. Il punto è
tutto il resto.
Infrastrutture: il vero nodo
Lungo il viaggio troviamo colonnine fuori
servizio. A Orte inutilizzabili. Appena sbarcati nella
Capitale, la stazione ultrafast di Corso di Francia parzialmente fuori gioco. Ma non è nemmeno questo il vero problema. Il problema è
quello che trovi quando funzionano. Stalli occupati da auto termiche.
Stalli occupati da auto elettriche già cariche,
lasciate lì perché — banalmente — parcheggi non ce ne
sono. E allora succede questo: conviene pagare qualche centesimo per occupare lo
stallo piuttosto che girare alla ricerca dell’arca perduta. Non è inciviltà. È sistema.
Ricarica: tra teoria e realtà
Durante il viaggio abbiamo trovato una sola
colonnina davvero “ultrafast”. Per il resto,
sempre meno. Fino al paradosso. A Roma, nella ZTL, una colonnina che erogava 2
kW. Facciamo un conto reale. La BMW iX ha una batteria da circa 100 kWh. Dal 10% al 100% significa circa 90 kWh da ricaricare. Alla velocità di 2
kW? 45 ore. Due giorni. Non è mobilità. È immobilità. Vero che in città il costo scende a 0,66 €/kWh. Ma il tempo diventa il vero prezzo da pagare.
Roma e la ZTL: una scelta che fa discutere
Poi, alla difficoltà tecnica — che può essere
quella di una grande città — si aggiunge quella normativa. Dalla prossima
estate, le auto elettriche non residenti dovranno pagare circa 1000 euro l’anno
per accedere alla ZTL. E pagheranno anche le strisce blu. La motivazione declamata dalla Giunta capitolina? Decongestionare il traffico. Ma allora
viene spontanea una domanda. Se
l’obiettivo è ridurre il traffico, perché non limitare l’accesso ai soli
residenti? Perché far pagare? Così sembra un’altra cosa. Sembra una delle tante tasse mascherate.
Il grande equivoco
E qui si rompe qualcosa. Perché ai cittadini era stato detto altro.
Passate all’elettrico.
Entrerete ovunque.
Pagherete meno.
Avrete vantaggi.
E molti lo hanno fatto.
Non solo per l’ambiente, ma anche per convenienza.
Una FIAT
500e costa sensibilmente più di una FIAT
Panda termica. Parliamo di differenze che possono superare i 10.000 euro a
causa della tecnologia EV. Un
investimento. Fatto anche sulla base di promesse. Oggi quei
vantaggi, semplicemente, non ci sono più.
Le auto sono pronte. Il sistema no
Si paga per entrare. Per parcheggiare. Per
ricaricare. E spesso si aspetta. Troppo. E allora il punto va detto. Non è colpa
delle auto. La BMW
iX — come molte altre elettriche — è la dimostrazione di quanto le Case
abbiano lavorato bene. In pochi anni hanno trasformato una tecnologia
futuristica in qualcosa di reale, concreto, utilizzabile ogni giorno. Le auto ci sono.
Funzionano. Sono pronte. È il sistema che per mille motivi - spesso dovuta all’incapacità di
dialogare tra i diversi player che dovevano attrezzare l’Italia - non è stato
capace di tenere il passo.
Una transizione a metà
E quando si
rompe la fiducia, la transizione si ferma. Perché il
cittadino non è un laboratorio. E nemmeno un salvadanaio da cui attingere. Se gli cambi le regole mentre sta giocando, smette di giocare. E allora sì,
il rischio è concreto. Non che
l’elettrico non funzioni.
Ma che le persone smettano di crederci.ì Tra Imola e
Roma non cambia solo la strada.
Cambia l’idea stessa di futuro. A Imola
l’elettrico è normale. A Roma rischia
di fermarsi. E quella, più che una difficoltà, rischia di
essere una pietra tombale sulla transizione. Meditate gente, meditate….