Addio "spaccavetro": i furti d'auto diventano invisibili e iper-tecnologici. Ecco come agiscono i nuovi ladri 2.0

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11 febbraio 2026, 10.25
Un ladro incappucciato utilizza un dispositivo elettronico e un tablet per hackerare e aprire a distanza un'auto di lusso in un parcheggio sotterraneo, senza effrazione visibile, mentre il proprietario si allontana ignaro sullo sfondo.
Dimenticate il piede di porco o il finestrino in frantumi. Oggi le auto spariscono in silenzio, senza segni di scasso e in pochi secondi, grazie a dispositivi elettronici avanzati che ingannano i sistemi di bordo.
L'immagine cinematografica del ladro che forza la serratura con un grimaldello o rompe il vetro per avviare il motore collegando i fili è ormai un reperto archeologico. Il furto d'auto ha subito una mutazione genetica, trasformandosi in un reato "white collar" dove la forza bruta è sostituita da sofisticate competenze informatiche ed elettroniche.
A tracciare l'identikit del moderno ladro d'auto è LoJack, azienda leader globale nel recupero dei veicoli rubati con oltre quarant'anni di esperienza. L'analisi è chiara: ci troviamo di fronte a una criminalità organizzata che agisce con pianificazione meticolosa e strumenti degni di un hacker. "I furti attuali sono rapidi, silenziosi e molto pianificati", spiega José Ignacio Rubio, direttore generale di LoJack Iberia, sottolineando come questa evoluzione renda sempre più complessa sia la scoperta del reato da parte del proprietario, sia il successivo recupero del mezzo.

Le tre tecniche hi-tech più diffuse

Secondo il report, i metodi "puliti" — quelli che non lasciano tracce fisiche — sono ormai la norma. Ecco le principali strategie utilizzate dalle bande specializzate:
1. Il Jammer: l'auto che non si chiude mai Una delle tecniche più insidiose è l'uso degli inibitori di segnale (jammer). Lo scenario è tipico di parcheggi, centri commerciali o aree turistiche: il conducente scende, preme il pulsante del telecomando per chiudere l'auto e si allontana convinto di averla messa in sicurezza. In realtà, il jammer ha bloccato la comunicazione tra la chiave e la vettura. L'auto rimane aperta e i ladri possono accedervi liberamente minuti o ore dopo, senza forzare nulla.
2. La clonazione "al volo" della chiave Ancora più rapida è la duplicazione elettronica. Utilizzando dispositivi capaci di intercettare e amplificare il segnale delle moderne chiavi keyless, i criminali riescono a generare una "copia digitale" in pochi secondi, spesso senza nemmeno avvicinarsi fisicamente al proprietario. Questo dimostra la vulnerabilità dei sistemi di chiusura standard di fronte all'elettronica offensiva.
3. L'attacco via porta OBD: il cervello dell'auto sotto scacco Una volta all'interno dell'abitacolo (spesso accessibile senza effrazione grazie alle tecniche precedenti), i ladri sfruttano la porta OBD (On-Board Diagnostics) — la presa utilizzata dai meccanici per la diagnosi elettronica. Collegando un device specifico, possono riprogrammare nuove chiavi vergini, disattivare l'immobilizer e neutralizzare l'antifurto di serie. È una "backdoor" digitale che consegna il controllo totale del veicolo al malvivente.

Il furto invisibile e il fattore tempo

Il vero vantaggio di queste tecniche per i criminali è l'assenza di danni visibili. Vetri intatti e serrature perfette fanno sì che il proprietario non si accorga del furto fino a quando non torna nel luogo del parcheggio, spesso diverse ore dopo. Questo ritardo nella denuncia è fatale: le prime ore dopo la sottrazione sono decisive per il ritrovamento. Inoltre, i ladri moderni non improvvisano: studiano le routine delle vittime, gli orari e i luoghi di sosta prolungata, colpendo sia privati che flotte aziendali con precisione chirurgica.

La risposta: tecnologia contro tecnologia

Di fronte a un nemico così evoluto, la semplice prevenzione o l'antifurto meccanico non bastano più. La battaglia si sposta sul piano tecnologico: la chiave per il recupero risiede nella rapidità di rilevamento.
Sistemi basati su radiofrequenze VHF, come quelli sviluppati da LoJack, si sono rivelati cruciali perché in grado di trasmettere la posizione del veicolo anche in luoghi schermati (container, garage sotterranei) e, soprattutto, resistenti ai tentativi di disturbo del segnale GPS. In questo scenario di professionalizzazione del crimine, conclude l'analisi, l'unica difesa efficace è un mix di consapevolezza da parte dell'automobilista e l'adozione di sistemi di tracciamento che lavorino in stretta sinergia con le forze dell'ordine.
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