BYD e la previsione che non lascia scampo: "entro 5 anni sarà una catastrofe"

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di Simone Bocca
16 febbraio 2026, 11.20
nell'immagine si vede Stella Li, la numero due di BYD, che posa davanti ad un'auto del colosso di Schenzen
Il mercato auto cinese è cresciuto a ritmi impressionanti negli ultimi anni, diventando il più grande e aggressivo al mondo. Ma secondo BYD, questa corsa potrebbe trasformarsi presto in una vera e propria selezione naturale.
A dirlo è Stella Li, numero due del colosso di Shenzhen, che non usa mezzi termini: entro il 2030 il settore potrebbe assistere alla scomparsa di circa 100 marchi sui 130 attualmente presenti sul mercato. Una previsione che suona come un campanello d’allarme per l’intera industria automobilistica cinese.

Una guerra di prezzi senza precedenti

Chi segue da vicino il mercato asiatico lo sa bene: negli ultimi anni le case automobilistiche cinesi hanno combattuto una guerra commerciale feroce, fatta di sconti aggressivi e listini estremamente bassi.
Il risultato? Volumi altissimi, ma margini ridotti ai minimi termini. In molti casi, diversi brand operano addirittura in perdita pur di mantenere quote di mercato.
Per capire la portata del fenomeno basta un esempio: alcuni SUV elettrici e modelli ribattezzati come “Defender cinese” vengono proposti a cifre inferiori ai 24.000 euro, prezzi impensabili per veicoli con dimensioni e dotazioni comparabili in Europa.
Una strategia che funziona nel breve periodo, ma che nel lungo rischia di diventare insostenibile.

Il confronto con l’Europa

Il paragone con i costruttori occidentali è quasi brutale. Se i grandi gruppi europei come Stellantis o BMW guadagnano mediamente tra i 2.000 e i 5.000 euro per vettura, molti marchi cinesi lavorano con margini minimi o addirittura in perdita.
Questo squilibrio evidenzia il nodo centrale della questione: la crescita del mercato cinese è stata trainata dai volumi, non dalla redditività. E ora il sistema sta mostrando le prime crepe.

Troppi marchi, troppa capacità produttiva

Un altro problema strutturale riguarda la capacità produttiva. In Cina si producono molte più auto di quante il mercato interno sia realmente in grado di assorbire.
La conseguenza è una pressione costante sui prezzi, che alimenta una spirale al ribasso difficile da interrompere. Secondo Stella Li, se la guerra dei prezzi dovesse continuare, il settore sarà costretto a un drastico ridimensionamento.
Il futuro? “Un campionato con meno squadre”, dove sopravviveranno soltanto i costruttori con le spalle abbastanza larghe da reggere l’urto.

I big resteranno, ma non sono immuni

Tra i marchi destinati a restare protagonisti vengono citati nomi solidi come BYD e MG Motor, già fortemente presenti anche in Europa.
Tuttavia, nemmeno i colossi sono del tutto immuni. Negli ultimi risultati trimestrali, anche BYD ha registrato una revisione dei margini e delle previsioni, segnale che la pressione competitiva colpisce tutti.
Paradossalmente, per i grandi player la scomparsa dei marchi più piccoli potrebbe rappresentare un vantaggio: meno concorrenza, mercato più stabile e maggiore controllo sui prezzi.

Verso una nuova fase dell’industria cinese

Dopo anni di espansione quasi inarrestabile, l’industria automobilistica cinese si prepara dunque al suo primo vero test strutturale. Non più crescita a ogni costo, ma sostenibilità economica nel medio-lungo periodo.
Se le previsioni di Stella Li dovessero rivelarsi corrette, entro cinque anni il panorama automotive cinese potrebbe essere completamente diverso da quello attuale.
E la selezione, questa volta, non sarà tecnologica ma finanziaria.
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