Dimenticate il piede di porco o il finestrino in
frantumi. Oggi le auto spariscono in silenzio, senza segni di scasso e in pochi
secondi, grazie a dispositivi elettronici avanzati che ingannano i sistemi di
bordo.
L'immagine cinematografica del ladro che forza la serratura
con un grimaldello o rompe il vetro per avviare il motore collegando i fili è
ormai un reperto archeologico. Il furto d'auto ha subito una mutazione
genetica, trasformandosi in un reato "white collar" dove la forza
bruta è sostituita da sofisticate competenze informatiche ed elettroniche.
A tracciare l'identikit del moderno ladro d'auto è LoJack,
azienda leader globale nel recupero dei veicoli rubati con oltre quarant'anni
di esperienza. L'analisi è chiara: ci troviamo di fronte a una criminalità
organizzata che agisce con pianificazione meticolosa e strumenti degni di un
hacker. "I furti attuali sono rapidi, silenziosi e molto
pianificati", spiega José Ignacio Rubio, direttore generale di LoJack
Iberia, sottolineando come questa evoluzione renda sempre più complessa sia la
scoperta del reato da parte del proprietario, sia il successivo recupero del
mezzo.
Le tre tecniche hi-tech più diffuse
Secondo il report, i metodi "puliti" — quelli che
non lasciano tracce fisiche — sono ormai la norma. Ecco le principali strategie
utilizzate dalle bande specializzate:
1. Il Jammer: l'auto che non si chiude mai Una delle
tecniche più insidiose è l'uso degli inibitori di segnale (jammer). Lo scenario
è tipico di parcheggi, centri commerciali o aree turistiche: il conducente
scende, preme il pulsante del telecomando per chiudere l'auto e si allontana
convinto di averla messa in sicurezza. In realtà, il jammer ha bloccato la
comunicazione tra la chiave e la vettura. L'auto rimane aperta e i ladri
possono accedervi liberamente minuti o ore dopo, senza forzare nulla.
2. La clonazione "al volo" della chiave
Ancora più rapida è la duplicazione elettronica. Utilizzando dispositivi capaci
di intercettare e amplificare il segnale delle moderne chiavi keyless, i
criminali riescono a generare una "copia digitale" in pochi secondi,
spesso senza nemmeno avvicinarsi fisicamente al proprietario. Questo dimostra
la vulnerabilità dei sistemi di chiusura standard di fronte all'elettronica
offensiva.
3. L'attacco via porta OBD: il cervello dell'auto sotto
scacco Una volta all'interno dell'abitacolo (spesso accessibile senza
effrazione grazie alle tecniche precedenti), i ladri sfruttano la porta OBD
(On-Board Diagnostics) — la presa utilizzata dai meccanici per la diagnosi
elettronica. Collegando un device specifico, possono riprogrammare nuove chiavi
vergini, disattivare l'immobilizer e neutralizzare l'antifurto di serie. È una
"backdoor" digitale che consegna il controllo totale del veicolo al
malvivente.
Il furto invisibile e il fattore tempo
Il vero vantaggio di queste tecniche per i criminali è
l'assenza di danni visibili. Vetri intatti e serrature perfette fanno sì che il
proprietario non si accorga del furto fino a quando non torna nel luogo del
parcheggio, spesso diverse ore dopo. Questo ritardo nella denuncia è fatale: le
prime ore dopo la sottrazione sono decisive per il ritrovamento. Inoltre, i
ladri moderni non improvvisano: studiano le routine delle vittime, gli orari e
i luoghi di sosta prolungata, colpendo sia privati che flotte aziendali con
precisione chirurgica.
La risposta: tecnologia contro tecnologia
Di fronte a un nemico così evoluto, la semplice prevenzione
o l'antifurto meccanico non bastano più. La battaglia si sposta sul piano
tecnologico: la chiave per il recupero risiede nella rapidità di rilevamento.
Sistemi basati su radiofrequenze VHF, come quelli sviluppati
da LoJack, si sono rivelati cruciali perché in grado di trasmettere la
posizione del veicolo anche in luoghi schermati (container, garage sotterranei)
e, soprattutto, resistenti ai tentativi di disturbo del segnale GPS. In questo
scenario di professionalizzazione del crimine, conclude l'analisi, l'unica
difesa efficace è un mix di consapevolezza da parte dell'automobilista e
l'adozione di sistemi di tracciamento che lavorino in stretta sinergia con le
forze dell'ordine.