Dazi USA, è guerra tra Trump e BYD: i cinesi non si arrendono

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10 febbraio 2026, 9.57
BYD fa guerra al governo di Trump per i dazi sulle auto cinesi
In una mossa senza precedenti che potrebbe ridisegnare i rapporti commerciali tra Washington e Pechino, il colosso cinese BYD ha deciso di portare il governo degli Stati Uniti davanti alla Corte per il Commercio Internazionale. Attraverso quattro delle sue filiali americane, il primo produttore mondiale di veicoli elettrici ha contestato formalmente la legittimità dei dazi imposti dall'amministrazione Trump a partire da febbraio 2025.

L'offensiva legale di Shenzhen

L'azione legale, depositata presso il tribunale di New York, non mira direttamente, almeno per ora, al mercato delle autovetture private, dove BYD non è ancora presente negli Stati Uniti. Il focus è concentrato su un business consolidato che genera un fatturato stimato tra i 500 milioni e il miliardo di dollari annui: quello degli autobus elettrici e dei sistemi di accumulo energetico.

Il "vizio di forma": la strategia legale contro l'IEEPA

Il fulcro della battaglia legale risiede in una questione di interpretazione semantica e costituzionale. L'amministrazione Trump ha imposto i dazi basandosi sull'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977, una legge che conferisce poteri straordinari al Presidente in contesti di "emergenza nazionale".
I legali di BYD sostengono che tale normativa non autorizzi esplicitamente l'imposizione di tariffe doganali. Secondo la tesi difensiva, poiché il testo dell'IEEPA non contiene il termine "tariffa" o sinonimi equivalenti, gli ordini esecutivi emessi sarebbero da considerarsi nulli. Se la Corte dovesse accogliere questa interpretazione, il governo federale potrebbe essere costretto a:
  • Annullare le ordinanze tariffarie correnti.
  • Rimborsare i dazi già riscossi.
  • Corrispondere interessi e spese legali alle aziende colpite.
"Si tratta di una sfida che colpisce l'architettura stessa della politica commerciale statunitense degli ultimi anni," commentano gli analisti. "Una vittoria di BYD creerebbe un precedente per migliaia di altre aziende."

L'effetto domino: dal Messico al mercato delle auto elettriche

Sebbene la causa riguardi autobus e batterie, le implicazioni per il mercato automobilistico sono profonde. Una sentenza favorevole ridurrebbe drasticamente i costi di importazione della componentistica dalla Cina, rendendo economicamente sostenibile l'ingresso delle auto BYD negli USA tramite i poli produttivi in Messico e Brasile.
Nel 2025, il Messico è diventato il principale mercato estero per BYD con 120.000 unità vendute. Il congelamento del progetto di una fabbrica in territorio messicano, deciso proprio a causa della linea dura di Washington, potrebbe essere revocato qualora i dazi venissero dichiarati illegittimi, permettendo al marchio di entrare negli Stati Uniti con tariffe inferiori al 15%.

Il ruolo della Corte Suprema e le prospettive per il 2026

Il destino della causa di BYD è strettamente legato a un precedente legale: il caso V.O.S. Selections. Un importatore di vini di New York ha già vinto due gradi di giudizio su basi analoghe, e la questione è ora al vaglio della Corte Suprema.
Si attende un verdetto definitivo entro la prima metà del 2026. Fino ad allora, le istanze di BYD e di molte altre aziende rimarranno in una fase di stallo giuridico. Paradossalmente, lo stesso Presidente Trump ha aperto a una possibile soluzione diplomatica, dichiarando di favorire l'ingresso dei produttori cinesi a patto che la produzione avvenga interamente su suolo americano, garantendo posti di lavoro locali.
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