Con 100 euro fai il 40% di strada in più: perché l'auto elettrica perde ancora contro Benzina e Diesel

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11 giugno 2026, 10.11
diesel rifornimento 01 mano che fa rifornimento
Nel dibattito sulla transizione energetica e sul futuro della mobilità, i fattori economici e infrastrutturali continuano a giocare un ruolo determinante nelle scelte dei consumatori. Durante l'assemblea annuale dell'Unem (Unione Energie per la Mobilità), il presidente Gianni Murano ha tracciato un quadro analitico sui costi di percorrenza delle diverse alimentazioni e sull'impatto delle recenti politiche fiscali dello Stato in materia di carburanti, evidenziando la persistente competitività dei motori termici tradizionali rispetto ai veicoli a batteria.

Il divario economico: 100 euro di rifornimento a confronto

Secondo i dati presentati nella relazione annuale di Unem, la disparità dei costi energetici alla fonte si riflette in modo diretto sulle tasche degli automobilisti quando si analizzano le distanze percorribili a parità di spesa. Nonostante le fluttuazioni dei prezzi alla pompa, le motorizzazioni a benzina e a Diesel mantengono un vantaggio competitivo significativo in termini di efficienza finanziaria sui lunghi tragitti.
"Emerge infatti che, nonostante gli attuali prezzi dei carburanti, le opzioni più competitive restino benzina e gasolio che con un rifornimento di 100 euro percorrono tra il 30% e il 40% in più di chilometri rispetto ad un'auto elettrica."
Gianni Murano, Presidente dell'Unem
Accanto al fattore puramente economico, l'associazione ha rimarcato il valore strategico della rete di distribuzione italiana. Descritta come un'infrastruttura capillare e resiliente, la rete attuale garantisce la continuità del servizio sia nei grandi centri urbani sia nelle aree geograficamente più isolate. L'Unem ha sottolineato come questo network non debba essere considerato un elemento statico del passato, bensì una piattaforma flessibile in grado di evolversi e integrare nuove soluzioni per accompagnare gradualmente la transizione ecologica.

L'impatto del taglio delle accise sulle casse dello Stato

Un ampio capitolo dell'assemblea è stato dedicato all'analisi degli interventi governativi volti a mitigare il caro carburanti. La riduzione delle accise applicata nei primi quattro mesi dell'anno ha comportato un esborso diretto per l'erario stimato in oltre 1 miliardo di euro, una cifra equivalente alla tassazione teorica su 1,6 miliardi di litri di carburante.
Tuttavia, l'Unem ha promosso la misura, definendola una scelta necessaria per evitare uno scenario macroeconomico peggiore. Senza il taglio fiscale, l'impennata dei prezzi al dettaglio avrebbe alimentato l'inflazione e contratto inevitabilmente i consumi.

Analisi dello scenario alternativo (mancato intervento sulle accise)

Indicatore economico Impatto stimato senza il taglio delle accise
Comportamento dei consumi Contrazione forzata delle vendite di carburante stimata al 10%
Effetto sul bilancio dello Stato Perdita di entrate (Accise e IVA) pari a 1 miliardo di euro in tre mesi
Impatto macroeconomico Crescita dell'inflazione e forte depressione dei consumi generali
L'analisi dell'Unem evidenzia quindi un costante allineamento tra il costo della misura e le mancate entrate che lo Stato avrebbe comunque registrato a causa del calo dei consumi. Il vero beneficio dell'intervento si è pertanto concretizzato nella tutela del potere d'acquisto dei cittadini e nella stabilità operativa degli autotrasportatori e dei professionisti, limitando la spirale inflazionistica che avrebbe colpito l'intero sistema Paese.
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