Mentre nove aziende italiane su dieci hanno già
installato punti di ricarica interni, l’alto prezzo d'acquisto dei veicoli e
l’incertezza sulle tariffe energetiche rappresentano i principali ostacoli per
i fleet manager. I dati del nuovo studio DKV Mobility.
La direzione è tracciata, ma il percorso presenta ancora
salite ripide, soprattutto di natura economica. Il mondo delle flotte aziendali
in Italia e in Europa sta vivendo una fase di profonda trasformazione, dove
l’entusiasmo per l’innovazione tecnologica deve fare i conti con la pragmatica
gestione dei bilanci.
Secondo l’ultimo DKV Mobility EMobility Study,
condotto dall’istituto Innofact AG su un campione di oltre 1.700 fleet manager
in otto Paesi europei, oltre la metà delle imprese prevede di incrementare la
quota di veicoli full electric (BEV) nei prossimi due anni. Tuttavia,
dietro i numeri della crescita si nasconde una realtà complessa, fatta di
investimenti infrastrutturali coraggiosi e barriere all'entrata ancora
significative.
Il "modello Italia": la ricarica si fa in azienda
Il dato italiano emerge con forza per un aspetto specifico:
l’autonomia infrastrutturale. Nel nostro Paese, il 90% delle aziende che
hanno già inserito veicoli elettrici o plug-in in flotta dispone di
infrastrutture di ricarica proprie in sede. Non si tratta di un traguardo
statico: il 78% degli intervistati ha già pianificato un ampliamento di
queste reti entro i prossimi due anni, puntando con decisione su colonnine
(53%) e wallbox (33%).
Questa tendenza riflette una necessità strategica: sopperire
alle lacune della rete pubblica e garantire ai dipendenti la certezza del
"pieno" prima di mettersi in viaggio. Se la ricarica sul posto di
lavoro è ormai una realtà consolidata, la sfida si sposta ora sulla gestione
dei costi operativi.
I nodi del cambiamento: prezzi e infrastruttura pubblica
Nonostante la spinta verso la sostenibilità, il passaggio
all'elettrico non è privo di attriti. Per i mobility manager italiani, gli
ostacoli sono chiaramente identificati:
- Costi
di acquisizione: L'80% degli intervistati ritiene che il prezzo
d'acquisto dei veicoli elettrici sia ancora troppo elevato rispetto alle
alternative termiche.
- Energia
e ricarica: Il 74% guarda con preoccupazione alla volatilità dei
prezzi dell'elettricità.
- Rete
pubblica e autonomia: Nonostante i progressi, il 73% segnala una
percezione di autonomia ancora limitata e una copertura geografica delle
colonnine pubbliche giudicata insufficiente.
"L’elettrificazione sta entrando in una fase più
matura", osserva Marco Berardelli, managing director di DKV
Mobility Italia. "L’interesse è concreto, ma la velocità della transizione
dipenderà dalla capacità di rendere il cambiamento sostenibile nel tempo.
Costi, disponibilità energetica e infrastrutture devono evolvere con
continuità".
Gestire la flotta tra sostenibilità e bilancio
Per chi guida un'auto aziendale, il futuro sarà un mix
tecnologico ancora per qualche tempo. Sebbene BEV e plug-in guadagnino terreno,
diesel e benzina mantengono un peso specifico nel mix europeo, con i Paesi
Bassi a fare da capofila dell'elettrico e l'Europa dell'Est che procede con
maggiore gradualità.
In Italia, la pressione sui costi e i requisiti di
sostenibilità (entrambi segnalati come criticità dal 79% dei manager) viaggiano
di pari passo. Per far fronte a questa complessità, le aziende si affidano
sempre di più a strumenti di gestione digitale: il 70% utilizza carte
carburante e, tra chi possiede veicoli elettrificati, il 43% ha già adottato
carte di ricarica dedicate.
Uno sguardo al futuro
La trasformazione delle flotte non è solo una questione di
motorizzazioni, ma un compito strategico che ridefinisce il concetto stesso di
mobilità aziendale. Se da un lato l'orientamento all'efficienza e alla
responsabilità ambientale è ormai irreversibile, dall'altro la
"scossa" definitiva al mercato arriverà solo quando il total cost
of ownership (il costo totale di possesso) dell'elettrico sarà realmente
competitivo con quello dei motori tradizionali.
Per il dipendente che oggi sceglie la sua prossima auto
aziendale, il messaggio è chiaro: l'infrastruttura in ufficio c'è, la volontà
politica anche, ma la sfida economica resta il vero ago della bilancia per la
mobilità di domani.