I colossi cinesi (e non solo) si contendono lo stabilimento COMPAS di Aguascalientes. L'obiettivo? Bypassare la burocrazia e assicurarsi un hub strategico alle porte degli USA, mentre incombe la scure dei dazi.
Mentre l'industria automobilistica occidentale ridisegna le proprie mappe produttive, in Messico si sta consumando una delle battaglie industriali più interessanti dell'anno. Al centro della contesa c'è il COMPAS (Cooperation Manufacturing Plant Aguascalientes), l'avveniristico impianto nato dalla joint-venture tra Nissan e Mercedes-Benz, destinato a chiudere i battenti nel maggio 2026.
Quello che per l'alleanza franco-tedesca-nipponica è diventato un asset non più strategico, per i costruttori cinesi rappresenta un'occasione d'oro: un sito "chiavi in mano" da 230.000 unità l'anno per penetrare il mercato nordamericano e sudamericano.
Corsa a due (con sorpresa)
Secondo le ultime indiscrezioni, la lista dei nove pretendenti iniziali si è assottigliata drasticamente. In pole position ci sono due giganti del Dragone:
BYD e
Geely. Entrambi vedono nell'acquisizione di una fabbrica già operativa la soluzione perfetta per aggirare le lungaggini burocratiche e i ritardi che hanno finora frenato i loro piani di costruzione di stabilimenti greenfield (da zero) nel Paese.
Ma non è solo una questione tra cinesi. A sorpresa, tra i finalisti è spuntata anche la vietnamita VinFast, che sta cercando disperatamente di consolidare la propria presenza globale nonostante le difficoltà finanziarie e operative. Restano invece sullo sfondo, ma non ancora del tutto fuori dai giochi, altri nomi noti come Chery e Great Wall Motor.
Perché il COMPAS fa gola a tutti
Inaugurato solo nel 2017, lo stabilimento di Aguascalientes non è un vecchio capannone da ristrutturare, ma un hub moderno ed efficiente che fino a oggi ha sfornato modelli premium come l'Infiniti QX50/QX55 e la Mercedes GLB.
Per BYD, in particolare, l'acquisto sarebbe una mossa da scacco matto. Il colosso di Shenzhen ha visto i suoi piani per una nuova fabbrica messicana rallentare a causa di permessi e pressioni politiche. Rilevare il COMPAS significherebbe:
- Tempi azzerati: Niente anni di attesa per la costruzione; le linee sono pronte.
- Forza lavoro qualificata: La chiusura prevista per maggio lascerà a casa circa 3.600 lavoratori esperti, pronti a essere riassorbiti.
- Localizzazione immediata: Fondamentale per servire il mercato messicano (dove le auto cinesi sono passate dallo 0% al 10% di quota in soli 5 anni) e il resto dell'America Latina.
Il nodo geopolitico e l'ombra di Washington
L'operazione non è priva di rischi, e il "convitato di pietra" siede a Washington. Con le tensioni commerciali tra USA e Cina ai massimi livelli e i dazi imposti dall'amministrazione americana, il Messico si trova tra l'incudine e il martello.
Se da un lato il governo messicano ha bisogno di salvaguardare i posti di lavoro di Aguascalientes, dall'altro teme che la vendita a un marchio cinese possa irritare i vicini del Nord, proprio mentre si avvicina la revisione dell'accordo commerciale USMCA prevista per luglio 2026. Gli Stati Uniti vedono infatti il Messico come una possibile "porta di servizio" per l'invasione delle auto elettriche cinesi nel loro mercato, aggirando le tariffe dirette.
Scenari futuri
Se BYD o Geely dovessero spuntarla, si tratterebbe del primo vero hub produttivo di un costruttore cinese di autovetture passeggeri in Nord America (seppur tecnicamente in America Latina), un segnale fortissimo di come gli equilibri globali stiano cambiando.
La decisione finale è attesa nei prossimi mesi. Nel frattempo, Mercedes sposterà la produzione della GLB in Ungheria e Nissan riorganizzerà le proprie attività, lasciando libero il campo a chi avrà il coraggio (e i capitali) per scommettere sul futuro "Made in Mexico" a trazione orientale.