Il mercato auto cinese è cresciuto a ritmi impressionanti
negli ultimi anni, diventando il più grande e aggressivo al mondo. Ma secondo BYD,
questa corsa potrebbe trasformarsi presto in una vera e propria selezione
naturale.
A dirlo è Stella Li, numero due del colosso di Shenzhen, che
non usa mezzi termini: entro il 2030 il settore potrebbe assistere alla
scomparsa di circa 100 marchi sui 130 attualmente presenti sul mercato. Una
previsione che suona come un campanello d’allarme per l’intera industria
automobilistica cinese.
Una guerra di prezzi senza precedenti
Chi segue da vicino il mercato asiatico lo sa bene: negli
ultimi anni le case automobilistiche cinesi hanno combattuto una guerra
commerciale feroce, fatta di sconti aggressivi e listini estremamente bassi.
Il risultato? Volumi altissimi, ma margini ridotti ai minimi
termini. In molti casi, diversi brand operano addirittura in perdita pur di
mantenere quote di mercato.
Per capire la portata del fenomeno basta un esempio: alcuni
SUV elettrici e modelli ribattezzati come “Defender cinese” vengono proposti a
cifre inferiori ai 24.000 euro, prezzi impensabili per veicoli con dimensioni e
dotazioni comparabili in Europa.
Una strategia che funziona nel breve periodo, ma che nel
lungo rischia di diventare insostenibile.
Il confronto con l’Europa
Il paragone con i costruttori occidentali è quasi brutale. Se
i grandi gruppi europei come Stellantis o BMW guadagnano
mediamente tra i 2.000 e i 5.000 euro per vettura, molti marchi cinesi lavorano
con margini minimi o addirittura in perdita.
Questo squilibrio evidenzia il nodo centrale della
questione: la crescita del mercato cinese è stata trainata dai volumi, non
dalla redditività. E ora il sistema sta mostrando le prime crepe.
Troppi marchi, troppa capacità produttiva
Un altro problema strutturale riguarda la capacità
produttiva. In Cina si producono molte più auto di quante il mercato interno
sia realmente in grado di assorbire.
La conseguenza è una pressione costante sui prezzi, che
alimenta una spirale al ribasso difficile da interrompere. Secondo Stella Li,
se la guerra dei prezzi dovesse continuare, il settore sarà costretto a un
drastico ridimensionamento.
Il futuro? “Un campionato con meno squadre”, dove
sopravviveranno soltanto i costruttori con le spalle abbastanza larghe da
reggere l’urto.
I big resteranno, ma non sono immuni
Tra i marchi destinati a restare protagonisti vengono citati
nomi solidi come BYD e MG Motor, già fortemente presenti anche in
Europa.
Tuttavia, nemmeno i colossi sono del tutto immuni. Negli
ultimi risultati trimestrali, anche BYD ha registrato una revisione dei margini
e delle previsioni, segnale che la pressione competitiva colpisce tutti.
Paradossalmente, per i grandi player la scomparsa dei marchi
più piccoli potrebbe rappresentare un vantaggio: meno concorrenza, mercato più
stabile e maggiore controllo sui prezzi.
Verso una nuova fase dell’industria cinese
Dopo anni di espansione quasi inarrestabile, l’industria
automobilistica cinese si prepara dunque al suo primo vero test strutturale.
Non più crescita a ogni costo, ma sostenibilità economica nel medio-lungo
periodo.
Se le previsioni di Stella Li dovessero rivelarsi corrette,
entro cinque anni il panorama automotive cinese potrebbe essere completamente
diverso da quello attuale.
E la selezione, questa volta, non sarà tecnologica ma
finanziaria.